Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       




  PAPA SAN ANTERO
  Papa San Antero

PREMESSA

Mi è capitato di leggere, nello scorso autunno, su di una rivista letteraria regionale, le brevi notizie sulla vita di S. Antero, scritte da un valente cultore di storia nostrana col nobile intento di contribuire a divulgare l'apporto della Calabria alla civiltà: era così fresco in me il ricordo della visita fatta, con un gruppo di amici nel marzo del 1974, a Napoli, Basilica di S. Maria della Sanità, nell'omonimo rione, e della indimenticabile cerimonia svoltasi nell'Oratorio che fa da anticamera alle Catacombe di S. Gaudioso, al piano interrato della Basilica, là dove fa mostra un magnifico altare di artistica fattura, ai piedi del quale, in apposita custodia è la teca di bronzo, che ho avuto il privilegio di tenere in mano, contenente le reliquie di S. Antero, che non poca fu la mia meraviglia nel trovare appuntato, non tanto la natività policastrese del Santo, quanto la pretesa collocazione di predette reliquie in S. Pietro in Capite (rectius: S. Silvestre in Capite de Urbe),

Da qui la considerazione che troppo spesso la verità vien falsata, e si continua a seminare nell'equivoco, anche da autorevoli autori, molte volte per ingiustificabile leggerezza, perché si preferisce ricalcare le orme di quanti, si ritiene, spiegano autorità intoccabile, piuttosto che attardarsi nella ricerca: accade, così, ed è il caso nostro, che l'errore viene rimarcato, e vanificato, oltretutto, l'intento nobile che ci si era prefisso.

Da qui il proposito di scrivere le pagine che seguono, frutto di appassionata ricerca eseguita in varie parti d'Italia, là dove la consultazione di testi non è difficile quanto da noi ed ove tanto spesso si ha possibilità di diradare quella nebbia che non poco ci circonda.

E ' un lavoretto modesto, anche perché modeste sono le fonti, e che consegno a Strangoli, il mio paese, che di S. Antero si è sempre detta patria, e, naturalmente, a quella rappresentanza del popolo strongolese, verso la quale più volte, nel corso delle ricerche, il mio pensiero si è rivolto, e che il 19 marzo 1974 dinanzi alle reliquie del Santo si è potuta per la prima volta in preghiera e meditazione raccogliere, riportando della visita un ricordo esaltante, che, sono certo, si rinnoverà ogni qualvolta queste pagine saranno sfogliate.

Strongoli, 21 agosto 1976

Salvatore Gallo









San Antero Papa



All'accorto visitatore della cripta dei Papi della necropoli di S. Callisto in Roma non può sfuggire l'iscrizione, contenuta in un marmo murato (che, già ridotto in minuti frammenti, G. Battista De Rossi, archeologo ed epigrafista del secolo scorso, ricompose) che, tradotta in lingua, ammonisce:

« Sappi che qui riposa riunita insieme una turba di Santi; i sepolcri venerandi ne custodiscono i corpi, mentre il Regno dei Cieli ne rapì le anime elette. Qui sono i vittoriosi compagni di Sisto; qui la schiera dei martiri che custodisce gli altari di Cristo; qui il Vescovo che visse nella lunga pace; qui i Santi confessori venuti dalla Grecia; qui giovani, fanciulli, e vecchi, con i loro casti discendenti che vollero conservare il virgineo candore. Qui anche io, Damaso, lo confesso, avrei voluto avere il sepolcro, ma ebbi timore di disturbare le ceneri dei Santi ».

Incisa da Furio Dionisio Filòcalo, ne dettò la iscrizione negli anni del suo pontificato (336-384) San Damaso in onore dei Martiri che ebbero sepoltura in quelle catacombe « tempore quo gladio secuit pia viscera matris », nel tempo in cui la spada colpì il pio seno della madre Chiesa, come è ripetuto in altra lastra, la cui iscrizione, dettata anche essa da S. Damaso in onore di Sisto II (pur esso Papa e martirizzato nel Cimitero di S. Callisto il 6 agosto del 258 durante le persecuzioni di Valeriane)), è riportata come l'altra in raccolte del VII sec., e che rinvenne, pur essa in frammenti, il benemerito De Rossi nel corso delle esplorazioni effettuate a seguito dell'incarico ricevuto dall'allora Pontefice Pio IX.

In numero di nove i Papi depositi nella cripta che da essi prende nome, e fra essi, nel sopratterra, bene in vista lo conferma al visitatore la spezzata lastra marmorea ritrovata colà dal ripetuto De Rossi, e con iscrizione in greco:

ANTERw C E pI

Non sono pochi coloro che, frettolosamente, e forse anche perché un tantino influenzati dal nome tipicamente greco, attribuiscono a S. Antere nazionalità greca vera e propria e la credenza, in realtà, sembra avvalorata dal versetto di papa Sisto quando menziona i « Santi confessori venuti dalla Grecia », oltre che confermata dalla iscrizione greca dell'epigrafe: cosicché opere serie sulle vite dei Pontefici, non escluso l'antico ed autorevole LIBER PONTIFICALIS, accennando ad Antere, si esprimono: S. Anterus n. G. (Nazione Greco) ex patre Romulo.

Non vi è dubbio che la storia si fonda su verità documentate, e non su cervellotiche supposizioni, ma è altrettanto vero che, quando scarsi e frammentari sono i documenti, o addirittura questi difettano, oppure [1] si prestano a svariate interpretazioni, non ci si può limitare a segnare il vuoto; ne possono essere disattese, solo per principio, le opinioni altrove espresse, quando, sottoposte a riscontro obiettivo, ci si avvede che non contrastano con verità nondimeno fondate e quindi altrettanto ac­cettabili: Padre Giovanni da Fiore, dopo avere, in quel poderoso studio in due volumi avente per titolo « Calabria Illustrata », rammentate le ragioni per cui quella parte d'Italia colonizzata dai Greci nei secoli trascorsi aveva assunto il nome di Magna Grecia, riporta quanto era stato oggetto di acuta osservazione da parte di Paolo Gualtiero (810-891): « per distinguere nelle Tavole Ecclesiastiche gli eroi dell'una e dell'altra Grecia andava in costume a quei antichi Notari scrivere di Greci di là con l'aggionta della patria come Sanctus Anacletus Graecus Atheniensis, Sanctus Abundius Graecus Nicopolitanus; e questi di qua col solo nome della Nazione: Sanctus Antherus Graecus, Sanctus Thelesphorus Grae­cus. In conformità a qual discorso converrà dire che la pietra paragone per far pruova, e soprattutto nelle Tavole Ecclesiastiche, se le persone notate col nome di Greci fossero di qua o di là fosse l'aggionta o la mancanza del nome della Patria; con questo generalissimo canone che coloro vanno notati senza nome della Patria fossero nostri, non nostri gli altri con l'appiccio della Patria »; tesi, questa, alla quale aderisce A. Giaccone (Vit. Summor. Pontine.), che più particolarmente precisa:

« S. Anterus natione Graecus patria Pitelinus ex Petilia urbe quadam Magnae Graeciae nunc Calabriae dictae » e che, parimenti accettata da taluni, è quindi sostenuta e sviluppata ancora da altri, e così dal Tas-spne, Mazzella, Barrio, Romeo, Marafioti, Parise, Oidoino, Silos, Scoglio, Ughelli, Fico, Riccioli, Beltrano, Martire, Foglia, e con tanta valida argo­mentazione, tant'è che ne il Duchesne nella sua edizione critica del Liber Pontificalis, ne l'Enciclopedia Cattolica della Città del Vaticano, curata per quanto ci riguarda da Piero Gozzi e Pietro Frutaz, e tanto per citare due fra i testi più autorevoli, insistono soverchiamente sulla origine ellenica di S. Antero, che, d'altra parte, non può neppure essere avvalorata dall'iscrizione in greco dell'epigrafe rinvenuta nella cripta dei Papi: perché se così fosse, non più romani sarebbero stati S. Ponziano o S. Fabiano o S. Lucio, ne di Luni S. Eutichiano, le cui iscrizioni tom­bali, pur là rinvenute, sono in carattere greco. Ne la credenza può tro­vare miglior conforto nel versetto dettato da papa Sisto per i « Santi confessori venuti dalla Grecia », se si tien conto delle dianzi cennate osservazioni di Paolo Gualtiero, di P. Giovanni da Fiore e dagli altri menzionati autori, osservazioni che, infine, trovano conferma ulteriore nella incontestata paternità di Antero, «figlio di Romolo», riportata dalla più remota ed accettata agiografia della Chiesa, e che non si addice certamente ad un greco di là.

Ora, se alla stregua di tali argomentazioni e documentazioni, la magnagrecità di S. Antero può considerarsi dimostrata, e se, ancora più particolarmente, la di lui petelinità, può ritenersi convalidata dalla ormai comune tradizionale accezione strettamente collegata a predetta nazionalità, per chi conviene essere stata Petelia là dove è l'odierna Strongoli (scrive, a proposito, O. Dito in «Calabria»: E' soltanto ridicolo che ancora per vanità campanilistica si voglia collocare Petelia ove non è mai esistita), non dovrebbero sussistere dubbi sulla cittadinanza strongolese di quel Santo Padre . [2]



* * *

Deposto il corpo di Papa Antere nel Cimitero di S. Callisto sulla via Appia, la già menzionata Enciclopedia Cattolica annota che mancano prove sicure circa la di lui martirizzazione, che il testo del Liber Pontificalis è nei vari manoscritti molto guasto, sicché la ricostruzione ne rimane dubbia.

« Moritur martyrio coronatus? », si chiede pure Philippus Jaffè (Re­gesta Pontificum Romanorum), e il dubbio pare trovar conferma nel silenzio che sul nome di Antero si fa nella Depositio Martyrum, mentre il Catalogo Liberiano dei Papi, accennando alla morte di lui, usa il termine DORMIT, che è normalmente adoperato per quei Papi che non hanno dato la vita per la fede.

Certamente difficile, se non impossibile, oggi un approfondimento di indagine su fatti ed avvenimenti tanto lontani e sepolti sotto il peso dei secoli burrascosi ormai trascorsi; ma, ritengo che ne il silenzio della Depositio Martyrum, ne il termine adoperato dal Catalogo Liberiano sono prove inconfutabili per contrastare validamente e definitivamente l'accezione della Chiesa e la tradizione radicata nel popolo cristiano da tempi immemorabili: è risaputo, infatti, che la Depositio è stata più volte sottoposta a correzione, più volte elaborata, essendoci servita, almeno per i primi secoli, di quel compendio di appunti messi su da un anonimo del V secolo, e che va sotto il nome di Martirologio Geronimiano, anonimo che a sua volta avrebbe tratto, memoria da quel Cronografo del 354 (con ovvi errori ed omissioni), così chiamato l'anonimo, pur esso, autore del Catalogo Liberiano.

È vero che dalla fine del II sec. si preferì riservare il nome di Martire a quanti erano effettivamente morti per la verità del Cristia­nesimo, mentre coloro che erano sopravvissuti ai supplizi furono detti « confessori », sicché posta mente al ricordato versetto di S. Damascai Santi confessori venuti dalla Grecia », se ne dovrebbe trarre la deduzione che S. Antero non fu martirizzato; ma è altrettanto vero che il Liber Pontificalis, che è posteriore al II sec., collegando la morte di Antero con quella del Presbitero Massimo, entrambi li fa martiri, mentre se tale non fosse stato il papa strongolese, l'avrebbe definito soltanto « confessore »;

e se, infine, si pone pur mente al breve periodo di pontificato, che lascia supporre una traumatica interruzione di esso, ritengo ingiustificato il dubbio del Duchesne e di quanti altri (rari, in verità) ne seguono le orme.

In ogni modo, attese le condizioni in cui la Chiesa ed i suoi Pastori erano costretti in quel tempo ad operare, le sofferenze diuturne e le dure prove cui venivano sottoposti, tutti i Papi anteriori a Silvestre I (314-335) hanno pieno diritto ad essere considerati martiri, e come tali, del resto, sono annoverati nei libri liturgici ed agiografie! della Chiesa di Roma.

Sono convinto, in ultimo, e per le ragioni esposte, convinzione non soltanto personale, essendo piuttosto diffusa fra gli studiosi, che, ove intera fosse stata rinvenuta la spezzata, e quindi incompleta lastra funeraria di Papa Antero nelle ripetute Catacombe di S. Callisto, oggi si avrebbe la prova provata del più autentico martirio del nostro Santo. (Scrive a proposito Mons. Augusto Pelzer, scrittore emerito della Biblioteca Vaticana nel Dizionario Ecclesiastico diretto da Mons. Angelo Mercati, Prefetto dell'Archivio Segreto Vaticano: « La lapide spezzata forse portava originariamente il titolo di martire »). [3]

* *

Quando nacque S. Antero non si è dato di sapere, ne alcunché di certo ci rimane per illuminarci sulla di lui condizione civile e sulla vita precedente l'investitura, se non quanto, con molta fantasia, riportano zelanti prelati autori delle vie dei Santi; discordi sono pure le notizie circa il periodo del suo pontificato e gli atti compiuti sotto il suo magistero. Padre Fiore, e sulla falsariga di questi, l'Ab. Fico, il Mauro, il Vaccaro ed altri, accennando alla fanciullezza di lui, scrivono che diede ben presto segni della futura santità « con umiltà, semplicità, e devozione del suo spirito, inclinando alla ritiratezza, e mostrando nelle sue operazioni una pietà molto ammirabile ». Con gli anni, poi, sarebbe cresciuto anche nelle lettere, sicché dottrina commista al suo integerrimo costume e vita religiosa, lo avrebbero reso meritevole delle più prestigiose cariche ecclesiastiche, a cui fu ascritto; ma egli che rifuggiva e onori e dignità, per il timore che gli si potessero affidare incarichi contrastanti con la sua indole umile, volendo vivere da asceta come appunto richiedeva la sua natura, lasciò il paese per passare in Sardegna, per ivi menare vita solitaria.

Non è improbabile che proprio là, in Sardegna, venne, Antero, in contatto con quella parte di Clero romano che aveva seguito Papa Ponziano, che, essendo stato condannato ad metalla insieme al suo antagonista Ippolito, e costretto a rinunziare al pontificato, era stato relegato nell'isola di Tavolara.

Dalla lettera « Ad Antonianum », scritta da San Cipriano, Vescovo di Cartagine, nel 251 e relativa alla elezione di Papa S. Cornelio, si apprendono le norme vigenti nel III sec. per l'elezione del Vescovo di Roma: « Cornelio è stato creato Vescovo col volere di Dio e del suo Cristo, con la testimonianza di quasi tutto il Clero, col suffragio del popolo presente, col consenso del Collegio dei preti anziani e delle persone ragguardevoli, e nessuno prima di lui è stato eletto per occupare la sede resa vacante dalla morte di Fabiano », mentre è nella lettera di Papa S. Clemente ai Corinti (95 - 96) che si pone in risalto la qualità primaria che l'eligendo deve caratterizzare: abbia egli « irreprensibilmente servito il gregge di Cristo con umiltà, nella pace e nella giustizia », caratteristica, questa, fondamentale, stando alle notizie che ci sono per­venute ed a cui abbiamo fatto cenno, del nostro Antere, che, non im­probabilmente, designato dallo stesso Ponziano (e non sarebbe stato questo l'unico caso di designazione [4] , avrà avuto l'investitura dal Clero (e dal popolo) raccolto attorno al morente Papa [5] :

« Eo tempore, Pontianus Episcopus et Ippolitus presbiter exules sunt deportati in Sardinia in Insula nociva. Severo et Quintiano Consulibus; in eadem insula discinctus est lili Kal. Oct. et loco eius ordinatus est Antheros XI Calend. Decemb. Consulibus suprascriptis » (Catalogus Liberianus ap. Mommsen, pag. 635) : si era a] 21 novembre 238 per P. Fiore e D. Martire; nel 236 per il Mazzella; al 21 settembre 235 secondo l'appunto a pie del ritratto posto nella Cappella Sistina, opera di Fra Diamante; alla fine di novembre 235 per il Liber Pontifìcalis; più precisamente al 21 novembre 235 per gli autori più accreditati (v. Jaffè, Pelzer, ecc.).

Eletto, quindi Pontefice, partì Antere per Roma; secondo taluni autori, nel corso del viaggio, si sarebbe fermato a Fondi, in Campania, e là avrebbe ordinato un Vescovo: la notizia è riportata nella Cronaca di Niceforo, e cenno se ne fa nell'Epistola 165 di S. Agostino; altri, pur confermandola, precisano che tale ordinazione sarebbe avvenuta più in là, quando, cioè, Antero, per sfuggire alla persecuzione di Massimino, si sarebbe rifugiato a Fondi.

Giunto a Roma, ove, a dire del Fico « ebbe i lietissimi applausi di quella cristianità », trovò che la Chiesa, a causa delle persecuzioni dello Imperatore, e per esso dei Prefetti Fabrizio e Vitaliano, era ridotta in stato deplorevole, sicché molto dov'è patire per sostenere il diritto dei cristiani, e disagi e travagli soffrire, tanto da richiamare su di sé l'odio implacabile dei Sacerdoti Gentili e del popolo pagano.

Avrebbe combattuto tenacemente la dottrina del Manicheismo, e stabilito che gli Atti dei Santi Martiri si dovessero registrare da Notai addetti a tale ufficio e collocarsi nell'Archivio della Chiesa: « Hic gesta martyrum diligenter a notariis exquisivit et in ecclesia recondit » (Lib. Pontif.); avrebbe pure sancito la liceità del trasferimento dei Vescovi da una all'altra Chiesa per necessità ed utilità: « Fratribus per Baeticae atque Toletanae provincias episcopis constitutis, DE MUTATIONE EPI-SCOPORUM, respondet, licere eum trasferri de minori Civitate ad ma-iorem, qui hoc non ambitu, nec propria voluntate fecerit, sed aut via propria sede pulsus, aut necessitate coactus, aut utilitate loci aut populi, non superbe sed cum humilitate ab aliis translatus et inthronizatus sit » (« Optarem fratres Karissimi », bolla riportata da Regesta Pontif icum Romanorum, t. 1, a cura di P. Jaffè; Mausi, I, 763; Migne P. Gr. 10. pag. 167; Hinschius Ps, Is. pag. 151) : notizie tutte registrate pure nel Liber Pontificalis, ma che il Duchesne, in parte, ritiene dubbie.

Fatto prigioniero, venne rinchiuso, a dire del Fico, in un orrido • carcere, ed ogni più barbara arte fu adoperata da Vitaliano per atter­rirlo e per indurlo, così, ad abiurare al suo credo « facendolo istra/iarc con atrocissimi tormenti inventati tutti dalla sua barbarie: ma quanto più incrudeliva il carnefice sotto l'invittissimo eroe, tanto più questi si dimostrava costante nel volere adorare il suo vero Dio, di modo ché vedendo il prefetto ogni sua speranza delusa, ordinò che fosse decapi­tato, come, infatti, fu eseguito da quei manigoldi, e così gloriosamente terminò la sua vita il Santo Pontefice ».

La morte di S. Antero, a dire del Mazzella, sarebbe avvenuta nello anno 236, dopo un papato retto per mesi 11 e giorni 14; per Padre Fiore il 3 gennaio 239, e così per il Martire; secondo il Card. Bellarmino il pontificato sarebbe durato un anno intero, e per più di un anno per padre Riccioli; per Filippo di Bergamo tré anni, 11 anni, 1 mese e 12 giorni per il Platina; 12 anni per i Martirologi di Usuardo, Galesino e Maurolino; nel Libro Pontificale del Vignoli (1,43) S. Antero governò la Chiesa per 1 mese e 12 giorni; 1 mese eli giorni secondo il Catalogo Corbeiense (ap. Mabillon Vet. Assai, pag. 218); il Liber Pontificalis e l'Annuario Pontifìcio indicano il 3 gennaio del 236 quale data di morte di S. Antero, e così fa il Catalogo Liberiano (1,1), « III non. lanuar. Maxim (in) o et Africano coss. », dopo aver fissata in mesi 1 e giorni 10 la durata del pontificato; ed è questa la data che la Chiesa latina ha definitivamente fissata, indicandola ai fedeli per la venerazione del Santo Martire.

Il corpo di Lui fu seppellito nel Cimitero di S. Callisto, « depositus est in coemeterio Callisti » (Jaffè, op. cit.), da Fabiano, successore suo e martire anch'egli (e fu S. Antero il primo Papa ad avere sepoltura in quel luogo); quindi, fu trasferito nella Chiesa di S. Silvestre in Campo Marzio delle Monache del Terzo Ordine Francescano, come si ricordava in una lapide posta nell'atrio di quel Monastero: « In nomine Domini:

Haec est notitia nataliciorum sanctorum hic requiescientium mense Januario die nativitas S. Antheri Papae tempore Maximini »; ed infine, verso il 1616, il domenicano Timoteo Casella, Vescovo di Marsico, nel maggiore altare dell'Oratorio della Basilica napoletana di S. Maria della Sanità, tra quelle di S. Vito e di S. Ippolito martiri, depose le di Lui reliquie, gelosamente custodite da quei Padri Conventuali, ed ancora oggi venerate dal popolo partenopeo.



Appendice

CRONOLOGIA DEI PAPI

da S. PIETRO a S. CORNELIO

sulla base della lista ufficiale della Sede (annuario pontificio 1947)

S. PIETRO ( + 66)

S. LINO (67 - 76)

S. ANACLETO (76-88)

S. CLEMENTE (88-97)

S. EVARISTO (97 -105)

S. ALESSANDRO I (105-115)

S. SISTO I (115-125)

S. TELESFORO (125-136)

S. IGINO (136-140)

S. PIO I (140-155)

S. ANICETO (155-166)

S. SOTERO (166-175)

S. ELEUTERIO (175-189)

• • . •.••••..

S. VITTORE I (189-199)

S. ZEFIRINO (199-217) S.

S. CALLISTO (217) - 222)

S. URBANO (222 - 230)

S. PONZIAMO (230-235)

S. ANTERO (235 - 236)

S. FABIANO (236-250)

S. CORNELIO (251 - 253)



RITRATTI DI PAPI



S. PIETRO A GRADO, da S. Pietro a Giovanni XVII.

SIENA, Cattedrale, busti papali, fino a sec. XV.

S. PIETRO IN VATICANO (Roma) in numero di 40 medaglioni marmorei dei primi papi santi, ornanti le lesène dei pilastri interni delle navate minori, opera del Bernini ed allievi.

MARINO, casa Colonna, ora palazzo Comunale. S. PAOLO FUORI LE MURA (Roma), medaglioni a fresco ed in mosaico. ORIOLO ROMANO, palazzo Altieri, panneli ad olio su tela. SUPERGA, Basilica torinese, collezione ad olio su tela. VATICANO, Cappella Sistina.

Per quanto riguarda S. Antere e gli altri papi delle prime epoche, non si tratta di ritratti veri e propri, ma di immagini o tipi idealizzati.

Quello di S. Antere esistente nella Cattedrale di Strongoli, dono della Pro-Loco, ricalca il medaglione di S. Paolo fuori le Mura di Roma.





TESTI CONSULTATI



ATTI. DEGLI APOSTOLI

ANNUARIO PONTIFICIO,. 1947 e 1961

DIZIONARIO ECCLESIASTICO, dir.. da Mons. A. Mercati,. Prefetto dell'Ardi. Segreto Vatic., UTET, 1953 CATALOGO LIBERIANO ap. Mommscn

ADILARDI F. Enciclopedia dell'Ecclesiastico, 1847

BERNARDO S. S. Severina nella vita calabrese, I.E.M., I960

BARRIO G. De Antiquitate et situ Calabriae, 1737

CAPORILLI P. Storia dei Papi, Roma, 1958

CAPIALBI V. La continuazione dell'Italia Sacra, Napoli, 1913

CAPPELLI S. Cronaca e Storia dei Concili, Mondadori, 1963

CIACERI Storia della Magna Grecia, Roma 1924

DE LUCA P. Medaglie Papali, SELIN, ed. S. Severina. 1975

DITO O. Calabria, ed. La Sicilia, Messina, 1934

DUCHESNE Liber Pontificalis, Parigi 1866

FIORE G. Calabria Illustrata, Napoli 1691 e 1734

FICO G. A. Notizie Storiche della patria di S. Zosimo, 1760

FRUTAZ e GOGGI: in Encicopledia Cattolica, Città del Vaticano, 1963

GALLO S. Mirti del mio colle. Abramo, Catanzaro, 1974

JAFFE' P. Regesta Romanorum Pontificum, Lipsia 1881

LENORMANT La Magna Grecia, trad. Lucifero, Crotone 1931

MIGNE P. L. Patrologia Latina, Parigi

MARTIRE D. La Calabria sacra e profana. Migliacci Cosenza, 1876

MAZZELLA S. Della descrizione del Regno di Napoli, Napoli 1597

MINASI Le Chiese di Calabria, Napoli, 1896

MARAFIOTI G. Cronache ed antichità di Calabria, Padova, 1601

POTTHAST Regesta Pontificum Romanorum, Berlino, 1874

TACCONE Gallucci Regesti dei Romani Pontefici, Roma, 1902

TRINCHERÀ F. Syllabus Graecarum membranarum. Napoli, 1865

UGHELLI Italia Sacra, Venezia, 1722

VACCARO A. Fidelis Petilia, Roma - Palermo 1933

Sono stati, inoltre consultati, specie per le informazioni di carattere generale riviste varie e testi diversi, tra cui SIBERENE, bollettino dell'Archid. di S. Severina, annate intorno alla prima guerra mondiale, e l'Enciclopedia del Papato, ed. Paoline 1961. Non tutti i testi sono stati espressamente citati perché riportanti notizie precedentemente fornite da altri precisamente indicati. Mi sono avvalso del suggerimenti dello storico italiano Piero Bargellini. e di altro materiale rinvenuto un po' ovunque, e principalmente nella Biblioteca Nazionale di Roma e nell'Archivio di Stato di Pisa.

[1] (*) Una copia perfetta del marmette si trova nella Chiesa di S. Silvestre in Roma, come ho potuto constatare recentemente, murato su di una parete dell'atrio aperto di detta Chiesa, unitamente ad alcuni reperti provenienti dalle Catacombe di S. Callisto.

[2] (') « Benedico... S. Antero di Strongoli » così si esprime nella sua prima lettera pastorale Mons. Giuseppe Agostino, dotto Arcivescovo di S. Severina e Vescovo di Crotone e Cariati.

[3] Al di là delle supposizioni e convinzioni, essendomi alquanto attardato nella osser­vazione della lapide, ho potuto constatare che la I finale dell'epigrafe è notevolmente staccata dalla -tc (E-J^ I) e coincide con il punto in cui la lastra è spezzata; ne ho dedotto che ^àl regno in verticale può essere intero piuttosto che la vocale I l'inizio della lettera M, e quindi di « martir ». 

[4] Papa Felice IV (526-530) indicò suo successore al clero ed al popolo il futuro Bonifacio II, e questi, a sua volta, scelse il proprio successore.

[5] Per il Pelzer, papa Ponziano sarebbe morto dopo Antere, mentre il Diz. Eccl. riporta che Antero sarebbe stato eletto mentre il suo antecessore rinunziatario veleggiava verso l'esilio, in Sardegna.