Cippo Funerario.jpg (27362 byte)Fondazioni, Istituzioni, Culti, Economia

 

E' cos� oscuro il tempo che precede la greca colonizzazione che ogni   tentativo volto a farvi luce finisce col lasciare il problema aperto ad ogni soluzione nell'impossibilit� d� proporre una definizione.

Quel che e certo � che Strongoli fu localit� indigena. centro protostorico ricongiungibile almeno alla prima eta del ferro, che l'Orsi collega alla popolazione dei Xaones, i Chonii venuti da oltre mare in eta oscure.

Antichissima citta per la quale e altrettanto difficile datare l'inizio di una presenza dei Greci, sicch�, per restare nel vero, nella realt� conosciuta, si pu� dire ch'e solo tradizione quella che vuole sia stato Filottete il fondatore di Peteha, e che solo in tal senso possono accettarsi le memorie degli antichi eruditi, di Strabone (64 a.C.), che avrebbe tratta la notizia da Apollodoro (120 a.C.), quando scrive: "Condidit cani Philoctetes cum Moelibea ob seditionem profugisse "; di Virgilio (70 a.C.), quando annota: " Hic, illa ducis Meiliboei parva Philoctetae subnixa Petelia muro (Qui la piccola Petelia cinta di muri del duce melibeo Filottete); di Solino (3� sec. d.C.): "Notum est a Philoctete Petelia costituta".

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Urbs vetustissima inde a Philoctete habitata, precisa il Barrio (1.4, c.3), cos� confermando l'ipotesi pi� probabile, che sia stata cio� Petelia non fondata da Filottete, ma da lui soltanto abitata e colonizzata, muovendo dalla pi� vetusta citt� di Macalla.

Ma, Filottete o non, se effettivamente, com'�, la fondazione di Petelia risale ad ancor prima della colonizzazione greca, vien da chiedersi perch� ne ricorre il nome soltanto nel ricordo degli studiosi del 1� secolo in poi: la ragione � a parer nostro da cercarsi nel fatto, gi� annotato, che molte opere dei grandi eruditi dell'antichit�, Eschilo (326-456 a.C.), Timeo (IV a.C.), il menzionato Licofronte (325-230 a.C.), Polibio (203-120 a.C.), lo stesso Apollodoro (120 a.C.) sono andate perdute, o di esse ci sono pervenuti soltanto vaghi ed incerti frammenti, come si evince dal ripetuto Strabone che nella stesura dell'opera sua spesso si richiama a quegli autori che, pertanto, non � da escludersi che sia a Macalla che a Petelia accennarono.

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Ma se cos� non fosse stato - il che � improbabile - non perci� dovremmo pervenire all'affrettata conclusione che a quei tempi Petelia non esisteva: la prova del contrario - lo abbiamo visto - ci � data da quei menzionati documenti epigrafici che sono le liste dei theorodokoi, che riferibili ai sec. IV e Il a.C., avvalorano, infine, l'ipotesi che, essendo inizialmente la citt� soltanto un modesto oscuro insediamento della Kora sibaritica prima, d� Crotone poi, di Lucani e Bretti quindi, non aveva essa una storia che non Fosse quella propria degli Stati nel cui territorio era compresa, mentre se ne comincia a fare menzione sol quando riesce ad acquistare autonomia ed assurgere a qualche importanza. Il materiale archeologico emerso dalle viscere della sua terra �, infine, la riprova definitiva di ogni pi� verosimile supposizione. � forse Petelia una delle poche citt� magno-greche la cui organizzazione politica, a partire dal V secolo a.C. � possibile precisare senza azzardo di supposizioni o presunzioni, e verificare attraverso documentazione epigrafica. � infatti dalla riportata c.d. tavola ospitale bronzea (in: IGSI. p. 148, n. 19.1.4) a quel secolo riferita, e che rappresenta - come � stato scritto - uno dei casi pi� caratteristici di conservazione diretta di un istituto che � tipico dell'Acacia peloponnesiaca, a Strongoli rinvenuta, che si trae notizia di quel che al tempo erano gli uffici pubblici esistenti a Petelia: il Demiurgo (in greco da d�mios: popolare, e �rgon: lavoro, colui che opera per il popolo), e cio� il magistrato che, a somiglianza dell'Arconte delle altre citt� greche, presiedeva con posizione di assoluta preminenza, ai rapporti della vita associata, come termine del carattere oligarchico aristocratico del governo della citt�, in assonanza con quello che contemporaneamente si era instaurato a Crotone e in quasi tutte le citt� greche, il che conferma ancor pi� l'effettivo perpetuarsi nelle colonie dei costumi della patria di origine; e i Prosseni, ossia gli incaricati di prestare assistenza ed ospitalit� agli stranieri e a tutelarne gli interessi.

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E' da presumersi che accanto ad essi, cos� come altrove, Funzionari diversi espletassero compiti particolari delegati. Restaurata dopo i noti avvenimenti punici, e resa Petelia libera e federata, � un governo collegiale che prende ad amministrare la cosa pubblica a mezzo dei Decurioni, organo esecutivo dei deliberati di un Senato di espressione popolare; forma di istituzione che si protrarr� poi durante l'Impero di Nerva e Traiano (97 d.C.), come � documentato nella gi� riportata epigrafe murata alla torre dell'orologio, ed ancora al tempo della sua riduzione alla condizioni di Municipio, allorquando, e pur nella sopravvivenza dei noti organi istituzionali (Decurioni, Senato, Augustales), la vera cornice della vita politica prende ad essere rappresentata dalla gens, all'interno della quale il Patrono sar� il rappresentante della giustizia, il difensore del popolo; istituto contemplato dal diritto romano, e riferito alla persona sotto la cui protezione ci si poneva, l'instaurazione dell'uso vien fatta risalire a Romolo.

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Le iscrizioni di Petelia tramandano il nome di un solo Patrono, Megonio, del quale, al di fuori della munificenza, delle cariche ricoperte, quadrunviro, questore del pubblico erario, e di alcuni dei suoi numerosi possedimenti, e del tempo in cui visse (tempo di Antonino Pio, 138-161 d.C.), non si hanno altre notizie. Ma certamente egli era romano, della gens Cornelia, come si evince da talune delle iscrizioni, ove � indicato nipote d� Cornelio Leone. Va ricordato a tal proposito che al tempo della ristrutturazione territoriale (89 a.C.) le Famiglie patrizie romane ottennero vasti possedimenti nelle provincie che se ne assicuravano la continuit� attraverso i loro rappresentanti che si trasferivano sul posto e che da quella presero a nominarsi: da ci� la classificazione di Petelia nella trib� o stirpe o gens Cornelia, e la qualiflcazione d� Patrono di Megonio.

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A completamento del quadro delle pubbliche istituzioni peteline ricordiamo il Petelinum Gimnasium e il Ginnasiarca, ma di essa si � detto in altra parte di questo scritto. Religione politeistica quella di Petelia, come nell'antica Grecia, dove Zeus, signore dell'universo, dio del cielo, del tuono e del fulmine, primeggia come il padre in seno alla Famiglia, proiezione dell'universo cosmico, attorno al quale ruotano coi loro peculiari attributi che riflettono atti ed interessi della vita umana: Demetra, dea della terra che protegge le messi: Apollo, nume tutelare legato al mito del fondatore Filottete; Artemide, dea della caccia; Eracle, ecista della citt� di Crotone; Ares, Athena, Nike: la ricca serie monetaria coi tipi di tali divinit� rinvenuta nel territorio di Strongoli ne attesta il culto, cui va aggiunto quello di Afrodite se ad essa � riferibile la testa muliebre prima ricordata, or conservata nel Museo di Catanzaro. Divinit� alle quali con Feste e preghiere, offerte e sacrifici, com'era d'uso allora, erano tributati onori e consacrati piccoli templi come altrove anche a Petelia e come lasciano presumere i resti affiorati in passato - lo ricorda il Marincola-Pistoia - nella localit� destinata alla costruzione del vecchio Cimitero di Strongoli. quando nel 1841 nel dissodarsi quella terra si scopersero " alcuni Frammenti di colonne di terra cotta di diverso diametro, due delle quali in piedi e di pari altezza erano in corrispondenza di un piano di Fabbrica a guisa d� un altare, su cui era una lastra di pietra alquanto incavata ", il che fece appunto ritenere trattarsi dei ruderi di un tempio.

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Sopratutto diffuso il culto di Demetra (praticato su tutta la costa Jonica della Magna Grecia con feste prevalentemente campestri legate alla semina ed al raccolto), come appare manifesto dalla monetazione petelina dove essa spesso compare. il busto fittile rinvenuto e che l'Orsi acquist� per il Museo di Reggio , oltre che il ricco materiale recuperato e costituito da statuette e testine muliebri arcaiche fittili (VI-III sec. a.C.) di sostanziale identit� tipologica verosimilmente connesse al culto della dea, e proveniente da depositi votivi come lascia presumere il Marincola - Pistoia che ad un rinvenimento accenna riferendolo al 1841: il che autorizza pure l'ipotesi di un santuario. Famosa la collezione d� D. Ignazio Giunti (v. Straforelli, La Patria, 1900). rinvenimenti dello stesso genere s� verificarono pure tra il 1930 e il 1960 quando esplose anche a Strongoli il mercato dell'antiquariato ad opera, allora, di imberbi improvisati ricercatori.

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Culti che testimoniano i rapporti di legame religioso delle citt� con la patria di origine, non presentano sostanziale differenza rispetto a quelli praticati nella Kora di Crotone, laddove per� non trova riscontro d� diffusione, probabilmente limitato e privilegiato da pochi eletti, quello di Orfeo. Trae esso origine da quello di Apollo e Dioniso, personaggi entrambi certamente suggestivi della mitologia greca; particolarmente interessante, anche per l'influenza che ebbe in taluni filosofi e nella stessa dottrina cristiana, l'insegnamento degli Orfici, setta ascetica che teorizza su due problemi affascinanti: l'origine del mondo e il destino dell'uomo, eterni problemi che le filosofie dei tempi hanno tentato variamente di risolvere, ma che continueranno a tormentare all'infinito l'umano pensiero. Credono gli Orfici nella trasmigrazione dell'anima che, di origine divina, � schiava del corpo, e tende perci� a risalire al cielo: a seconda di quella che fu la sua vita terrena, pu� raggiungere, trasmigrando di corpo in corpo, la sofferenza eterna, il tormento temporaneo, la felicit�. La vita terrena � sacrificio e dolore: con la rinunzia, la sopportazione e sopratutto la purificazione, l'uomo diventa meritevole di raggiungere l'eterna felicit�, e l'anima del defunto trovare la strada della salvezza e risalire al cielo.

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Il culto di Orfeo fu conosciuto e praticato a Petelia; lo attesta il ritrovamento di una laminetta di oro "in un sepolcro presso Strongoli, in localit� corrispondente all'antica Petelia " (vedi Giannelli in Culti e Miti della M.G.) nel 1834, e che si fa dagli esperti risalire ad un periodo compreso tra il principio del IV sec. e la prima met� del III sec. a.C.; di tipo anologo alle pochissime altre ritrovate (Thurii, Creta, Roma, Vibo Valentia), � passata alla storia, per la sua integrit� e completezza e per il linguaggio puramente epico, e correttezza ortografica, come Tavoletta Petelia (v. Russell: Storia della Filosofia Occidentale, v. I): c'illumina essa sulla concezione orfica dell'aldil�, e contiene, senza oscuri simbolismi, le istruzioni riguardanti la vita ultraterrena che l'anima del defunto deve seguire per raggiungere il luogo dell'estrema salvezza e non confondersi alla turba degli spiriti senza gloria, di coloro che non furono iniziati ai misteri dell'Orfismo:

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"A sinistra delle case di Ade troverai una fonte, e presso di essa un pioppo bianco. A questa fonte non ti accostare. Ne troverai un'altra in cui scorre acqua fresca proveniente dal lago di Mnem�sine '. Davanti vi saranno guardiani, e tu dirai: Sono figlio della terra e del Cielo stellato, e la mia razza il Cielo soltanto; questo lo sapete anche voi. Ardo di sete e mi perdo; concedetemi di bere subito la fresca acqua che scorre dal lago d� Mnem�sine. Essi ti permetteranno di bere alla Fonte divina, e dopo di allora regnerai insieme con gli altri eroi".

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Tanta intensa religiosit� di pericolo greco e anche della prima et� romana subisce col tempo cos� preoccupante affievolimento che al fine di ravvivarla, al tempo di Augusto viene istituito il culto degli imperatori, che pertanto divennero persone sacre e divine. E'  in tal clima di rinnovamento religioso che, a morte dell'imperatore, nelle citt� di provincia furono istituiti dei collegi che presero nome di Augustales dai sacerdoti addetti a tal culto e scelti dai decurioni fra gli ingenui e i liberti di condizione agiata ed onorata. Dell'esistenza di tali collegi a Petelia si trae notizia oltre che dalla ripetuta iscrizione dell'orologio (97 d.C. ca.), laddove � scritto che Quinto Eibuino Alcimo, vincitore dei ludi Augustali, elarg�, per l'onore ricevuto del bisellio, due sesterzi ai sacerdoti Augustali, dalle altre del tempo di Antonio Pio (138-161 dC.), che pure abbiamo menzionato, e di Megonio, sostenitore della corporazione, al mantenimento e decoro della quale pi� volte - si rileva - provvide mediante lasciti d� rilevante entita. Fu, nella societ� petelina. l'agricoltura il perno Fondamentale dell'attivit� economica, che si fondava essenzialmente sulla coltivazione del grano, per come ci rivelano le corone di spighe che completano l'effigie monetaria di Demetra, ma che nell'allevamento del bestiame e nelle attivit� collaterali e connesse, per fertilit� del terreno e freschezza di pascoli, trovava importante sbocco.

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Dalla cultura della vite un posto di rilievo fu sicuramente occupato a Petelia, le cui campagne erano perci� rinomate per la produzione di quella che viene ricordata come la qualit� pi� antica di vino la cui " leggenda si confonde con quella degli dei " (G. Tambos: Sibari, I Greci in Italia), l'Aminea, richiamata nel testamento di Megonio da noi prima riportato. Variet� pregiata di vite, della quale si conoscevano nella antichit� ben cinque tipi , importata, Forse, dalla Tessaglia, da dove provenivano i fondatori della citt� di Amina, che pare sorgesse nel territorio compreso tra Sibari e Petelia e che taluni ritengono fosse l'antico nome di Petelia. Attivit� accanto alle quali si svilupp� pure un artigianato che, facilitato dalla natura spesso argillosa del terreno, diede luogo ad una vasta produzione di materiale edilizio e terracotte in genere (mattoni, statuette, vasi, orciuoli), come provano i corredi funerari, il ricco materiale votivo rinvenuto, la scoperta di una fornace nella zona di Vigna del Principe che si pu� supporre abbia servito alla cottura. Come pure � da presumersi che una certa attivit� commerciale dovette svilupparsi, favorita appunto dalle produzioni locali, dalla sua posizione topografica privilegiata, ricca di acque, con alle spalle la presila, a dominio del sottostante territorio fino al mare, a breve distanza da esso, prossima all'asse viario, che Faceva di Petelia un centro di traffico tra le popolazioni della costa e quelle indigene della Sila (O. Dito, o.c.), e Forse dalla presenza d� un porto, la cui esistenza non appare del tutto arbitraria: la costa strongolese non �, infatti, del tutto piatta ed uniforme, inframezzata com'� in alcuni punti, da insenature e sporgenze tra la Foce del Neto e la scogliera di Tronga, e ci� a parte le modificazioni che nel corso dei secoli avr� subito per l'erosione provocata dalle acque, come un recente studio promosso dal CNR a ha accertato per tutta quella calabra, scomparsa per tal ragione per circa i due terzi, e pertanto adatta per gettarvi l'ancora e fermarsi al riparo dei venti; o forse di una statio ottenuta artificialmente, come lascerebbero supporre i grandi moli di pietra che s'intravedono nei fondali di Tronga (cas. ferr. 213), se non di un portocanale alla Foce del Neto un tempo navigabile. Presunzione che sembra trovare fondamento in quell'antica carta geografica della rete stradale dell'Impero romano, detta dal suo ritrovatore Tabula Peutingerina, dove sono indicate le stazioni, e che venne scritta per le comunicazioni e i traffici marittimi, e che riporta Petelia a 11 miglia da Crotone, e nell'Itinerario di Antonino, ove al posto di Petelia � indicato il Neto; oltre che nel numeroso materiale disseminato in quei Fondali e dalla ricorrenza di tipi analoghi di ritrovamenti lungo le rotte marittime segnate nelle dette carte, e che cos� chiariscono pure l'esistenza a Petelia di un'attivit� commerciale discretamente fiorente.

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Non � possibile stabilire quali relazioni commerciali o rapporti abbiamo potuto tenere i petelini col resto delle colonie greche e con l'Oriente e la madre patria, ma � certo che non mancarono: lo lascia supporre la presenza a Petelia dei Proxenes nel IV sec. a.C., attestata dalla nota e richiamata tavola bronzea, la cui Funzione, come s� � detto, era quella di rappresentare e difendere i Forestieri come all'incirca � oggi quella dei consoli. Scrive il De Luca (o.c.) che a giudicare dalla variet� dei tipi monetari venuti alla luce in Petelia c'� da rimanere sbalorditi sulla vastit� degli scambi e dei rapporti ch'essa dovette avere e mantenere con tutte le citt� della Magna Grecia, della Sicilia, e pure delle citt� orientali (Efeso, Pameia, Atene, Rodi, ecc.), tanto che si potrebbe coniare per essa l'appellativo di Svizzera della Magna Grecia.

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