Panoramica Petelia gia Strongoli
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Chiesa Santa Maria delle Grazie: La Fondazione

estratto da www.calabriainvacanza.it  

La fondazione della Chiesa di Santa Maria delle Grazie si fa risalire al 1500.
Sia la Chiesa che il convento ad esso adiacente furono eretti dai Frati Minori Conventuali che lasciarono la loro sede di Santa Maria Vecchia in località Pianette nel 1496.
La Chiesa inizialmente fu dedicata a San Francesco, ma già dopo poco meno di 70 anni dalla sua fondazione assunse nuova e diversa dedicazione col titolo di Santa Maria delle Grazie, titolo con il quale è tuttora conosciuta.
Architettonicamente si presenta con facciata a spioventi e torre campionaria, mentre sul lato sinistro è ubicato il Convento con il chiostro interno.
L'interno della chiesa è a navata unica ed ha volta a botte con grandi cornici a muro in stucco, destinati a ricevere grandi tele o affreschi. Sui lati vi sono otto altari inscritti in arconi ciechi previsti per essere sfondati ed ampliati con cappelle. Il pavimento è di maiolica seicentesca.
Di notevole valore i quadri, dipinti su tela ad olio, del secolo XVI-XVII di autori ignoti e la statua di marmo della Madonna con Bambino.
Il quadro più antico e di gran valore, è quello che sovrasta l'altare maggiore, della "Madonna delle Grazie", raffigurante la Vergine Madre con in braccio il Cristo Bambino con accanto un monaco barbuto e Angeli attorno. È un dipinto su legno del XV secolo di autore ignoto, probabilmente della "Scuola d'arte rinomata della Puglia e della Sicilia". Alla base del quadro è posta una fascia d'argento, a ricordo dell'incoronazione della Vergine a Regina e Patrona di Strongoli.
Alla Madonna delle grazie sono dedicati ogni anno festeggiamenti solenni nel mese d'agosto. Le celebrazioni religiose iniziano il primo agosto con la "quindicina", annunciata all'alba con alcuni botti. Durante i quindici giorni si medita, nella Chiesa dedicata alla Vergine, sui misteri del Santo Rosario che fa rivivere le gioie, i dolori e la gloria della vita di Cristo e di Maria.
Il tredici del mese iniziano i festeggiamenti civili: la gente si riversa tutta in piazza per ascoltare le musiche proposte dai vari cantanti e, in ogni angolo di strada, si possono scorgere bancarelle di dolci e giocattoli per bambini.
La festa culmina giorno quindici. Al mattino la statua della Madonna viene portata in processione per le vie del paese, nel pomeriggio si celebra la Santa Messa e la giornata si conclude con una festa di piazza e con i fuochi d'artificio. In passato l'ultimo botto dei fuochi era detto "il botto dei debiti", poichè il quindici agosto rappresentava anche la scadenza dei debiti.

 


La leggenda della Madonna delle Grazie
estratto da :
www.calabriainvacanza.it  


Secondo alcuni anziani, l'attuale quadro della Madonna delle Grazie era custodito nella ormai scomparsa Chiesa di S.Maria Vecchia (Santa Mara Vecchia) a Strongoli, i cui resti, insieme a quelli del Convento Francescano, si trovavano fino a pochi anni fa in località Pianette.
Quando il Convento e la Chiesa furono dichiarati inagibili, il prezioso dipinto della Madonna, fu spostato nella Chiesa del Vescovado. La mattina successiva al giorno del trasporto, il quadro non fu ritrovato più dove era stato riposto, ma sull'altura dove oggi è ubicata la chiesa di Santa Maria delle Grazie. Il quadro fu nuovamente riportato nel Duomo, ma per altre due volte, tra la meraviglia e e lo spavento dei fedeli, fu rinvenuto sulla collinetta. La terza volta l'immagine fu trovata al centro dell'altura, circondata da un perfetto e misterioso cerchio disegnato sul terreno.
Gli abitanti attribuiscono quel segno circolare alla mano divina e, nelle fughe notturne della Madonna, lessero una precisa richiesta: costruire una Chiesa in quel luogo. Presto fondarono, dunque, un Santuario in cui custodire il quadro miracoloso che da allora non si spostò più dalla prescelta dimora.
Anticamente, durante i lunghi periodi di siccità, i contadini trasportavano la Madonna nella Chiesa del Vescovado e la tenevano qui fino a quando, per intercessione presso Dio, non si compiva il miracolo della pioggia.



Estratto da Alto Crotonese : Dr.ssa ANNA RUSSANO Cotrone
Santa Maria delle Grazie (1)


Chiesa e convento vengono eretti dai Minori Conventuali che lasciano la loro sede di 'Santa Mara Vecchia' a Pianette, nel 1496 ancora attiva con regolare riscossione delle prebende insieme alle chiese di San Leone, S. Salvatore"... et Sanctae Mariae Gratie de Planetis" (Reg. Vat. 13334, 17 maggio 1496).
Poche le date documentate da lapidi in questa chiesa e di queste una che poteva essere la più importante è consunta per essere stata utilizzata come mensola, ha pertanto un testo mutilo. Si trova nella sacrestia ed è stata murata da poco sulla parete sud.
È ancora leggibile una tiara papale con le chiavi di Pietro, segno di un privilegio pontificio. Più in basso: "D.O.M. 1494 FUIT I\NOVATUM UT IN...T..."
A sinistra vi è l'emblema dei Conventuali, ai lati, sotto la corona. vi sono due uccelli in grigio chiaro con ali nere a fascia verde.
In basso si legge in parte l'iscrizione consumata:
"DIVO IOH..."
Il tutto è in scagliola di marmo colorata di fattura sei-settecentesca simile al pali otto dell'altare dei Crisopulli (IV a destra).
In mancanza di altri referenti documentari non sappiamo che senso dare all'iscrizione. Dall'evidente discrepanza fra la data indicata e il tipo di manufatto è ipotizzabile che si tratti di una lapide a memoria di qualche avvenimento importante dell'anno citato o ad una traslazione da una chiesa soppressa. Forse anche il ricordo di un antico privilegio papale concesso alla chiesa che stava per sorgere o appena edificata; il che non sposterebbe di molto la data indicata per la fondazione.
La facciata è a spioventi con torre campanaria accorpata a sinistra. A destra un tentativo di una navata laterale è rimasto tale per la presenza del prospetto e di locali bassi dati in affitto come magazzini fino ai nostri giorni. Su questo lato la parte superiore mostra due tipi di contrafforti di diversa lunghezza, quelli più corti reggono i tiranti di ferro interni, per la tenuta dei muri delle fiancate.
La facciata è spartita in ordini regolari secondo il gusto neoclassico tardo e come dice una iscrizione (gentilmente
segnalatami dai mastri muratori che attualmente provvedono ai restauri): Fatto il Prospetto del Capo - Maestro Gaetano Trombetta - L'anno 1872. E’graffita sulla volta e vi si accede dal campanile, non è visibile dalla chiesa.
In una nicchia sul portale vi è una Madonna con Bambino in marmo molto rovinata.
L'attiguo convento è di forme spoglie, ha un chiostro interno ed è irriconoscibile per i lavori di ristrutturazione operati in più tempi con criteri di utilizzo pratico e non di tipo conservativo sulla base di studi preliminari e sistematici. Attualmente è sede della caserma dei Carabinieri.
La parte retrostante dà accesso alle celle dei monaci e ad altri locali abbastanza ampi di cui uno forse era il refettorio. Fino al 1994 questa parte è stata utilizzata come carcere mandamentale con sede per il guardiano. Già nel 1832 quest'uso risulta documentato: il 21 dicembre di quell'anno infatti Domenico Minardi è in prigio­ne per debiti e vende una casa "alla volta di Spolitrino" a Vincenzo Tesoriere; l'atto viene redatto dal notaio Nicola Pelaggi ".. .nel monastero di Santa Maria e propriamente nella stanza delle prigioni circondariali abitata dal custode Gaetano Vaccaro ... addetto alle Prigioni".
11 retro della chiesa è a muro dritto con spioventi a tegole e finestrone cieco in alto. Questa parte che sovrasta il presbiterio è più elevata tanto da consentire all'interno una finta cupola un po' schiacciata. Sul fianco destro la lunga sequenza dei magazzini bassi a finestre quadrate con grate di ferro antico evidenzia una certa mancanza di equilibrio delle masse architettoniche.
La tecnica di costruzione è a muro pieno e portante di pietra locale alternata a strati semplici di frammenti di cotto. Sono evidenti in più punti grossi blocchi di mattoni di cotto forte e di colore rosso misto a sabbia granitica molto simili come impasto a quelli utilizzati per le colonne della cripta della Cattedrale di Umbriatico. L'ipotesi che si tratti di materiale di scavo non è da scartare dei tutto, dal momento che esso è presente in tutte le costruzioni antiche di Strongoli specialmente nel basamento, senza dimenticare tutti gli spezzoni di colonne peteline sparsi nel centro storico liberi o murati agli angoli delle abitazioni.
L'interno a navata unica, ha volta a botte con grandi cornici a muro in stucco, destinati a ricevere grandi tele o affreschi mai eseguiti.
Sui lati vi sono otto altari in scritti in arconi ciechi, anche questi previsti per essere sfondati e ampliati con cappelle laterali qualora queste fossero state richieste e fondate da famiglie facoltose per il juspatronato. I due altari più piccoli sono sotto i due pulpi­ti in muratura. La navata riceve luce dai finestroni in alto ad ampio sguancio, sagomati in forme seicentesche e potenziati all'interno da 'unghie'.
11 coro è semplice, poggia su due colonne ed ha comunicazione con il secondo ordine del campanile oltre che con l'attiguo convento. Oggi vi si accede da una scala a chiocciola in ferro dall'interno della chiesa.
Il pavimento è di maiolica seicentesca, consunta in più parti in corrispondenza del maggior calpestio. Oggi non sarebbe un problema fame riprodurre parti in fac-simile da ditte specializzate in restauro.
Le decorazioni in stucco bianco danno risalto alla navata, ai finestroni, agli altari e all'emblema dei Conventuali sull'arco prin­cipale con ricco gioco di volute e fiorami.
Lesene terminanti in foglia d'acanto e volute ioniche scandi­scono gli spazi della navata in moduli regolari. Modanature dritte e a più squadri segnano il limite fra le pareti e l'innesto della volta.

Altari e arredi
A destra l'acquasantiera a conca di marmo grigiastro ha il frontale di tarsia semplice, alla cui base si può leggere: "ANTONIUS CARVELLO PROCUR.r A.D. 1767."
In successione, sul primo altare vi è un dipinto raffigurante la Madonna Del Carmine con Santa Chiara, angeli e monaci del set­tecento tardo, restaurato nel 1996 da Caterina Bagnato a cura del comitato laico per la tutela e la valorizzazione di Santa Maria delle Grazie. Il dipinto era ridotto allo stato di cretto con pesanti incol­laggi sul retro. In fase di restauro sono state individuate frammen­ti di tre strati di pittura sovrapposti.
Fra il primo e il secondo altare in cornice semplice a muro, vi è un San Giorgio dipinto su tela che, visto da vicino, rivela un pittore di bella mano, specie nella parte superiore e nei tratti del viso. Lo stile sembra indicare un primo ottocento.
Il secondo altare dedicato a Sant'Antonio da Padova ha un dipinto del santo di buona fattura e di tratti delicati; benché conservi modi del tardo settecento indica una datazione vicina a quella del San Giorgio.
In una teca a vetri fa bella mostra di sé una scultura lignea stuccata e dipinta con rifiniture a foglia di oro zecchino raffigurante Santa Filomena. È opera d'intaglio molto fine ascrivibile al settecento, forse proveniente da bottega napoletana. In basso ai piedi della santa ci sono gli angiolini con i simboli del martirio: l'ancora e la spada.
La stessa santa è raffigurata sul terzo altare in un dipinto su tela di piccole dimensioni, erratico e non corrispondente alle misu­re della cornice a muro. È possibile che venga da altra chiesa distrutta o da una cappella di campagna in abbandono. La datazione possibile indica la metà del settecento mentre il paesaggio di colline olivetate sul fondo sembra indicare una fattura locale o una precisa esigenza del committente. Il paliotto d'altare è in tarsia di scagliola di marmo e raffigura lo stemma dei Crisopulli: tre oche (dal significato greco: krisos = oro e pullus = oca).
Questa famiglia deve essere stata importante per opere di
restauri o di abbellimento della chiesa poiché oltre all'altare vi è il nome inciso sul pavimento, ai piedi della balaustra, su una lastra di marmo con stemma e corona, non più antica questa della seconda metà dell'ottocento.
Sul quarto altare, un dipinto su tela molto rovinato raffigura San Francesco d'Assisi con un angelo che suona il violino. Di difficile datazione, per la sua scarsa leggibilità, risale quasi certamente alla metà del settecento. È comunque una iconografia insolita nella rappresentazione delle storie di San Francesco.
Il 15 marzo 1582 risulta un privilegio dalla Santa Sede come altare dedicato all'Annunziata: il dipinto era in origine una Annunciazione? Una indagine spettrografica potrebbe chiarire il mistero (Reg. Vat. 23369).
Il presbiterio ha stalli di legno semplici, è diviso dalla navata da una balaustra e da due gradini (segno che non è chiesa cattedrale) ed è illuminato da due grandi finestroni in alto. Al di sopra vi è una falsa cupola leggermente ovata e ribassata.
L'altare maggiore è a tarsia semplice di marmi colorati a profili bianchi ed ha un fastigio a colonne in mura tura dipinta a finto marmo e abbellito da stucchi a volute e a cartigli.
Vi è incastonato il dipinto su tavola raffigurante la Madonna delle Grazie con Bambino e un santo monaco. L'opera è stata probabilmente portata dai frati dopo l'edificazione della chiesa. È comunque il dipinto più antico esistente a Strongoli e può essere datato nei primi decenni del cinquecento. Secondo il parere di Alfonso Frangipane proviene forse dalle Marche. Ha, con molta evidenza, subito molti interventi tutti non pertinenti e non scientifici.
È oggetto di particolare devozione ed ha una decorazione sovrapposta in lamina d'argento datata 1886, oltre a numerosi ex voto d'oro e d'argento (corona, orecchini, collane, ecc...).
Ha festeggiamenti solenni dal 13 al 15 agosto. Quest'ultima data è molto importante per l'economia di Strongoli, poiché nei contratti registrati dai notai, la scadenza della maggior parte dei debiti è fissata proprio il 15 agosto. Alla fine dei fuochi artificiali che chiudono a mezzanotte la festa della Madonna, l'ultimo botto viene chiamato "quello dei debiti". Per quanto possa far sorridere, non si tratta né di una battuta né di una invenzione: l'espressione ha fondamenti storici e corrisponde ad una precisa abitudine dei cittadini nella stipulazione dei contratti (Minardi 1751-56).
Sul lato sinistro della chiesa il quinto altare ha un dipinto su tela raffigurante la Madonna Assunta con angeli, santi monaci ed un personaggio in uniforme, forse il committente dell'opera. È opera molto rovinata e con probabili ridipinture ottocentesche.
L'altare era stato dichiarato privilegiato il 19 aprile 1584 (Reg. Vat. 23640} "Altare Assuntionis B.M.c. quod non est maius in ecclesia domus S. Mariae Gratiarum Strongulen civ. O. Min. Conv. fit privilegiatum in perpetuum" Apud S. Petrum.
Sotto il pulpito vi è altro altare più piccolo con un dipinto raffigurante Sant'Antonio abate di mano inesperta.
Nella teca a vetri la Madonna Addolorata 'a pupa' ha le parti a vista in scultura lignea stuccate e dipinte di buon intaglio; il resto è costruito come un manichino per consentire la vestizione. Ha infatti il vestito e il manto nero di seta ricamata in argento. Pure di lamina d'argento sono la corona lavorata 'a jour' e la spada infissa nel petto. I capelli lunghi e sciolti sulle spalle sono montati a mo' di parrucca.
Il terzo altare sinistro ha una tela raffigurante Cristo in croce con Sant'Antonio e un santo vescovo ai lati. Di mediocre fattura e qualità pittorica ha forse subito più di una ridipintura fra la fine del settecento e gli inizi dell'ottocento; e questa sorte sembra comune a quasi tutte le opere presenti in questa chiesa; peccato che non si sia trattato di interventi specialistici.
Il busto dell' Ecce Homo nella teca a vetri è in cartapesta stuccata e dipinta, il mantello è una tela intrisa di colore rosso e annodata sul petto. Viene portato in processione il Venerdì Santo insieme all'Addolorata e al Cristo morto. Come tipologia si lega alle raffigurazioni spagnolesche con forti accentuazioni drammatiche nei lineamenti del volto e nelle ferite.

Il Cristo nella bara è custodito in teca a muro con protezione di vetro, è anch'esso di cartapesta stuccata e dipinta ma è più vicino al gusto moderno nella resa anatomica e nella delicatezza dei tratti del volto.
Al di sopra della teca vi è una Santa Chiara che caccia i Turchi mostrando loro l'ostensorio, simbolo delle Clarisse. È un dipinto su tela molto rovinato in cornice a muro. Qua e là si indovina qualche pennellata di mano esperta, ma lo stato di conservazione è tale da non consentire una lettura stilistica. Non abbiamo dati sufficienti per affermare che l'iconografia adottata possa far riferimento agli anni intorno al 1571, data della battaglia di Lepanto con la quale Turchi e Saraceni furono sconfitti da una flot­ta di coalizione europea; sappiamo però che nel 1594 il vescovo Claudio Vico rinforzava la torre del vescovado per l'assalto dei Turchi "ut hoc anno occidit" (Rel.ad limina).
L'ultimo altare ha un bel dipinto raffigurante la Madonna del Rosario con angeli e santi. A sinistra un Angiolino reca il cartiglio con la scritta: "S. NICOLAUS MARTYR, UNUS DE SEPTEM CITERIORE CALABRIAE", a destra un santo monaco tiene in mano una staffa con catena".
La Madonna è dipinta con una certa grazia e maestria; bello anche il contrasto fra il volto ed il fondo luminescente in giallo­arancio cupo. I colori giocano su armonie cromati che nonostante cadute di pigmento in basso e l'inscurimento generale dell'opera. Lo stile è vicino a modi settecenteschi, benché non si possano escludere interventi più tardi.

(1) ANNA RUSSANO Cotrone (Dicembre 1946) è titolare di Storia dell' arte all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Si è formata a Firenze alla scuola di Roberto Salvini e di Mina Gregori. Ha collaborato con Maria Fossi Todorow alla prima sperimentazione didattica museale della Galleria degli Uffizi. Esperta in catalogazione di beni culturali, ha studiato il patrimonio artistico del Crotonese e di Taverna con pubblicazioni in rivista, in volume ed in video. Cura mostre e cataloghi di artisti contemporanei. Ama di eguale amore la didattica e la ricerca d'archivio.

N.B. Le immagini sono state tolte dall'articolo, per poterle inserire tutte insieme in PhotoGallery