Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       


Pasquale Attianese (1)

Petelia

La collezione Luigi E. Romano

TA TWN

PETHLINWN NOMISMATA



Presentazione di Italo Vecchi





Rubbettino

Presentazione

L'opera affronta uno studio approfondito sulle 65 monete dell'antica Petelia confluite nella prestigiosa raccolta di Luigi Emanuele Romano, giovane e dinamico proprietario dell'Azienda Agricola Biologica del Monaco, a Strongoli.

La città di Petelia occupò una posizione strategicamente importante a circa 35 km a nord di Crotone ed il suo nome si trova menzionato nella storia principalmente durante le concitate fasi della seconda guerra punica. Mentre la maggioranza delle poleis greche si erano alleate con Annibale dopo la disfatta di Canne nel 216 a.C., Petelia rimase fedele a Roma, chiedendo aiuti militari al Senato romano contro i nemici. 1 Patres Conscripti, però, nell'occasione non furono in grado di prestare soccorso e, dopo un assedio di undici mesi, la città fu preda dei Cartaginesi che, in seguito, la consegnarono ai Bretti. Dopo la sconfitta di Annibale, un massiccio contingente di rifugiati, che avevano trovato asilo a Roma, furono rimpatriati con tutti gli onori a Petelia, in riconoscimento della loro fedeltà.

Dopo l'introduzione, Attianese ci offre un elenco molto ampio e completo di testimonianze classiche greche e latine su Petelia, tra cui quelle di Polibio, Virgilio, Valerio Massimo, Servio, Solino, Livio, Frontino, Mela, Plinio il Vecchio, Tolomeo, Silio Italico, Appiano, Plutarco e Strabone. Da quest'ultimo, in particolare, veniamo a sapere che nel I secolo a.C., si considerava Petelia "Capitale dei Choni ed abitata abbastanza fino ad oggi. Fondazione di Filottete che fuggiva da Melibea dopo la rivolta. È una posizione forte di natura che i Sanniti un tempo fortificarono contro i Thurii".

Alla prefazione fa seguito una serie di interessanti fotografie dei ruderi superstiti pertinenti ai muraglioni della città antica (ai nostri giorni distrutti!), di quella medioevale e moderna e del paesaggio circostante.

Il catalogo divide la monetazione in due periodi, con tre distinti nuclei. Il primo senza simboli dell'unità monetaria e databile tra il 215 ed il 204 a.C. Il secondo presenta un gruppo di monete dei Brettii contromarcate PETH con la medesima datazione. Il terzo composto da monete unciali e semiunciali databili al periodo romano, circa 204-150 a.C.

Ogni moneta è fotografata e meticolosamente descritta con dati tecnici, provenienza, numerose citazioni, raffronti con medaglieri e studi internazionali ed articoli specializzati. L'opera ha termine con un'utile bibliografia, due piantine topografiche della città e, infine, l'indice.

Si tratta di un catalogo esemplare ed essenziale, rivolto sia allo studioso, sia al collezionista di monete greche; è senz'altro una lacuna colmata. Sarebbe augurabile che tutte le emissioni monetali delle città che formarono la Megàle Hellàs fossero oggetto di ricerca nella stessa misura di come è stato fatto per Petelia.

Italo Vecchi

Classical Numismatic Group, Inc., Managing Director for Europe, London



La collezione di monete coniate dall'antichissima città di Petelia (attuale Strongoli, in provincia di Crotone), oggetto di questo studio, è frutto della passione numismatica di Luigi Emanuele Romano, che ha affrontato molti sacrifici di natura principalmente economica, in quanto i pezzi che saranno presentati, sono stati acquistati in vendite all'asta di monete antiche al di fuori dei confini nazionali, a prezzi elevati.

Tipologicamente la collezione Romano rappresenta una ' Sylloge Nummorum Graecorum" completa ed esaustiva per le coniazioni di Petelia. Vi sono tutte le serie emesse dalla città, l'unica in Calabria ad essersi opposta allo strapotere d'Annibale, il Cartaginese. La potente Roma, nel corso del secondo conflitto punico, era stata costretta, suo malgrado, a declinare ogni responsabilità per gli impegni militari e strategici e, non potendo dare alcun aiuto alla lontana ma fedele alleata, l'aveva lasciata libera di agire nel modo più opportuno.

Nella collezione, metodica e precisa, sono confluiti anche esemplari di non elevata conservazione, in quanto il proprietario, negli anni di raccolta, ha badato più alla completezza tipologica; ciò non toglie, però, che ve ne siano molti artisticamente notevoli e splendidamente preservati. Gli esemplari descritti ed illustrati sono corredati da riferimenti bibliografici ai più completi testi sull'argomento ed alle principali raccolte numismatiche dei Musei italiani ed esteri, nelle quali sono presenti monete peteline.

Ho, di proposito, evitato di appesantire il lavoro con problematiche esclusivamente storiche, soffermandomi più spesso sull'esplicazione dei miti correlati alle raffigurazioni delle monete. Lo scopo di questa ricerca era, e rimane, principalmente quello di presentare al vasto pubblico, specie dei non addetti ai lavori, la collezione di Luigi Emanuele Romano, il quale liberalmente e con la disponibilità che da sempre lo contraddistingue, ha inteso rendere omaggio al paese dove vive, per richiamare ai Calabresi ed agli Strongolesi moderni in particolare, i loro passati fastigi eroici.

Le monete sono presentate in una dimensione naturale ed ingrandite, più in basso alla pagina, fino ad un rapporto di 1:5 o più. I dati tecnici messi in evidenza sono il diametro, l'asse di conio ed il peso.

Da non sottovalutare che la maggior delle monete, tutte in bronzo, in quanto Petelia coniò esclusivamente esemplari enei, entrate a far parte dell'importante collezione, non sono mai state pubblicate. Sono anche dell'avviso che la raccolta Romano, attualmente, rappresenti la più completa rassegna delle emissioni peteline, non solo in Italia, ma anche all'estero.

Luigi Emanuele Romano, per questo motivo, è da considerare un benemerito della storia del suo paese, poiché con meticolosità e passione, s'è industriato a mettere insieme le monete della città nella quale risiede.

È sicuramente esempio da imitare e se il fenomeno non fosse ristretto aduna sola persona, l'immenso patrimonio artistico, storico ed archeologico di Strongoli non sarebbe stato disperso in mille rivoli, per molti versi non più utili ad una fedele ricostruzione ed alla conoscenza delle passate vicende.

In quest'ottica si comprende ancor meglio ciò che la larga epigrafe, collocata all'entrata Nord della città odierna, rammenta al distratto viandante:

STRONGYLENACCEDENS ILLAM NVNC ESSE MEMENTO, OLIM QVAE NITVIT NOMINE PETILIAE CONDIDIT EXIGVAM MVRIS PEANTIVS HEROS NVNC CIVE ATQVE SOLO CLARIOR IPSA MICAT

[Avvicinandoti a Strongoli, ricordati o passeggero che essa è quella città che un tempo rifulse con il nome di Petelia, che l'eroe Peante circondò con mura e che ai nostri giorni non desiste dallo splendere più chiara per popolazione e territorio].

1 Cfr. Calepinus, Septem linguarum, hoc est lexicon latinum, variarum linguarum interpretatione adiecta,

Volume 2°, Padova 1731.

"Peantius" è il patronimico di Filottete, mitico ecista della città, figlio di Peante e di Demonàssa. Peante aiutò Herakles destinato alla morte ad erigere la pira sul monte Eta e v'appiccò il fuoco, ricevendone in cambio l'arco e le frecce avvelenate; un'altra tradizione attribuisce l'episodio al figlio Filottete, esule in queste contrade alla fine della guerra sotto le mura di Troia.

Il nome Pethlia potrebbe derivare da Petomai (= volare), perché dal volo degli uccelli, dopo aver assunto l'augurio, venne scelto lì il luogo alla futura città l.

Strongoli viene da Stroggilos (= rotondo). Alla fine del II secolo d.C., tra le contrade Brausa e Pianette, sorse un villaggio marino, ma la città già al tempo di Giustiniano non esisteva più se non nella parte superiore, dove prima s'innalzava l'acropoli e che, per la forma rotonda, era detta Stroggilos (= Stronghilos), denominazione che con il passar del tempo si estese a tutto l'abitato.

L'Autore

La collezione Luigi E. Romano

Testimonianze scritte sulla città di Petelia

È opportuno riportare le citazioni su Petelia nelle opere di scrittori greci e latini. Sono storici, grammatici, eruditi e poeti dal III secolo a. Cr . in poi. Non sembrano sussistere, allo stato, cenni sulla Polis in autori anteriori al IV secolo, perciò,

"Al pari di Lagaria, né Crimisa, né Petelia, né Macalla - se questa va distinta da Petelia -furono città importanti nell'età storica. Tranne che nei testi relativi alla leggenda di Filottete, Macalla non è mai nominata dagli autori antichi; il nome di Crimisa lo ritroviamo solo a proposito del responso dato dalla Pizia a Miscello, quando gli consigliò di andare a fondare Crotone. Quanto a Petelia, essa dovette svilupparsi e significare qualcosa soltanto nella seconda metà del IV e nel secolo successivo, al tempo della dominazione lucana ed in età romana; fino ad allora era rimasta completamente nell'ombra. L'archeologia ha dimostrato come Petelia e Crimisa siano state profondamente permeate dalla civiltà ellenica; ma né l'una né l'altra, a quanto sappiamo, appartengono al novero delle colonie fondate dai Greci sulle coste dell'Italia meridionale dal secolo VIII in poi" 1 .

La gran parte delle fonti note evidenziano il fulgido eroismo dei Petelini nel secondo conflitto cartaginese. I Romani, ammirati per l'esemplare prova di fedeltà nella strenua resistenza ad Annibale, si preoccuparono di ripopolare, a spese pubbliche, la cittadina dopo i notevoli danni del lungo assedio da parte di Annone.

Virgilio, Eneide, III, vv. 399-402

Hic et Narycii posuerunt moenia Locri et Sallentinos obsedit milite campos Lyctius Idomeneus, hic illa ducis Meliboei parva Philoctetae sub­nixa Petelia muro.

[Qui innalzarono le mura i Locresi di Narice, Idomeneo con armi cretesi occupò i campi del Salento, qui l'eroe Filottete fondò Petelia sulla rupe ]. Servio, Ad Aeneados, III, vv. 402

1 J. Berard, La Magna Grecia, Einaudi, Torino 1963, cap. IX.

Hic Philoctetes postea horrore sui vulneris ad patriam redire neglexit, sed sibi parvam Petiliam partibus fecit.

[Qui Filottete in seguito, per l'orrore della sua ferita, trascurò di ritornare alla sua patria ed edificò la piccola Petelia ].

Gaio Giulio Solino, Collectanea rerum memorabilium, cap. II Notum est a Philoctete Petelia costituta.

[È noto che Petelia sia stata fondata da Filottete].

Plutarco, Vite parallele, Vita di Crasso cap. 11°

Spartakw de meta thn toutwn httan anacwrunti pros ta orh ta Petelina pros ta orh ta Pethlina Kointos twn peri Krasson hgemonwn kai Skrwkjas o tamias exaptomenoi

[Dopo questa sconfitta, Spartaco ripiegò verso i monti di Petelia, tallonato da presso da uno degli ufficiali di Crasso, Quinto, e dal questore Scrofa. Appena si girò e li affrontò, i Romani scapparono in massa . . . ].

Plutarco, Vite Parallele, Vita di Marcello, cap. 29° 2

AioOópFvog Sè negnopévr1v un' aviwv aipatiiàv Fnt Aoxpoug tiov ' Enl E v íov xata iòv nE t IIEti ?~íaV ?,ó OV v ÈL ÉVÉ8 a

S ~ cP p S, p rl cP S p S nEVtiaxoaiovS xài 8taxi),iOVS in'xtEtvE.

[Annibale, dopo aver saputo che i Romani avevano mandato un esercito contro Locri Epizefiri, tese un agguato vìcino al colle di Petelia ed uccise 2.500 nemici ].

Petronio,Satyricon, 141,10:

Petelini idem fecerunt in ultima fame, nec quicquam aliud in hac epulatione captabant, nisi tantum ne esurirent.

[I Petelini, allo stremo della fame, fecero la stessa osa (cioè: mangiarono carne umana), né con un tale banchetto altro si proponevano, tranne che soltanto non morire di fame ].

Livio, Ab Urbe Condita, XXIII 20, 4-10,

Eodem tempore Petelinos, qui uni ex Bruttiis manserant in amicitia Romana, non Carthaginienses modo qui regionem obtinebat sed Bruttii quoque ceteri ob separata ab se consilia oppugnabant. Quibus cum obsiste­re malis nequirent Petelini, legatos Romam ad praesidium petendum mise­runt. Quorum preces lacrimaeque - in questus enim flebiles, cum sibimet ipsi consulere iussi sunt, sese in vestibulo curiae profuderunt - ingentem misericordiam patribus ac populo moverunt, consultique iterum a M. Aemilio praetore patres circumspectis omnibus imperii viribus fateri coacti nihil longinquis sociis in se praesidìi esse, redire domum fideque ad ulti­mum expleta consulere sibímet ipsos in reliquum pro presenti fortuna ius­serunt. Haec postquam renuntiata legatio Petelinis est, tantus repente mae­ror pavorque senatum eorum cepit ut pars profugiendi qua quisque posset ac deserendae urbis auctores essent pars, quando deserti a veteribus sociis essent, adiungendi se ceteris Bruttiis ac per eos dedendi Hannibali. Vicittamen ea pars quae nihil raptim nec temere agendum consulendamque de in­tegro censuit. Relata postero die per minorem trepidationem re tenuerunt optimates ut convectis omnibus ex agris urbem ac muros firmarent.

[Nello stesso tempo i Petelini, i soli tra Bruzi rimasti fedeli ai Romani, erano attaccati non solo dai Cartaginesi, i quali occupavano la regione, ma anche da tutti gli altri Bruzi, perché non avevano preso le loro stesse decisioni. Infatti, non erano in grado di far fronte a queste difficoltà; i Petelini inviarono ambasciatori a Roma, per chiedere un presidio. Le loro preghiere e lacrime -proruppero nel vestibolo della curia in flebili lamenti, quando fu loro risposto di provvedere da soli a se stessi suscitarono grandissima compassione nei senatori e nel popolo. Consultati una seconda volta dal pretore M. Emilio, i senatori, dopo aver attentamente valutato tutte le forze militari dello stato, costretti ad ammettere che essi non potevano fornire il minimo presidio ad alleati lontani, risposero che tornassero a casa e, poiché avevano soddisfatto fino infondo la parola data, per il futuro provvedessero da soli a se stessi, in considerazione di come stavano andando le cose. Dopo che ai Petelini fu riferita questa risposta, il loro senato fu all'improvviso invaso da tanto grande dolore e terrore che alcuni proponevano di cercare scampo dove ciascuno potesse e di lasciare la città, altri, dal momento che si trovavano abbandonati da alleati d'antica data, di unirsi a tutti gli altri Bruzi e tramite questi consegnarsi ad Annibale. Prevalsero, tuttavia, coloro i quali erano del parere che non si dovesse prendere alcuna iniziativa precipitosa o cieca e di riunire di nuovo il senato. Dopo che l'indomani la situazione fu discussa all'ordine del giorno tra i senatori con minore affanno, i notabili ottennero che, raccolta ogni provvista dai campi, si rafforzassero la città e le mura].

Livio, Ab Urbe Condita, XXIII, 30,1-9

Dum haec in Hispania geruntur, Petelia in Bruttiis aliquot post men­sibus quam coepta oppugnari erat ab Himilcone praefecto Hannibalis ex­pugnata est. Multo sanguine ac volneribus ea Poenus victoria stetit nec ul­la magis vis obsessos quam fames expugnavit. Absumptis enim frugum alimentis carnisque omnis generis quadrupedum suetae insuetaeque po­stremo coriis herbisque et radicibus et corticibus teneris strictisque foliis vixere ante quam vires ad standum in muris ferendaque arma deerant ex­pugnati sunt. Recepta Petelia Poenus ad Consentiam copia traducit, quam minus pertinaciter defensam intra paucos dies in deditionem accepit. Ii­sdem ferme diebus et Bruttiorum exercitus Crotonem, graecam urbem circumsedit, opulentam quondam armis virisque, tum iam adeo multis magnisque cladibus adflictam ut omnis aetatis minus duo milia civium superessent. Itaque urbe a defensoribus vasta facile potiti hostes sunt: arx tantum retenta, in quam inter tumultum captae urbis e media caede qui­dam effugere. Et Locrenses descivere ad Bruttios.

Poenosque prodita multitudine a principibus. Regini tantummodo re­gionis eius et in fide erga Romanos et potestatis suae ad ultimum manse­runt.

13

[Mentre in Ispagna si verificavano questi fatti, nel territorio dei Bruzi, Petelia, alcuni mesi dopo l'inizio dell'assedio fu presa da Imilcone, uf ficiale d'Annibale. Molto sangue e ferite costò ai Cartaginesi quella vittoria; e nessuna forza più che la fame determinò la cattura degli assediati. Esauriti, infatti, i viveri costituiti da prodotti della terra e da carne d'ogni tipo dei quadrupedi, quella solita e quella cui non erano avvezzi, alla fine vissero di pezzi di cuoio, d'erbe, di radici, di tenere cortecce e di foglie strappate. Soltanto dopo che mancarono loro le forze per stare in piedi sulle mura e per portare le armi, furono presi. Impadronitosi di Petelia, il cartaginese Imilcone trasferì le truppe a Cosenza, che in pochi giorni si arrese poiché era stata difesa con minor tenacia. Pressappoco nei medesimi giorni, altresì l'esercito dei Bruzi strinse d'assedio la città greca di Crotone, un tempo ricca d'armi e d'uomini, allora già a tal punto ridotta a mal partito da molte e gravi sconfitte, che vi rimanevano meno di duemila cittadini d'ogni età. Perciò facilmente i nemici s'impadro­nirono di una città priva dì difensori; fu conservata soltanto la rocca, nella quale alcuni si salvarono fuggendo tra l'infuriare della strage in mezzo allo scompiglio della presa della città. Anche i Locresì passarono dalla parte dei Bruzi e dei Cartaginesi, per essere stata la popolazione tradita dai primi cittadini. Di quella regione solo i Reggini rimasero fedeli nell'amicizia dei Romani, ed anche indipendenti ].

Polibio, Historiae, VII, 1 apud Ateneo, Deipnosofistes, XII 528a

IIetinXivot 8urnprj6avtieg TrlV npòg `Pcogaioog n it 'ar v Eig io­aovioV KapiEpiaS 71XBOV noa,1opxovgEVO1 Dn' 'AVVípa Ct)6tiE p.Eià tiò nócVia gév ià icaià i11V nó~,tiv Eppaia xaiacpa~lv, ànócvtiwv Sé TCOV icaià TíJV nóXIV SèVbpwv TODg (p),olovg KM TODg ànal,ovg nióPBODS àval,waa1, Qxàt1 'VSExa gf Vag vnogEivavtiEg T11V no­Xiopxíav, ov&Vòq Por18obVtiOS, GINEVSo1COVVtiOW `Pwpaíwv M­ péSoaaV éaUtiouq.

[I Petelini, poi, fedeli ai Romani, quando furono assediati da Annibale, giunsero a tal punto di forza d'animo da mangiare tutte le pelli della città e tutte le cortecce ed i rami più teneri degli alberi, resistendo all'assedio undici mesi: si arresero solo più tardi, poiché non ricevevano nessun aiuto e, dopo aver avuto il consenso dei Romani, si consegnarono al nemico].

Valerio Massimo, Facta dictaque memorabilia, VI 6, ext.2

Idem praestando Petelini eundem laudìs honorem meruerunt. Ab Hannibale, quia deficere a nostra amicitia noluerant, obsessi legatos ad senatum auxilium inplorantes miserunt. Quibus propter recentem Cannensem cladem succurri non potuit. Ceterum permissum est uti facerent quod utilissimum incolumitati ipsorum videretur. Liberum ergo erat Karthaginíensium gratiam amplecti. Illi tamen ferninis omnique aetate inbelli urbe egesta, quo diutius armati famem traherent, pertinacissime in muris constiterunt, expiravitque prius eorum tota civitas quam ulla ex

un primo tempo lasciarono nello spazio tra le fortificazioni quelli che tra di loro erano inabili al combattimento, assistendo senza dolore alla loro uccisione da parte d'Annone, come se si trattasse della morte più fortunata. Per lo stesso motivo anche quelli rimasti completamente privi di risorse, facevano sortite contro il nemico, compiendo azioni coraggiose. Non essendo, però, in grado di tornare indietro per la mancanza di nutrimento e per la debolezza dei corpi, furono tutti uccisi dai Cartaginesi. In tal modo Annone prese la città, tuttavia i pochi capaci di correre, se ne fuggirono. I Romani riunirono con sollecitudine i dispersi, circa 800, li ricondussero in patria riconoscendo la lealtà e la straordinarietà del coraggio da loro dimostrato ].

Frontino, Stratagemmata, IV 5, 18

Petelini a Poenis obsessi parentes et liberos propter inopiam eiecerunt, ipsi coriis madefactis et igne siccatis foliisque arborum et omni genere animalium vitam trahentes undecim menses obsidionem toleraverunt.

[I Petelini, assediati dai Punici, per carenza di mezzi, cacciarono fuori i genitori ed i figli; essi stessi si mantennero in vita cibandosi di cortecce inumidite ed abbrustolite sul fuoco e di foglie d'albero, oltre che di animali d'ogni specie. In questo modo riuscirono a resistere all'assedio per undici mesi].

Silio Italico, Punica, XII 431-433

Fumabat versis incensa Petilia tectis,/ infelix fidei miseraeque secun­da Sagunto,/ at quondam Herculeam servare superba pharetram.

[Il fumo si levava dalle case distrutte di Petelia incendiata, infelice per la sua fedeltà, una seconda Sagunto, fiera, però, una volta di conservare la faretra di Eracle ].

Livio, Ab Urbe condita, XXVII 26,5-6

Ea ita futura per quosdam Thurinos comperta Hannibali cum es­sent, mittit ad insidendam ab Tarento viam. Ibi sub tumulo Peteliae tria milia equitum, duo peditum in occulto locata; in quae inexplorato eun­tes Romani cum incidissent, ad duo milia armatorum caesa, mille et quingenti ferme vivi capti, alii dissipati fuga per agros saltusque Taren­tum rediere.

[Annibale venne a sapere da alcuni abitanti di Thuri ciò che sarebbe accaduto, per questo inviò dei soldati ad occupare la strada che veniva da Taranto. Qui, sotto la collina di Petelia, nascose tremila cavalieri e duemila fanti; in costoro s'imbatterono i Romani mentre erano in marcia, non avendo fatto prima alcuna ricognizione. Duemila soldati furono trucidati, quasi millecinquecento fatti prigionieri, altri, dopo essersi dispersi con la fuga per i campi e per i passi boscosi, ritornarono a Taranto].

Appiano, Hannibalikà, cap. 57

'Avvípag 8È ÉS pèV IIEtirli,íav Évoir;wg 7rao;,ocv, ovxé , rt IIETT1­),ívwv £xóvrwv av"V. Éxpa;,òóV Yàp avzovs è-8E8wxct BpCizíotC. ljnàtio 8', ózt è7rpWR£U000V £S` Pwpr1V, àpvovgéVwV 8' ExEívwv v7CExptVEtiO rct6tiEVEtV. "`íva 6 - FEcprl - g1l6 v7rOVOf aOE ", tioug gèV 8vvaiovg irapFBwKE rdis NogO'COtV KExcuptOgEV(OS zr1pEtV avic)V ExaaTOV, TOv 8È nk~oovs zà ó7r~a 7raPEU,EZO, TOVS 8ov~.ov9 xaoO­?ril,íóaS ÉnéaTE6E zf 7ró~.Et (PO,aKUS.

[Annibale si recò con l'esercito a Petelia, non ancora occupata dai Petelini; egli, infatti, li aveva espulsi ed aveva dato la città ai Brettii. Li accusò di aver mandato un'ambasceria a Ronza e, poiché quelli negavano, fece finta di prestar loro fede. "Ma - disse - per non esservi più possibilità di sospetto ", affidò i loro cittadini più ragguardevoli ai Numidi, per controllare separatamente ognuno di loro. Tolse le armi al popolo e, dopo aver armato gli schiavi, li collocò a guardia della città ].

Appiano, Hannibalikà, cap. 60

MEtià 8F_ tiovz ' ÉS ià5 Vabg iò n~,f oog Fpt(3t(3ócaug 'rò nvevpa àV41EV, ó~,íyovS ÉS cpv~,axrly ~tìt 'rrjS ynS xaia~,tnWV. Oi 8~ IIEZr1Xivot xàt GUV avtioig FETEpoi Itiakòt è7rpOEVio xaí itvaq avtiwv xatiUGcpà aviES àirE8pa6av.

[In seguito, dopo aver imbarcato sulle navi quella folla, attendeva il vento favorevole, lasciando a terra pochi uomini a difesa. I Petelini e con loro altri Italici assalirono questi ultimi e, dopo averne trucidati alcuni, si allontanarono].

Valerio Massimo, Facta dictaque memorabilia, IX 8, ext 1

Itaque minus miror apud trucem et saevum animum Hannibalis defen­sionis locum innoxio gubernatori non fuisse, quem a Petelia classe Africam repetens freto adpulsus, dum tam parvo spatio Italiam Siciliamque inter se divisas non credit, velut insidiosum cursus rectorem interemit, posteaque di­ligentius inspecta veritate tunc absolvit, cum eius innocentiae nihil ultra sepulcri honorem dari potuit.

[E così mi meraviglio ancor meno che il truce e crudele Annibale non permise di difendersi ad un innocente pilota, che fece uccidere come traditore, quando dirigendosi da Petelia in Africa con la flotta fu sospinto nello stretto di Messina, non credendo che Italia e Sicilia fossero separate tra di loro da un così breve tratto di mare. Poi, conosciuta meglio la verità, lo assolse quando alla sua innocenza non potè dare altro onore che quello del sepolcro].

Mela, De Chorographia, II 4,67-68

Primus tarentinus dicítur, ínter promunturia Sallentinum et Lacinium, ín eoque sunt Tarentus, Metapontum, Heraclea, Croto, Thurium:



secundus Scyllaceus, inter promunturia Lacinium et Zephyrium, in quo est Petelia, Carcinus, Scyllaceum, Mystiae.

[Il primo golfo è detto tarantino, tra i promontori Sallentino e Lacinio, in esso si trovano Taranto, Metaponto, Eraclea, Crotone, Turi; il secondo è detto Scillaceo, tra i promontori Lacinio e Zefirio, nel quale si trova Petelia, Carcino, Scolacium; Mustie ].

Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, III,95-98

....Itaque Dionysius maior intercísam eo loco adicere Siciliae voluit. Amnes ibi navigabiles Carcinus, Crotalus, Semirus, Arogas, Thagines, oppidum intus Petelia, mons Clibanus, promunturium Lacinium, cuius ante oram insula X a terra Dioscoron, altera Calypsus, quam Ogygiam appellasse Homerus existimatur, praeterea Tyris, Eranusa, Meloessa.

[Per questo motivo Dionisio il Grande voleva aggiungere alla Sicilia la penisola di cui ho parlato, tagliandola all'altezza dell'istmo. I fiumi navìgabìli in questa zona sono il Carcino, il Crotalo, il Simeri, l'Aroga, il Tacina; all'interno vi è la città di Petelia ed il monte Clibauo; segue Capo Lacinio, davanti al cui litorale, 10 miglia al largo, sono l'isola dei Dioscuri e l'altra di Calipso, che sì pensa chiamata da Omero Ogigìa. Inoltre Tiri, Eranusa e Meloessa ].

Ptolemaeus, Geographia, III 1, 75

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[ Centri all'interno della Magna Grecia:







Petelia 40°,45'



39°



Abustro (o Abrustum) 40°,45'



39°, 25'].



Strabone, Geographia VI, 2-3







IIEff ía g,Fv ovv prItipóno~,1S vogí~Etiat tiwv XCMOV KOC1 ab­votxEiiat'xpt vbv ixavws. xtiíap.a 6 Éaìt Otkox~iob, cpvvoviog TTIv MEXípolav Kati2C awócrnv. Épbp.v~ S éaìtv, wGTE xàt Eabviiaí noti£ Oobpíoig ènF-tietXtaav avirk

[Petelia dunque è creduta la capitale dei Choni ed è abitata abbastanza fino ad oggi. Fondazione di Filottete che fuggiva da Melibea dopo la rivolta. È una posizione forte di natura che i Sanniti una volta fortificarono contro

SUDDIVISIONE DELLA COLLEZIONE NUMISMATICA DI LUIGI E. ROMANO

Primo Nucleo :

Emissioni prive del segno dell'unità monetaria (215-204 a.C.)



La serie con Demétra e Zeus.

La serie con Apollo e Tripode.

La serie con Ares e Nike.

La serie con Athena e Nike.

La serie con Apollo radiato e Tripode.

La serie con Artemide e cane.

La serie con Heracles e clava.

La serie con Dioscuri e il granchio.

Secondo Nucleo :

Monete dei Brettii con la contromarca" 



Terzo Nucleo :

(204 - 150 a.C.)





La serie con Athena e Zeus.

La serie con Zeus e Zeus.

La serie con Apollo, Menade e cervo.

La serie con Ares e Nike.



(1) Estratto da Petelia - La Collezione Luigi E. Romano - Autore Pasquale Attianese - Editore Rubbettino