Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



MATERIALE DIVERSO

Né soltanto epigrafi ha dato alla luce il sottosuolo di Strongoli ma una copiosità di materiale in genere, che ne afferma, ancor più chiaramente, la sua discendenza petelina.

Gustavo Strafforello, nella sua « Italia Meridionale», ed il Lenor­mant nella Magna Grecia», facendo menzione del tratto di via lastricata, rinvenuto nella contrada Brianza, affermano essere stata questa una strada secondaria della via appenninica romana che congiungeva l'Apulia a Reggio e che partiva da Equus Tuticus, costeggiando il Ionio, strada falsamente detta via Trajana. Dallo stesso autore sappiamo che, nel 1841, in contrada Pianetta, furono scoperti residui di terme romane. Nella stessa epoca (maggio 1841), a quanto ci riferisce il Falcone, appianandosi il sito prossimo all'abitato per erigervi il cimitero, si scoprirono i ruderi di un grande tempio. Alla parte anteriore aveva base di colonne a mattoni, il muro destro, coro rispondente in linea ad altra muraglia, al di là di trenta passi fuori del tracciato del camposanto. Il pavimento di grandi mattoni bislunghi, il vestibolo stretto e lungo, le mura costruite con grandi pietre scalpellate e fissate con piombo. Nel centro un grande orcio per contenere olio e con i seguenti segni: CXVIIS. Si misurò la capacità e si trovò di undici staje e mezzo. In contrada « Lazzovino » si scoprirono cammini sotterranei, sporgenti verso le rupi, un pozzo, vasche, alcune delle quali rivestite di marmi bigi, che certamente fanno supporre si trattasse di bagni pubblici.

Molte statuette, a conferma dello Strafforello_ si conservavano al suo tempo nella collezione del defunto D. Ignazio Giunti, collezione assai doviziosa ed estratta interamente dalle rovine di Petelia in territorio di Strongoli.

Nel gennajo e febbraio 1880, la Commissione di Antichità della Provincia di Catanzaro vi fece eseguire degli scavi che trassero in luce molti piccoli oggetti, nonchè l'avanzo di una statua romana di bronzo (solo la parte inferiore), il piede di un leone e le due cennate basi marmoree con iscrizioni, materiale tutto che in parte riportiamo in illustrazione e che attualmente è depositato presso il museo di Catanzaro.

Nel luglio del 1897, alcuni contadini, con a capo il sig. Cortese da Strongoli, defunto, scavando a poca profondità nelle adiacenze della stazione ferroviaria, scoprirono una cripta. Credendo di aver rinvenuto un tesoro, restarono delusi nel trovare invece gli avanzi di un cadavere, l'elsa di una spada e molti altri oggetti. Si ri tiene risalgano ai tempi di Annibale, e qualcuno, erroneamente, volle identificare il cadavere in quello di Marco Claudio Marceno, soprannominato «spada dei Romani» e che, come diremo in seguito, morì in quei pressi.

TI prof. Casa grande dell'Università di Catania vi attuò fruttuo. Bissimi scavi, per i quali fra non molto darà alla luce una bella pubblicazione.

Il Falcone ci riferisce che, ai suoi tempi, si rinvenne una meda. glia rappresentante un imperatore romano sul soglio, in atto di porgere lo scettro a Parte, che gli stava genuflesso, e sotto di esso la scritta: Imperat regem Partibus.

Il Gontero fa cenno di altre iscrizioni, trovate in Strongoli, e Jacopo Sponio, scrittore del XVII secolo, nelle sne Miscellanae con­ditae antiquitatis parla del rinvenimento di alcuni tubi di piombo con l'iscrizione PetiZione

TI Prof. N. Putortì in «Atti del Congresso Naz. di Studi Roma. ni », a proposito di Petelia, ci riferisce che dagli scavi operati in Strongoli si segnala dell'epoca Romana una testa di donna, probabilmente Afrodite, del secolo II.111 a. C., e che noi abbiamo rintracciata nel museo di Catanzaro e della quale riportiamo illustrazione. TI Prof. Terzaghi N. in «Atti della Reale Accademia di Scienze di Torino» VoI. LX-1925, adunanza 21 dicembre 1924, con competen­za rara, illustra tale testa. Essa è di marmo bianco, leggermente patinato, di colore giallognolo e molto granuloso, pietra forestiera o marmo pentelico certamente. Si pensa ch'essa facesse parte di una statua di grandezza naturale. Oggi è troncata al collo, ed è probabile che i resti siano ancora interrati. Ha un'altezza di metri 0,28 ed una larghezza dal nodo dei capelli alla punta del mento di metri 0,27.

Dai difetti osservati, si viene nella conclusione ch'essa non sia che una imitazione o riproduzione di qualche lavoro più celebre, e lo proverebbe, sopratutto, la asimmetria degli occhi. Tale copia è ritenuta derivazione da un originale di marmo e non di bronzo. Esibisce una donna in giovane età, con capelli ravviati, in linee ondulate e divisi in due parti. La fronte è ampia e spaziosa, ben modellata, dimostrante intelligenza e pensiero profondo e, al disopra di essa, quale ornamento, una specie di fùglie di palme, non ben distinguibili. Gli occhi girati a destra mirano in alto con espressione sperduta ed atteggiamento mesto, come l'insieme dei caratteri specifici del resto delle altre parti denotano molto «pathos».

Secondo il Terzaghi, deve ritenersi una riproduzione di arte Scopadea e mentre può rassomigliare alla Demetria Cnidia, si può meglio idendificarla in Igea, arte romana, che trova riscontro in una moneta di Prianzos in Creta e quindi riproduzione, forse, di una delle due 1gee effigiate dall'artista Scopa (quella di Tegea o quella del tempio di Asclepio a Cos).

Nel museo di Reggio Calabria si conservano le seguenti terra cotte dell'antica Petelia, rinvenute negli scavi di Strongoli, ed acquistate per quel museo dal chiarissimo Prof. Orsi, che tanto si occupò dell'archeologia petelina.

Sono riportate nelle illustrazioni e possono essere così descritte, per quanto rileviamo da un ben chiaro articolo del Prof. N. Putortì (Estrat. Bol. Società Calab. di Storia patria, anno II, n. 3-6):

l) Statuetta muliebre arcaica alta m. 0,175 a forma di Zoanon. Il corpo è dritto, piatto, liscio, rotondato solo a contorni; le brac­cia imperfettamente eseguite, cadono distese e strette, in maniera rigida al corpo; la testa accuratamente modellata ha gli occhi con bulbi schizzanti, il naso triangolare e carnoso, le labbra anche carnose e semi aperte, il mento sporgente. I capelli, spartiti sulla fronte cadono in due grosse masse sulle spalle. Il capo rimane coperto di basso calathos; i piedi non sono espressi. La figura è vestita di lungo peplos cinto alla vita e aderente al corpo, ricordando così i tipi analogici descritti dal Walters e Deonna, e nel tipo della scoltura la statua votiva di Nicandro di Naxos e le affini, ricordate dal Loewy. L'argilla è piuttosto cattiva, rossastra, contenente sottili e quasi impercettibili lamelle di mica.

2) Busto di Demeter, di stile del V secolo. Porta in testa polos, ed è coperto da chiton e da himation o scialle, che dal polos scende per dietro le spalle.

I capelli spartiti sulla fronte, coprono gli orecchi fino ai lobi, i quali portano due fori che però non comunicano con la parte posteriore, ma che fanno pensare ad orecchini attaccati di materia diversa. Alla base del collo, sul davanti, è aderente un ciondolo, a forma di mezza luna, che con filo, anche di materia diversa, f imulava di reggere passando per due fori praticati su le parti dell' himation o dello scialle, corrispondente alla nuca. È da rilevare la purezza delle linee e l'espressione seria e melanconica insieme della fisonomia. Il manto, sebbene non inquadri il viso, come in altri tipi della stessa divinità, pure concorre a rendere turbato l'aspetto della figura. Per quanto possa riferirsi allo stesso tipo velato, riprodotto nelle monete di Petelia, vedi Read, «Historia nummorum », pago 107.

L'argilla è simile a quella della statuetta precedentemente descritta, ma un pò più rossastra ed è alta metri 0,30. L'una e l'altra, al dire dello stesso Professore Putortì, debbono ritenersi interessanti non solo perchè offrono saggi rari della coroplastica di Petelia, ma anche perché accertandosi del sito dove furono trovate, in Strongoli, si potrebbe tentare la ricerca forse della città greca, della quale ancor poco si conosce.

Nel 1880, sotto la direzione dell'Ispettore Sac. Nicola Volante, si trovarono nuove costruzioni e copiosi oggetti di suppellettile do­mestica di età romana (Notizie 1880 - R. Accademia dei Lincei, pago 69-163.501).

Statuctte di terracotta, mascheroni, vasi, anfore ed oggetti diversi vennero sempre in luce dagli scavi operati nel passato in territorio di Strongoli, e delle quali crediamo siano ricche molte case della città.

Una bella testa in marmo rossiccio (vedi tavola XII) è incastrata su di un portone di una casa di Strongoli. È certamente, a parere di un illustre archeologo napoletano, opera di arte italiota del 10 secolo a. Cristo. Rappresenta un guerriero con elmo italico. Uno simile in bronzo fu rinvenuto nel Sannio (Guglionesi, «Not. scavo », 1901, pago 25). I tre pezzi di terracotta, di cui alla tavola _X, non sono certamente di arte classica.

La testa barbuta in terracotta (tavola XIV, fig. 1) è un antefisso piuttosto comune. Se ne trova un esemplare nel Museo di Napoli, ed altri esemplari furono trovati in Metaponto e Taranto. È cosa di arte meridionale del III o del II secolo a. Cristo. Essa, come i tre pezzi di terracotta, furono rinvenuti in contrada «Manche '<) verso il 1901.

La testa in marmo bianco (vedi tav. XIV, fig. 2) è certamente una copia romana, tarda, di qualche statua greca antica. Appartiene al II o III secolo dopo Cristo, e fu rinvenuta, verso il 1922 in Contrada "Cento Garroli ». Punte di lance romane si conservano in qualche casa di Strongoli, e di certa importanza.

1) Angelo Vaccaro " Fidelis Petelia