Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



GIUSEPPE CERAUDO

STRONGOLI - PETELIA
ITINERARI ARCHEOLOGICI

COMUNE DI STRONGOLI 

GIUSEPPE CERAUDO

STRONGOLI - PETELIA 

ITINERARI ARCHEOLOGICI 1994

Questo volume è stato pubblicato grazie al contributo del Comune di Strangoli

Ad OmelIa e Silvia

PREFAZIONE

Non è per niente facile per chi, come me, non è uomo di lettere e di cultura, scrivere una prefazione ad un libro; giacché di un vero e proprio testo di storia e archeologia si tratta, anche se il titolo "Strongoli - Petelia. Itinerari archeologici" lascerebbero pensare ad una semplice guida destinata all'uso e al consumo di turisti occasionali e di viaggiatori alla ricerca di resti del passato.
Così non è. L'Autore ha compiuto un eccellente e certosino lavoro di sintesi; con grande maestria ha estratto dalla sua opera "La topografia antica di Petelia e del suo territorio" (con la quale si è brillantemente laureato in Lettere presso l'Università di Roma "La Sapienza") un volume di facile, scorrevole e immediata consultazione, strutturato in maniera tale da essere al tempo stesso libro di storia e guida archeologica.
Ed è proprio per queste peculiarità che l'Amministrazione Comunale (contravvenendo al dettato della legge che considera la cultura un bene e un servizio non indispensabili, proibendo ai Comuni che hanno dichiarato il dissesto finanziario qualsiasi intervento e qualsivoglia spesa in questo campo) ha di buon grado accettato la proposta dell'Autore, Dott. Giuseppe Ceraudo, di pubblicare il presente testo, legando allo stesso l'iniziativa di cui si dirà più avanti.
Tale pubblicazione vuole essere oltre che una prova certa, anche una testimonianza a futura memoria dell'attenzione che l'attuale Giunta Municipale ha verso tutte le iniziative culturali tendenti al rilancio e alla riqualificazione dell'importanza storica di Strongoli e del suo comprensorio.
In questo volume, così come nei precedenti di A. Vaccaro e di S. Gallo (ai quali va riconosciuto il merito di aver divulgato e reso note le vicende storiche di Macalla e Petelia) emerge l'importanza, la grandezza, il ruolo strategico di Petelia e la fedeltà, il coraggio e l'eroismo dei suoi cittadini.
Questo passato glorioso deve rappresentare per tutti gli strongolesi, discendenti da quella stirpe di uomini valorosi, non solo un grande e legittimo motivo di orgoglio, ma anche lo stimolo a risvegliarci dal letargo nel quale siamo piombati e lo sprone, soprattutto per i giovani, per risollevarci dal degrado, archiviando, nei meandri della nostra memoria, gli anni bui, violenti e delittuosi di un recente passato. Questo ci impone la storia dei nostri avi. Abbiamo l'obbligo e il dovere morale di riappropriarci della nostra storia; di prendere coscienza e di avere conoscenza della nostra cultura per poter tramandare nei secoli il ricordo indelebile, anche attraverso la salvaguardia e la tutela dei beni archeologici e il recupero del centro storico, di Petelia e della sua gente.
Questa pubblicazione, unitamente alla richiesta di autorizzazione ad adibire una sala del palazzo municipale per la raccolta di reperti archeologici, avanzata alla Soprintendenza Archeologica della Calabria dalla Giunta Municipale con atto deliberativo n. 304 del 26/05/1994, rappresenta uno dei primi passi in direzione della valorizzazione dei beni culturali, anche in funzione del ruolo che questi possono avere per la ripresa economica del nostro paese e per gli sbocchi occupazionali che possono offrire.
Tali iniziative costituiscono, infatti, stante la mancanza di finanziamenti da parte degli enti preposti, i presupposti essenziali per poter avviare in tempi brevi interventi di risistemazione e di valorizzazione di alcune aree archeologiche nell'abitato di Strongoli.
L'inizio di questi lavori è naturalmente legato alle autorizzazioni della Soprintendenza di Reggio Calabria, ed al successo della presente pubblicazione, alla quale è legata l'iniziativa "un libro per un reperto".
Il presente libro, infatti, non verrà distribuito gratuitamente; verrà donato in cambio di un'offerta libera a tutti coloro che gradiranno riceverne una copia, al fine di finanziare, con il ricavato, la campagna di recupero di quelle aree ricche di evidenze archeologiche ed oggi per vari motivi degradate (Vigna del Principe, Cimitero Vecchio, Fondo Castello, ecc.).
Sono quindi particolarmente grato al Dott. Giuseppe Ceraudo non solo perché mi ha dato l'opportunità di lanciare questa iniziativa, ma anche per aver fatto dono al Comune di copia della sua tesi di laurea e per aver messo a disposizione dell'Amministrazione, senza alcun compenso, il suo lavoro, rinunciando ad ogni suo diritto per la pubblicazione del libro e per eventuali successive ristampe.
Al Dott. Giuseppe Ceraudo va la stima, la riconoscenza e il doveroso ringraziamento mio e dell'Amministrazione Comunale. 


Saverio Romano
Sindaco di Strongoli 


La situazione, pur se gravemente compromessa, non è irrecuperabile; il territorio di Strongoli è ancora ricco di oggetti e di strutture antiche; queste, opportunamente indagate dagli organi competenti e valorizzate, o risistemate per il pubblico godimento, potrebbero costituire un importante polo di attrazione per la gran massa di turisti che ogni estate affollano le spiagge della Marina o che si trovano a passare per quel tratto di costa unico in tutta la Calabria.
Si tratta quindi di recuperare il tempo perduto; questo appello è rivolto soprattutto alla Amministrazione di Strongoli, che ha già dato un segno tangibile della buona volontà e della comunanza di intenti rendendo possibile la pubblicazione di questo volume. La realizzazione di un Museo Comunale, allestito magari nelle sale del Castello opportunamente restaurato ed attrezzato, potrebbe essere una prima ed importante risposta verso un auspicato rilancio culturale di Strongoli e di tutto il suo territorio.
Questo lavoro, opportunamente sintetizzato, è parte di una più vasta ricerca di Topografia Antica dal titolo "La topografia antica di Petelia e del suo territorio ", in fase di revisione per la pubblicazione nella collana "Forma ltaliae" a cura dell'Istituto di Topografia di Roma e dell'Italia Antica dell'Università di Roma "La Sapienza". L'obbiettivo finale di tale ricerca sarà la realizzazione di una Carta Archeologica, attraverso la quale si potrà arrivare alla conoscenza integrale ed analitica della topografia antica del territorio petelino, utile ai fini delle ricerca storica e, di conseguenza, alla tutela dei monumenti.
Rifacendomi a quanto riferito in una breve nota da Ferdinando Castagnoli così può essere sintetizzato il lavoro di redazione della Carta Archeologica:
1 - Esplorazione archeologica diretta del territorio.
2 - Presa in esame di tutti i dati, e cioè non solo dei monumenti, ma anche del materiale
mobile e di ogni indizio atto a testimoniare una presenza in ogni singolo luogo.
3 - Catalogo, in brevi schede numerate, di queste presenze, localizzate in buone carte
topografiche.
4 - Documentazione grafica e fotografica.
5 - Interpretazione dei singoli dati ai fini di una sintesi storico - topografica.

Il presente volume inoltre, usato come guida archeologica, si prefigge il compito di facilitare la visita e la comprensione di quei monumenti che ancora oggi arricchiscono il patrimonio archeologico di questo angolo di Calabria. Di qui la necessità di un volume che segnalasse al viaggiatore la presenza di significative testimonianze del passato non facilmente fruibili e l'aiutasse ad interpretarne il valore nel suo contesto.
Quattro sono gli itinerari che è possibile seguire: la Città, le Necropoli, il Territorio ed il Porto. I primi tre percorsi consentono di ammirare il paese e la campagna circostante anche da un punto di vista paesaggistico e naturalistico (il centro storico di Strangoli, la foce del Neto, le Murgie, ecc.); l'ultimo itinerario, subacqueo, è per gli amanti e gli appassionati del mare, che intendono riscoprire i segreti che si nascondono nei fondali antistanti la Marina di Strangoli.
Per agevolare la ricostruzione e la lettura dei luoghi, la guida è arricchita di un corredo di piante disegni e foto, eseguiti, dove non specificatamente citato, dall'autore.
U n cordiale ringraziamento va a tutta l'Amministrazione del Comune di Strongoli ed in particolare al Sindaco, Avv. Saverio Romano, fautore e sostenitore di questa iniziativa.
F. CASTAGNOLI, La carta archeologica d'Italia e gli studi di topografia antica, in Quaderni dell'Istituto di Topografia Antica VI, 1974, pp. 7-17.


PARTE PRIMA


STORIA DEGLI STUDI E DEGLI SCAVI



L'identificazione del sito di Petelia è un problema ormai superato, tutti gli studiosi sono oggi concordi nel collocare il centro antico sul colle dove sorge il paese di Strangoli.
Il tentativo di localizzazione provocò nei secoli passati una polemica aspra e duratura; letterati ed eruditi calabresi, fin dal sec. XVI, presero le loro posizioni e le difesero strenuamente. Spesso ciò era dovuto a sviscerato amor di patria ed a puro campanilismo più che ad una corretta interpretazione dei dati a disposizione, spesso era assente il vero interesse scientifico verso la ricerca storico-topografica.
Così nel corso di questi cinque secoli, molti furono i paesi sul versante ionico calabrese che si arrogarono il diritto di vantare natali illustri ed una storia millenaria.
Tra questi ottennero maggior credito Belcastro, Marcedusa2 e soprattutto Policastro.
I..: Antonini\ commentando alcune epigrafi da lui stesso rinvenute, pensò ad un' altra Petelia da ubicarsi in Lucania. Fu smentito dal Mommsen il quale riconobbe come false tutte le iscrizioni.
Risale al 1498 la prima scoperta di un certo interesse a Strongoli: venne alla luce una base marmorea iscritta, la quale doveva sostenere la statua bronzea di Manio Megonio Leone (CIL X, 114). La notizia è riportata dal Fabricius6 che fu l'editore del solo kaput ex testamento scolpito sui lati della base stessa. Più tardi il Gualtherus pubblicò il testo7, oltre a

l Si riportano qui di seguito e nelle due note successive soltanto i nomi di coloro che appoggiarono l'identificazione di un sito piuttosto che un altro; non entrerò nel merito della questione riportando le varie discussioni che si accesero fra gli eruditi locali. In favore di Belcastro si espressero: L. ALBERII, Descrittione di tutta l'Italia, Venegia 1551, p. 194; PH. CLUVERIUS, Ita­lia antiqua, II, Lugduni Batavorum 1624, pp. 1314-1315.; G. FIORE, Calabria illustrata, varia opera istorica, I, Napoli 1691; ed altri autori meno noti riportati dal MARINCOLA 1867, p. 46.
2 In favore di Marcedusa: G. A. FICO, Notizie storiche sulla Patria di S. Zosimo, Roma 1760, pp. 37-45; cfr. inoltre MA­RINCOLA 1867, pp. 46-47.
In favore di PetiIia Policastro (il nome di PetiIia fu integrato il 22 gennaio 1863 per Regio Decreto n. 1140): G. BARRIUS, De antiquitate et situ Calabriae libri quinque, Romae 1571, lib. IV, p. 291; G. MARAFIOTI, Croniche et antichità di Calabria, Padova 1601, lib. 111 p. 212; F. UGHELLI, Italia Sacra, IX, Venezia 1721, p. 475; ulteriori notizie in VACCARO 1933, pp. 14-18.
G. ANTONINI, La Lucania. Discorsi storici divisi in tre parti, I, Napoli 1795, pp. 95-97.
CIL X, p. 5": Iscriptiones falsae vel alienae.
'G. FABRICIUS, Antiquitatum Libri IlI, Basileae 1587, pp. 12-14.
7 G. GUALIHERUS, Sicilia e, objacentium insularum et Bruttiorum antiquae tabulae, Messanae 1624, pp. 57-58.
quello della già citata base (8), di una seconda lastra marmorea iscritta, recuperata presumibil­mente tra la fine del sec. XVI e gli inizi del XVIP e murata ad palatium urbis Praesulis (ex Palazzo Municipale) là dove ancora ci si può ammirare.1° CClL X, ln\.
"'Le prime notizie di monete della zecca di Petelia sono riportate in opere di eruditi calabresi dei quali, descrisse in modo pittoresco sei nominali petelini, alcuni dei quali, puramente immaginari (Bacco/Cetra ed alloro) o interpretati in modo sbagliato nel riconoscimento dei tipi, verranno parzialmente ripresi nel 1601 dal Marafioti. Una rappresentazione abbastanza completa delle monete è nell'opera del Fiore il quale rappresentò alcuni numerari delle due serie, rifacendosi alle descrizioni fatte dal Barrius e dal Marafioti.
Nel 1586 il canonico strongolese Giovanni Stratioti scrisse un'opera dal titolo Breve descrizione della città di Strangoli anticamente Petelia. L'opera è irreperibile e con essa tutte le preziose informazioni che poteva contenere14.
Dall' Alfano15 sappiamo che nel 1725 il Vescovo di Strongoli, monsignor Pasquale Petruccelli, possedeva una collezione completa di monete peteline rinvenute tutte nel territorio.


O M I S S I S


Alcuni di questi reperti si trovano ora in collezioni private notificate.
" Per i saggi sulle Murgie del 1983 cfr. DE LA GENIERE-$ABBIONE 1984.
}7 J. DE LA GENIERE, Au pays de Philoctète, la montagne des Murge; recherches dans les nécropoles, in Epéios et Philoctète in ltalie, Actes du Colloque Intemational du Centre de Recherches de l'Université de Lille III (Lille, 23-24 Novembre 1987),
Naples 1991,pp. 75-116.
"E. LATIANZI,ACTXXX, 1990, Napoli 1993, p. 594.
"G. FOTI,ACTXIII, 1973, Napoli 1974, pp. 384-385.
"GuzzO-LUPPINO 1980, pp. 821-914.
"E. LATIANZI,ACTXXX, 199O, Napoli 1993,p. 594.


AVVENIMENTI STORICI


Secondo la tradizione letteraria, il territorio che si estende dal Neto al promontorio di Punta Alice, subì la mitica colonizzazione dell' eroe greco Filottete, reduce dalla guerra di Troia.
I luoghi del suo sbarco sulle coste calabresi, erano già ben identificati da Licofrone1: nell'Alessandra Cassandra predisse che l'eroe sarebbe stato accolto nella regione degli Enotri dalla piccola città di Crimisa2, nei pressi del fiume Esaro3, inoltre il Crati avrebbe visto la sua tomba nel Santuario del Dio di Patara4 dove il Neto scarica le sue acque in mare.
Molto simile è la versione riportata dallo Pseudo-Aristotele5. Il Melibeo avrebbe fondato Macalla a 120 stadi da Crotone ed avrebbe consacrato le frecce di Eracle nel Santuario di Apollo Aleo.
Da Strabone6 sappiamo che Filottete fondò Petelia, altri autori che confermano questa notizia sono Virgilio, Servio, Silio ltalico e Solind.
Solo indirettamente è possibile seguire lo sviluppo delle vicende storiche nel nostro territorio fino al V sec. a.c., questo per la mancanza di fonti esplicite.
Un'iscrizione greca (V sec. a.c.) trovata nei pressi di Strongoli, proverebbe la presenza a Petelia del demiurgo, magistratura tipica dell'organizzazione delle città achee in Magna Grecia, prova evidente di una profonda ellenizzazione del territorio subito a Nord del Ne­to, e nello stesso tempo indice di un'autonomia politica della città di Filottete, con un assetto costituzionale proprio derivato però dalla vicina Crotone8.
Nel corso del V e nella prima metà del IV sec. a.c., oltre ad una presenza sempre più pressante da parte siracusana, si verificò il progressivo espandersi verso Sud dei popoli italici collegati al ceppo sannita.

I L YCOPHR., A/ex. vv. 911-913, 919-929.
, La sua identificazione non è sicura, la maggior parte degli studiosi tende a collocarla nei pressi di Cirò Marina.
) Il fiume che bagna Crotone.
. Si tratta del Santuario di Apollo Aleo scoperto a Punta Alice da Paolo Orsi.
'Ps. ARIST., De miro ausc., 107.
'STRABOVI,1,3.
l VERG., Aen. !Il, 402; SERV., Ad Aen. III, 402; SIL. ITAL. XII, 431; SOLIN. II, 10.
'Il magistrato supremo a Crotone era un pritane affiancato da un demiurgo: questo a giudicare dall'attestazione di questo magistrato, oltre che a Pete/ia, anche a Caulonia, Crimisa e forse Terina, città che nel V sec a.c. dovevano aver derivato il loro assetto costituzionale dalla colonia da cui dipendevano.


I Lucani, nel 389 a.c., sconfissero nei pressi di Laos l'esercito thurino. Fu questo avvenimento a segnare il definitivo controllo lucano in Italia meridionale del territorio fino all'istmo Thurii-Kerilloi9 (Sibari-Cirella).
Riconducibile alla seconda spedizione in Magna Grecia (382 a.c.) da parte di Dionisio I contro le città della lega italiota, è la grande espansione lucana che investì tutta la regione fino all'istmo tra i golfi di Lamezia e di Squillacel°.
In quegli stessi anni i Lucani approfittando della guerra che teneva occupato Dionisio I ed indeboliva ulteriormente le città italiote, s'impossessarono di Peteli. Divenuta la loro capitale la resero imprendibile, e la fortificarono per potersene avvantaggiare nelle incursioni contro Thurii.
Nel 356 a.c. Diodoro Siculo12 pone la scissione dai Lucani dei Brettii, i quali costituirono una confederazione; occuparono una vasta area compresa tra i due istmi calabresi' e si' sostituirono ai greci nello sfruttamento boschivo ed armentizio del massiccio centrale silano. Anche a Petelia quindi vi fu un passaggio di consegne tra i due popoli italici, intorno alla metà del IV sec. a.c. ai Lucani succedettero i Brettii.
Sempre secondo Diodoro13, dopo la morte di Alessandro il Molosso (331 a.C.), i Brettii tentarono inizialmente di conquistare Crotone, poi, nel 317 a.c., si schierarono al fianco dei democratici della polis greca, contro gli oligarchi esiliati che cercavano di rioccupare la città. La battaglia decisiva avvenne al confine tra il territorio di Crotone e quello brettio, da identificarsi nel corso del Neto. Al fianco dei democratici di Crotone, in una sorta di alleanza tra classi socialmente inferiori che troverà ulteriore conferma in alcuni. episodi della seconda guerra punica, non si schierò l'intera confederazione brettia, ma solo l'unità cantonale che faceva capo, nella zona interessata dalle vicende belliche, alla piazzaforte di Petelia14.
Nel 285 a.c. Thurii fu assalita da Lucani e Brettii comandati da Stennio Statilio; in difficoltà i thurini chiesero aiuto a Roma, la quale, impegnata contro i Galli Senoni e Boi, solo nel 282 a.c. mandò nel Sud il console Gaio Fabrizio Luscino che trionfò sugli Italici catturando il loro capo. Di conseguenza anche Crotone, Locri e Reggio chiesero dei presidi romani, lasciando isolata Taranto che mal vedeva, a causa di vecchi patti stipulatils, un intervento romano in Italia meridionale.
La tensione tra le due città sfociò nella guerra ed i tarantini chiamarono alloro fianco Pirro (280 a.c.). Dopo alterne vicende l'epirota lasciò l'Italia dopo la battaglia di BeneFento (275 a.c.) e così dopo la conquista di Taranto ed il trionfo di Lucio Papinio Cursore sui Lucani, Sanniti e Brettii (272 a.c.), Roma s'insediò stabilmente in Magna Grecia.
Alla luce di questi avvenimenti e quindi durante o subito dopo l'intervento di Pirro in Italia, è da collocare un patto di amicizia tra Petelia e Roma, se così si può interpretare la vecchia alleanza (vetus societas) a cui i petelini, soci da lungo tempo (longiquis sociis), faranno riferimento circa mezzo secolo dopo, durante la guerra Annibalical6.

'DIOD. SIc. XIX, 100,5; STRABO VI, 1,4.
"Ne dà conferma Strabone (VI, 1, lO) circa lo sbarramento istmico che Dionisio I, in guerra contro i Lucani, avrebbe tentato di costruire per difendere dai "barbari" i territori al di sotto di esso.
" Per un tentativo di datazione precisa dell'occupazione lucana di Petelia, cfr. S. LupprNo, Strabone VI, 1,3: i Lucani a
Petelia, in ASCL XLVII, 1980, pp. 43-44.
12 DroD. Src. XVI, 15.
"DrOD. Src. XIX, 2-10.
" P.G. Guzzo, I Brettii, Roma 1989, pp. 56-57.
I; Negli ultimi anni del IV sec. a.c., Taranto aveva stipulato con Roma un trattato, che fissava al capo Lacinio il limite tra la sfera d'influenza navale romana e quello della città greca.
l<, Uv. XXIII, 20, 6-8; cfr. A. J. TOYNBEE, L'eredità di Annibale I, T orino 1981, p. 264 .


Per la maggior parte dei numismatici fu grazie a questo patto (foedus) con la Repubblica
che Petelia a partire dal 280 a.c. avrebbe iniziato la coniazione di una prima serie di monete di bronzo priva dei segni di valore che si interruppe nel 216/215 a.c. a causa della conquista della città ad opera dei Cartaginesi.
Alla fine della guerra, in conseguenza alla fedeltà che Petelia dimostrò nei confronti di ROffi'd, questa avrebbe concesso alla città brettia di riaprire la zecca per una seconda serie di emissioni in bronzo, caratterizzata dai segni di valore e raccordate al contemporaneo siste­ma divisionale in uso a Roma fino all'89 a.c.ll.
Da Liviol8 sappiamo che a causa della disastrosa sconfitta a Canne (216 a.c.) molte popolazioni e città dell'Italia meridionale passarono con Annibale.
Petelia, unica città brettia, rimase fedele all'antica alleanza con Roma e non si schierò dalla parte dei Cartaginesi; questi però immediatamente tentarono di occuparla con l'aiuto dei Brettii secessionisti. Allo stesso tempo i petelini mandarono un'ambasceria a Roma per chie­dere aiuto e l'invio di una guarnigione. I Senatori risposero che a causa delle gravi condizioni in cui era venuta a trovarsi la Repubblica, non avrebbero potuto aiutare gli alleati, quindi, congedando gli ambasciatori, li lasciarono liberi di scegliere con quale parte schierarsi.
A Petelia c'era chi voleva abbandonare la città e chi invece voleva allearsi agli altri Brettii ed ai Cartaginesi; prevalse infine l'opinione degli Ottimati, che decisero di affrontare l'assedio nemico piuttosto che tradire la fedeltà nei confronti di Romal9.
Il contrasto tra gli ottimati filo-romani e la plebe filo-cartaginese è evidente, e la decisione coraggiosa della parte agiata della popolazione ci è stata tramandata da numerosi autori antichi rimanendo proverbiale 2°.
. Annibale ordinò ad Annone di portare a termine l'assedio, pensando che si sarebbe risolto in breve tempo, ma non fu così: soltanto dopo undici mesi (215 a.c.) la città fu espugnata da milcone prefetto di Annibale 22 . Secondo quanto afferma Appiano 2J , ottocento petelini riuscirono a fuggire ed a rifugiarsi a Roma, e grazie alla loro lealtà alla fine della guerra furono riaccompagnati nel loro paese.
Il generale cartaginese non fece distruggere completamente Petelia, anzi se ne servì sfruttando la sua forte posizione sulla via costiera ionica. A conferma di ciò ci viene in aiuto un passo di Livio 24 : nel 208 a.c. i Romani cercarono di impadronirsi di Locri; per poter

Recenti studi collocano entrambe le serie della zecca petelina nel periodo della guerra annibalica (215- 204 a.c.), M. CALTABIANO, Una città del Sud tra Roma ed Annibale, Palermo 1977. A mio avviso il discorso andrebbe parzialmente rivisto
alla luce di una migliore interpretazione delle vicende storiche di quel periodo ed alla luce dei numerosi ripostigli monetali scoperti a Strongoli dal 1965 ad oggi; per i ripostigli v. P. ATTIANESE, Calabria greca. Greek Coins of Calabria III, Santa Se­ verina 1980, pp. 451-479.
'"LIV.XXII,61,11-12.
"LIV. XXIII, 20, 4-10: "Eodem tempore Petelinos, qui uni ex Bruttiis manserant in amicitiam Romana, non Carthaginienses
modo qui regionem obtinebant sed Bruttii quoque celeri ob separata ab se consilia oppugnabant. Quibus cum obsistere malis n£;­
quirent Petelini, legatos Romam ad praesidium petendum miserunt. Quorum preces lacrimaeque - in questus enim flebiles, cum
sibimet ipsi consulere iussi sunt, sese in vestibulo curiae profuderunt - ingentem misericordiam patribus ac populo moverunt, con­
sultique iterum a M. Aemilio trattore patres circumspectis omnibus imperii viribus fateri coacti nihil iam longinquis sociis in se praesidii esse, redire domum fideque ad ultimum expleta consulere sibimet ipsos in reliquum <pro> praesenti fortuna iusserunt.
Haec postquam renuntiata legatio Petelinis est, tantus repente maeror pavorque senatum eorum cepit ut pars profugiendi qua
quisque posset ac deserendae urbis auctores essent, pars, quando deserti a veteribu.s sociis essent, adiungendi se ceteris Bruttiis ac
per eos dedendi Hannibali. Vicit tamen ea pars quae nihil raptim nec temere agendum consulendumque de integro censuit. Relata
postero dir per minorem trepidationem re tenuerunt optimates ut convectis omnibus ex agris urbcm ac muros firmarent.
iO V AL. MAX. VI, 6, extr. 2; FRONTIN., Strateg. IV, 5, 18; PETRON. 141, lO; SIL. ITAL. XII, 431. 21 App., Hann. VIr, 29.
22 POLYB. VII, 1-3 apd. ATHEN. XII, 5280; Uv. XXIII, 30,1.
2.' App., Hann. VII, 29.
" LIV. XXVII, 26, 5-6.


affrontare l'assedio decisero di mandare quella parte dell'esercito che era rimasto ad occupare Taranto. Annibale venne informato di questi movimenti e fece nascondere cinquemila suoi uomini sotto il pianoro di Petelia; qui infatti i Romani s'imbatterono nei nemici e dopo aver subito gravi perdite furono costretti a rifugiarsi nuovamente a Taranto.
Nel 204 a.c., quando da Scipione la guerra fu spostata in Africa, alcuni alleati Italici cominciarono a tradire i Cartaginesi. Annibale, venuto a sapere che un' ambasceria di petelini si era recata a Roma per ricordare la loro devozione verso la Repubblica, piombò su Petelia, fece uccidere un certo numero dei principali cittadini dai Numidi, disarmò la popolazione libera, armò gli schiavi e li mise a guardia della città2;.
Qualche tempo più tardi (203 a.c.), mentre Annibale si era imbarcato a Crotone ed era in attesa dei venti propizi per lasciare l'Italia, alcuni esuli petelini con altri Italici sbandati, attaccarono quei presidi cartaginesi ancora a terra per vigilare l'imbarco e ne fecero strage26.
Alla fine del conflitto Petelia riottenne da Roma la sua indipendenza.
Da un documento epigrafico di Delfi siamo a conoscenza delle città in possesso di autonomia in Sicilia ed in Magna Grecia che poterono inviare, al principio del II sec. a.c., i loro rappresentanti a partecipare alle celebrazioni di Apollo. Il petelino inviato a Delfi fu un certo Ofallio27, dal nome tipicamente losco.
Nell'isola greca di Delo invece, verso la fine del III o agli inizi del II sec. a.c., un commerciante petelino di nome Nimsio o Numisi28 dedicò due altari nel santuario egizio di Serapide.
Sempre nel II sec. a.c. è attestata a Petelia una coppia di magistrati di cui si ignora la titolatura29, nonché una coppia di ginnasi archi che pur rivestendo una magistratura greca pri­va di funzioni politiche, hanno anch'essi nomi italici3O; Minatos Krittios Menidas e Markos Krittios (due fratelli).
Nel 90 a.c., durante la guerra Sociale, grazie alla lex Iulia de civitate, Petelia ottenne la cittadinanza romana, fu ascritta alla tribù Cornelia e venne istituito il Municipio; ebbe l'ordinamento quattuorvirale probabilmente attraverso una lex data; la lex Cornelia forse di età Sillana o di Cinna', la cui citazione è contenuta nelle iscrizioni della metà del II sec. d.c. rinvenute nella zona del Foro.
In età Augustea era considerata abbastanza popolosa32 e per tutta l'età imperiale ebbe un discreto sviluppo. Per i primi secoli dell'Impero sono i numerosi rinvenimenti epigrafici dalle necropoli e dall'area urbana che ci forniscono una quantità di dati utili per lo studio del territorio.
Nel I sec. d.c. sono attestate proprietà fondiarie municipali; a favore di ciò depone l'epitaffio di un certo Euctus, publicus Petelinorum vilicus, la cui stele è stata rinvenuta nella necropoli di Fondo Castello.

" App., Hann. VII, 57. " App., Hann. VII, 60. " "È_ n£_£À.(at 'O<paÀ.À.tOç". G. MANGANARO, Città della Sicilia e santuari panellenici nel III e II sec. a.c., in Historia XLII, 1964, pp. 419-439. Il documento è datato nella primavera del 198 o del 194 a.c.; in Magna Grecia sono menzionate, se­guendo un ordine geografico: Taranto, Eraclea, Petelia, Locri, Taisia e Reggio, mentre mancano città come Metaponto, TlJJ,­rii, Crotone e Caulonia che uscirono politicamente esautorate dal passaggio di Annibale.
" ", Aya8rov Nu_lJI(ou n£TT\À.i:voç"; IG XI, 2, 1244/45/46. J. HATZFELD, Les italiens rèsidant a Dèlos, BCH XXXVI, 1912,
pp. 197-198.
" I due magistrati sono menzionati in un bollo laterizio prodotto da una figlina pubblica. L. GASPERINI, Vecchie e nuove
epigrafi del Brettio ionico, Decima miscellanea greca e romana, Roma 1986, pp. 149-153, tav. IL
]C IG XIV, 637; F. COSTABILE, I Ginnasiarchi a Petelia, in ASCL LI, 1977, pp.5- 15.
JI F. COSTABILE, Istituzioni e forme costituzionali nelle città del Brettio in età romana. Civitas foederata, coloniae e muni­
cipia attraverso i documenti epigrafici, Napoli 1984, pp. 118-119; v. inoltre E. CAMPANILE-c. LETTA, Studi sulle magistrature indigene e municipali in area italica, risa 1979, pp. 83-85.
"STRABOVI,I,3.


O M I S S I S

In età tardo imperiale, le principali ville dislocate nel territorio sembrano continuare il loro ciclo produttivo, mentre molto scarse sono le nuove emergenze assegnabili al IV IV sec. d.c. (località Grisara).
La viabilità costiera è ben documentata dagli itinerari romani.
All'altezza del centro antico, nella moderna località Tronga, si sviluppò (forse a partire già dal n sec. d.c.) un modesto sobborgo di Petelia. Purtroppo una incontrollata espansione edilizia sulla costa, ha definitivamente compromesso le possibilità di poter acquisire nuovi dati per la comprensione del sito.
I cospicui resti scoperti nel tratto di mare antistante la località interessata, non fanno che confermare questa tesi.
L'agglomerato di edifici doveva essere dotato inoltre di un piccolo molo frangiflutti, i cui blocchi sono visibili tra i 5 e i 7 metri di profondità nelle acque antistanti la località "215"28.
NelI' I tinerarium provinciarum Antonini Augusti (In d. c.) è attestato un luogo di sosta sulla via litoranea proveniente da Taranto, in corrispondenza della foce del fiume Neto, nello stesso luogo dove è da ubicare un porto fluviale ancora attivo nel xn secolo. "Nel testamento iscritto su una delle basi marmoree di Megonio, sono impartite disposizioni per la coltivazione della vigna ed è indicato il tipo di viti da destinarvi (viti aminee). La fornitura dei pali necessari per l'impianto della vigna era a carico dei suoi eredi; v. It. Arch. 1 , scheda n. 1.


"ASCal, cart. XVI, poso 27, prato 2, fase. lO (1954); A. DE FRANCISCIS, Novità al Museo Nazionale di Reggio Calabria,
Reggia Calabria 1959, p. Il, fig. a p. 9.
" E. A. ARSLAN, La ricerca archeologica nel Bruzio, in Eretti Greci e Romani, Atti del V Congresso Storico Calabrese
(Cosenza-Vibo Valentia-Reggio Calabria 1973), Roma 1983, pp. 269-310.
" NSc 1905, pp. 364-365.
"V. It. Arch. 4.


eludere c'è da dire che soltanto nel corso del VII sec. d.c. si verifica la definitiva scomparsa di quei nuclei agricolo-residenziali costieri ed il collasso della rete viaria. Tutto ciò a causa delle continue incursioni arabe che comportarono il completo abbandono delle campagne, facilmente attaccabili durante le incursioni dal mare, ed il ritiro in centri strategicamente inaccessibili o con una funzione specifica insostituibile (sedi episcopali, porti, crocevia di particolare importanza)29.

" P. G. Guzzo, Il territorio dei Bruttii dopo il II sec. d. c., in La toponomastica e la topografia della Calabria bizantina, Atti dello incontro di studi bizantini (Reggio Calabria 1983), Roma 1986, pp. 109-120.


PARTE SECONDA

ITINERARI ARCHEOLOGICI

1°ITINERARIO: LA CITTÀ (Fig. 3)

Si può iniziare la visita della città storica dalla Piazza del Duomo, da dove si può ammirare uno splendido panorama e da cui è possibile scorgere nelle giornate più limpide la foce del Neto, Crotone ed il promontorio di Capo Colonna. All'interno della settecentesca chiesa matrice, nella navata laterale sinistra, sono visibili quattro basi marmoree iscritte che sostenevano altrettante statue di bronzo.

1.1 - Prima base iscritta dedicata a Manio Megonio Leone

Secondo il Fabricius1 la base marmorea sarebbe stata trovata a Strongoli2 nel 1498. Più tardi il Gualtherus ne indicò la collocazione pro ade maiori. Ancora alla fine del sec. XVIII, la base fu vista dall'abate di Saint-Non4 nella piazza antistante il palazzo vescovile; probabilmente solo dopo la scoperta delle altre tre, tutte le basi furono trasferite all'interno della Chiesa Madre dove ancora oggi si trovano.
Il cippo (124 x 74 x 69 cm.) conserva gli incavi con tracce di piombo per la collocazione di una statua pedestre.
Sul lato principale *) è l'iscrizione dedicatoria, mentre sul lato destro **) e quindi sul sinistro ***) è inciso il testamento (Fig. 4):

* M(anio) Megonio M(anii) f(ilio), / Cor(nelia) (tribu), Leoni / aed(ili), IIIIvir(o) leg(e) Cor(nelia), / quaest(ori) pec(uniae) p(ublicae) / patrono municipi, / Augustales patrono / ob merita eius. / L( ocus) d( atus) d( ecreto) d( ecurionum).
** Kaput ex testamento. / Hoc amplius rei p(ublicae) Petelinorum dari volo / (sester­tium) X (milia) n(ummum), item vineam Caedicianam cum / partem fundi Pompeiani ira

I G. F ABRICIUS, Antiquitatum Libri Il I, Basileae 1587, pp. 12-14.
1 Non è però menzionato il luogo del rinvenimento, anche se è lecito pensare che provenga, cosÌ come le altre basi mar­
marce, dalla Vigna del Principe.
'G. GUALTHERUS, Siciliae, objacentium insularum et Bruttiorum antiquae tabulae, Messanae 1624, pp. 57-58.
SAINT-NoN 1783, 1'1'.101-103.


Fig. 3 -Itinerario Archeologico 1.
1) Duomo; 2) Ex palazzo municipale; 3) Vico Volpe; 4) Torre dell'Orologio; 5) Castello; 6) Vigna del Principe; 7) Cimitero Vecchio.
uti optima maxi/maq(ue) sunt finibus suis qua mea fuerunt. Volo au/tem ex usuris semissi­bus (sestertium) X (milia) n(ummum) comparari in usum Augus/talium loei nostri ad instru­mentum tricliniorum du/um, quod eis me vivo tradidi, candelabra et lucerna[sJ / bilychnes arbitrio Augustalium, qua facilius strati[o}lnibus publicis obire possint. Quod extimavi, fa­cilius subituris onus Augus/talitatis, dum hoc commodum ante oculos habent. / Ceterum autem temporum usuras semisses (sestertium) X (milium) n(ummum) ad instru/mentum Augustalium arbitrio ipsorum esse volo, qua / facilius munus meum perpetuum conservare possint, / neque in alios usus usuras quas ita a re p(ublica) acceperint tra/ferri volo quam si necesse fuerit in pastinationem. / Vineam quoq(ue) cum parte fundi Pompeiani sic ut su/fra dixi hoc amplius Augustalibus loci n( astri) dari / volo. Quam vineam vobis, Augu­stales, ideirco dari / volo quae est Aminea, ut si cogitationi meae, qua pro/spexisse me utili­tatibus vestris credo, consenscritis, / vinum usibus vestris, dumtaxat cum publice epulas ex/ercebitis, habere possitis. Hoc autem nomine relevati in/pendis facilius prosilituri hi qui ad munus Augustalit[a}ltis conpellentur. Locatio vineae partis Pompeiani vine/ am colere paterint. Haec ita ut cavi fieri praestarique / volo. Hoc amplius ab heredibus meis volo praestari / rei p (ublicae) Petelinorum et a re p (ublica) Petelinorum corpori Au/gustalium ex praedis ceteris meis palum ridica[mJ / omnibus annis sufficiens pedaturae vineae / quam Augustalibus legavi.

***[A vJobis autem, Augustales, peto hanc voluntatem / meam ratam habeatis et ut perpetua forma obser/vetis curae vestrae mandetis. Quo faeilius autem / nota sic corpori ve­stro haec erga vos voluntatem, / totum foca kaput quod ad vestrum honorem perti/net.



O M I S S I S


7 - Terme

La gran quantità di oggetti che furono estratti dalla terra e le strutture che in alcuni casi affioravano sul piano di campagna, testimoniavano senza alcun dubbio, l'esistenza in quella zona di un edificio termale.
Vennero individuati alcuni ambienti intonacati, numerosi frammenti marmorei poli­cromi, tubi di terracotta, rocchi di colonna in cotto, un capitello ionico, fistule di piobo con la legenda PETELIA (CIL X, 115), vasche costruite in cocciopesto rivestite e decorate con lastre di marmo bianco, pavimenti con mosaici, inoltre due pozzi ed un acquedotto ?) che dovevano rifornire le terme dell'acqua necessaria al suo funzionamento 19. Di tutte queste strutture non restano oramai che pochi lacerti di pavimentazione in cocciopesto ed alcuni ambienti in opera reticolata di età romana, visibili nell'area dell'ex cimitero ed alle spalle del muro di recinzione.

NSc 1880, p. 163.
" Per tutte le informazioni inserite in questa scheda, cfr. i seguenti lavori: MARINCOLA 1867, pp. 23-24 nota 75; VOLANTE 1886, pp. 13-14; NSc 1880, pp. 68-73, 163, 501-502; V ACCARO 1933, p. 41.

37



Fig. 12 -Itinerario Archeologico 2-3-4.
1) Manche; 2) Fondo Castello; 3) Murgie; 4) Pietra del Tesoro; 5) Marina di Strongoli.



20 ITINERARIO: LE NECROPOLI (Fig. 12)

Lasciata Strongoli e presa la SS. 492 in direzione di S. Nicola dell'Alto, dopo 500 metri, all'altezza della quarta curva a gomito, si gira a destra per una strada di campagna che ricalca fedelmente il tracciato di una vecchia silica borbonica; dopo averla percorsa per circa 800 metri, si giunge in località Manche. Qui, nell'ampia vallata, si trovava la principale necropoli di Petelia.

1 - Necropoli delle Manche

La quasi totalità delle sepolture è stato oggetto di scavo da parte dei clandestini, i quali negli ultimi venti anni hanno potuto operare del tutto indisturbati senza che mai gli organi competenti intervenissero per porre fine a questa illecita attività.
Le notizie degli oggetti e delle sepolture qui di seguito riportate, rappresentano quindi solamente una piccolissima parte della documentazione archeologica che si sarebbe potuto ottenere con una più oculata politica di tutela.
La necropoli copre un arco cronologico molto ampio: sono state individuate tombe a camera ipogea in blocchi di calcare squadrati di IV sec. a.c.t, tombe a camera con volta a botte di mattoni di età ellenistica, tombe alla cappuccina della prima età imperiale, non­ché i resti di piccoli mausolei in opera reticolata ed olle cinerarie deposte dentro piccole casse di tegole o direttamente nella terra, che attestano un utilizzo della necropoli perlomeno fino al II sec. d.c.
Il Vaccaro2 riferisce che nel 1901 furono trovate tre antefisse ed una testa barbata fittile che insieme ad alcune appliques di terracotta recuperate alcuni anni fa indicherebbe­ro una certa cura e ricercatezza nella decorazione architettonica di questi sepolcri di età ellenistica.
Nella zona denominata Biviero, è stata scavata una grossa tomba monumentale di età romana;. costruita con grossi blocchi squadrati sistemati a formare una camera ipogea, l'accesso era collocato in alto tramite un'apertura che veniva richiusa con una spessa lastra di pietra calcarea; le pareti interne erano intonacate.
La tomba, priva del corredo, ha restituito invece cinque cippi anepigrafi grossolanamente sbozzati a forma umana3. Oggi è del tutto interrata.4
Sempre dalla stessa zona provengono alcune olle cinerarie che contenevano, oltre alle os­sa combuste del defunto, diversi oggetti bruciati: unguentari e boccette di vetro fusi dal calore, piccoli strumenti metallici e in osso, monete, anellini e qualche frammento ceramico.
Nelle immediate vicinanze, sono ancora visibili i resti di due piccoli mausolei in opus reticulatum.
Del primo resta soltanto un lacerto di muro che non permette di identificarne la pianta; il secondo invece, anche se molto danneggiato, doveva essere a pianta quadrangolare simile ad alcuni mausolei del VII sec. d.c., nelle necropoli di Scolacium5.

1 GUZZQ-LUPPINO 1980, p. 862, fig. 65.
'VACCARO 1933, p. 45, tavv. IX e XIV/l.
) Altri cippi, sia iscritti sia anepigrafi, sono stati scoperti in località Lazzovino , in località Cemocarroli, ed in località
Fondo Castello.
. Informazioni L. Mazza.
5 A. RUGA, Le necropoli, in Da Skylletion a Sco/acium (a cura di R. Spadea), Roma 1989, pp. 179-187, fig. 5.


Ripresa la 55. 492 per S. Nicola dell'Alto, al bivio, all'altezza del mattatoio, si svolta a sinistra in direzione di Rocca di Neto e Casabona; dopo circa 700 metri, sotto l'altura dove sorge il Castello di Strongoli, si può risalire un tortuoso sentiero che conduce ai resti di una necropoli di età romana scavata dalla So­printendenza Archeologica della Calabria nel 1980-81.

2 - Necropoli e strada basolata in località Fondo Castello

In località Fondo Castello è stata esplorata una necropoli romana già in parte sconvolta da scavi clandestini e sono state portate alla luce numerose tombe datate tra l'ultimo quarto del I ed i primi decenni del II sec. d.c.6.
Tipologicamente le sepolture si possono includere in due categorie principali: quelle monumentali e quelle alla cappuccina. Alla prima appartengono le tombe con copertura a volta a botte e nicchia centrale con o senza cortiletto antistante (Fig. 13), mentre le tombe alla cappuccina si presentano tutte inglobate in una struttura in pietre e malta con testata in mattoni..



Fig. 13 - Prospetto di alcuni sepolcri della necropoli romana di Fondo Castello (da CAPANO 1980).

'CAPANO 1980, pp. 15-69; CAPANO 1981, pp. 29-62.
7 Per tUtte le tombe è attestato il rito dell'incinerazione, tranne una dove il defunto è stato deposto dentro una cassa di legno.




Numerose le stele funerarie iscritte che accompagnavano le sepolture e che ci forniscono interessanti dati sull'onomastica petelina tra il I ed il II sec d.C e che si possono ammirare nelle sale del Museo Archeologico di Crotone:

*STELE 1: M(anius) Mego/nius Erix / Vixit / Ann(is) XII X / S(it) T(ibi) T(erra) L (evis).

*STELE 2: Have / C(ai) Aufidi Felix / Vixit Ann(is) I.

*STELE 3: Have / C(ai) Aufidi / Successe / Vix(it) A(nnis) XXX / S(it) T(ibi) T(er­ ra) L(evis).

* STELE 4: Have I Phililcia L(ucii) F(ilia) I Aphro(disia) I Vix(it) An(nis) / III M(ensibus) XI/ D(iebus) X I S(it) [T(ibi) T(erra) L(evis)J.

* STELE 5: Have / Silvia Sex(ti) / Arelli Vrsi / Ser(va) Vix(it) Ann(is) / XXX Fecit Dion/ysius Co(n)servae / Bene Merenti.

*STELE 6: Diis Man/(i)bus Modiae / Benedictae / V(ixit) A(nnis) XI.

*STELE 7: Flavia / Pher(onia) / Vixit / Annis / LXx.

* STELE 8: Have / C(ai) Mari / Vrsule / Vix(it) Ann(is) I.

* STELE 9: Euctus publicus / Petelinorum / vilicus Vixit / An(nis) XXIII!.

,;. STELE lO: Have Me/goni Natallis V(ixit) A(nnis) I I M(ensibus) X S(it) T(ibi) T(er­ ra) L(evis).

Nel corso dei lavori è stato scavato inoltre un breve tratto di via basolata. Pavimentata con grosse pietre di selce di forma poligonale, la strada, larga 2,70 m., costeggiava a Nord la necropoli romana e non presentava i caratteristici solchi dovuti al continuo passaggio delle ruote dei carri.
Da questa necropoli proviene anche una piccola base di colonna che nella faccia inferiore (quella di appoggio) ha un'iscrizione latina della prima età imperiale8:

Octaviae / Crotonidi / Sex(ti) Arelli Ursi / coniugi / merentissimae / Locus datus d(ecreto) d(ecurionum)

Si tratta della moglie di Sesto Arellio Urso9 il quale è menzionato una seconda volta su una stele posta a ricordo di una sua schiava e trovata nella stessa necropoli (stele 5).

SII Gasperini, editore dell'iscrizione, ne indica la generica provenienza da Strangoli: L. GASPERINI, Vecchie e nuove epi­
grafi del Brettio Ionim, in X Miscellanea Greca e Romana, Roma 1986, pp. 149-154, tavv. II - II!.
9 Evidentemente un personaggio importante nell'ambito della città per l'onore della concessione di suolo pubblico.3° Itinerario: il territorio (Fig. 12)

Proseguendo lungo la stessa strada provinciale, sempre in direzione per Rocca di Neto e Casabona, dopo circa 2 Km., sulla destra, si può prendere la strada bianca in direzione delle Murgie di Strongoli.

3 - Murgie di Strangoli (Macalla?)

Il centro indigeno delle Murgie di Strongoli è tra i maggiori insediamenti situati nel territorio a Nord del fiume Neto. Sorge su di un ampio tavolato con pendici scoscese da ogni I
parte, tranne una stretta sella ad Est che costituisce l'unico accesso all' altopiano (Fig. 14). I


Fig. i4 - Veduta da Est dell'altopiano delle Murgie.

La più antica fase di vita documentata sulle Murgie è della prima età del ferro; non manca materiale del primo periodo coloniale (fine VIII/VII sec. a.c.), il che attesterebbe una continuità di vita di un centro indigeno non sempre riscontrata in Calabria dopo la fonda­zione delle colonie achee sul litorale ionico.
Necropoli di VI e V sec. a.c. situate in diversi punti del tavolato fanno ipotizzare una frequentazione dell'area con gruppi sparsi di capanne ed in prossimità delle tombe stesse.
Dalla fine del V o meglio dalla prima metà del IV sec. a.c., l'abitato sembra assumere un aspetto urbano: vengono costruite due cerchie murarie per alcuni tratti ancora visibili nel fitto del bosco; nella parte più alta delle Murgie, alcuni saggi eseguiti dalla Soprintendenza della Calabria nel 1983 hanno permesso di individuare delle abitazioni separate da stretti passaggi che sembrano avere un' organizzazione regolare.
Il centro abitato convive con la vicinissima Petelia almeno nel IV e III sec. a.c., ed alla fine di questo secolo viene totalmente abbandonata, forse in relazione alla presenza di Annibale nel territorio.

l L'identificazione delle Murgie di Strongoli con la Macalla di Filottete, appare un'ipotesi plausibile alla luce delle fonti letterarie in nostro possesso e dei recenti rinvenimenti archeologici effettuati sul luogo1.

Tornati sulla provinciale, si prosegue sempre in direzione di Rocca di Neto, giunti al Trivio Pagliarella si svolta a sinistra, e quindi, al bivio di Casa la Salinella, a destra lungo il corso del Canale Blauss. Dopo circa 5 Km. si arriva in località Pizzuta di Giunti.

4 - Mausoleo "petra du tesauro"

Qui, sulla destra, è visibile un piccolo mausoleo meglio noto nella zona come "pietra del tesoro" Pianta e prospetto del mausoleo romano "petra du tesauro".

'V. DE LA GENIERE-SABBIONE 1984, p. 177-179; che riporta un'attenta analisi delle fonti per l'identificazione del sito. C­fr. inoltre C. SABBIONE, L'insediamento delle Murge di Strangoli, in Per un'identità culturale dei Bretti (a cura di P. Pocetti), Napoli 1988, pp. 197-200; J. DE LA GENIERE, Au pays de philoctète, la montagne des M urge; recherches dans les nécropoles, in Epéios et Philoctète in ltalie, Actes du Colloque lnternational du Centre de Recherches de l'Université de Lille III (Lille, 23­24 Novembre 1987), Naples 1991, pp. 75-116; E. LATIANZI, ACTXXX, 1990, Napoli 1993, p. 594;J. DE LA GENIERE, L'area di Crimisa, in Crotone e la sua storia tra IVe III sec. a.c., Napoli 1993, pp. 81-92.
Sembra che il sepolcro sia stato risparmiato dalla distruzione perché identificato come la tomba di Marcello, morto, secondo una leggenda locale, combattendo contro Annibale in queste pianure2.
Il mausoleo, da mettere in relazione alla villa romana individuata sulla vicina collina di Santi Quaranta, è a forma di parallelepipedo con nucleo interno in conglomerato cementizio; la cortina è in opera laterizia con una cornice semplice in aggetto all' attacco dei due spioventi che costituiscono la copertura del sepolcro; la camera, molto interrata, è sul lato corto meridionale dove non restano tracce della porta d'ingresso (Fig. 16).
Il sepolcro è databile intorno alla fine del I inizi del II sec. d.c.


Fig. 16 - Il mausoleo romano "petra du tesauro".

1 Sempre secondo le tradizioni locali lo scontro tra i due eserciti si sarebbe svolto in località Pietra della Battaglia che da questo avvenimento avrebbe preso il nome.



4° Itinerario: il porto (Fig. 12)

Arrivati sulla 55. 106 Ionica, si prosegue in direzione Nord verso il Bivio della Stazione di Strongoli, dopo circa 1,5 Km., sulla destra, percorrendo il cavalcavia di ingresso, si può accedere alla Marina di Strongoli. Giunti sulla litoranea, dopo meno di 1 Km. in direzione Nord, si arriva all'altezza del casello ferroviario 215. Dalla spiaggia antistante è possibile iniziare l'escursione subacquea alla ricerca dei resti dell'antico porto petelino.

5 - Strutture portuali alla Marina di Strongoli

Nelle acque antistanti la località Tronga, tra i caselli ferroviari 214 e 215, secondo il Marincola1 erano visibili i ruderi di antiche costruzioni, "probabilmente appartenenti ad un navale". Oltre ai resti di dette strutture, vi era una zona improvvisamente molto profonda chiamata dai pescatori locali "la Fossa", da ciò il Volante2 ipotizzava qui l'esistenza del porto petelino.
Numerosi gli oggetti recuperati in questo tratto di mare: fa spicco un capitello ionico tagliato nell'arenaria, una piccola base in pietra con una colonnina su piedi leonini4 ed una vaschetta d'arenaria (Fig. 17).


Fig. 17 - Vaschetta di arenaria dai fondati della Marina (foto G. CANTAFORA).

, MARINCOLA 1867, p. 22 nota 75.
'VOLANTE 1886, pp. 6-7.
3 S. GALLO, Macalla e Petelia, Soveria Mannelli 1985, p. 27, figg. 1-2. 'Ora nell'antiquarium di Torre Nao a Capo Colonna.

Tutto il fondale antistante la località Tronga (per una lunghezza complessiva di circa 1 Km., dal casello ferroviario 215 fino alle Case Russo) ha restituito elementi utili per l'individuazione dello scalo antico: blocchi di arenaria (Fig. 18), resti di muri in opera laterizia ed in pietra, colonne e rocchi di colonne (Figg. 19-20), elementi architettonici, materiale ceramico5 ed alcune ancore litiche; la maggior concentrazione è stata individuata tra i 50 ed i 150 metri dalla linea di costa, ad una profondità variabile tra i 4 ed i 7 metri6. 

Fig. 18 - Blocchi di arenaria del molo frangiflutti del presunto porto petelino.

Tutte le strutture trovate hanno subito l'azione violenta e distruttiva del mare, rendendo impossibile l'identificazione precisa delle dimensioni e del perimetro del luogo di attracco. Non è da escludere inoltre che parte di queste strutture, nonché il materiale architettonico descritto, facessero parte di edifici situati sulla costa e distrutti nel corso del secoli dalle mareggiate.

5 Diverse le pareti di anfore non identificabili per il cattivo stato di conservazione; interessante invece una grossa parete di pythos con ancora le grappe in piombo Utilizzate per il restauro del recipiente.
Informazioni G. Cantafora.

I


Fig. 19 - Colonna di marmo dai fondali della Marina (foto G. CANT AFORA).


Fig. 20 - Colonna di granito grigio dai fondali della Marina (foto G. CANTAFORA).

A livello di ipotesi si può pensare ai resti di un porto canale situato allo sbocco del Torrente Tronchicello e di un molo frangiflutti che proteggeva l'attracco delle imbarcazioni dai venti del secondo quadrante. Si può supporre che il piccolo scalo venne utilizzato in età imperiale; le fonti antiche non parlano della sua esistenza, ma probabilmente faceva parte integrante del piccolo sobborgo di Petelia sorto sulla via costiera7.

, G. CERAUDO, La cartografia storica e la viabilità antica nel territorio di Petelia-Strongoli, in Rivista del Dip. del Territo­rio, II, 2,1994, pp. 7-26.




Fig. 21 - Stralcio cartografico della Tav. 29 del Rizzi Zannoni (1801).



ELENCO DELLE ABBREVIAZIONI

CAPANO 1980 - A. CAPANO, Tombe romane da Strangoli, in Klearchos XXII, 1980, pp. 15-69. CAPANO 1981 - A. CAPANO, Nuove scoperte nella necropoli romana di Petelia, in Klearchos
XXIII, 1981, pp. 29-62.
DE LA GENIERE-SABBIONE 1984 - J. DE LA GENIERE-c. SABBIONE, Indizi della Macalla di Fi­
lottete? (Le Murge di Strongoli), in ASMG XXIV-XXV, 1983-1984, pp. 163-193.
GuzzO-LUPPINO 1980 - P. G. Guzzo-S. LUPPINO, Per l'archeologia dei Brezi. Due tombe fra
Thurii e Crotone, in MEFRA 92, 1980,2, pp. 821-914.
LUPPINO 1982 - S. LUPPINO, Una statua equestre da Strongoli, in AIIAPXAI, Nuove ricerche
e studi sulla Magna Grecia e la Sicilia antica in onore di P. E. ARIAS, II, Pisa 1982, pp.
661-666.
MARINCOLA 1867 - D. MARINCOLA PISTOlA, Di Petelia città autonoma della Magna Grecia,
Catanzaro 1867.
SAINT-NoN 1783 - Cl. R. SAINT-NoN, Voyage pittoresque ou description des rayaumes de Na­
ples et de Sicile, III, Paris 1783, pp. 100-103. V ACCARO 1933 - A. V ACCARO, Fidelis Petilia, Roma 1933. VOLANTE 1886 - N. VOLANTE, Sunto storico su Petilia e Macalla città della Magna Grecia, Fi­
renze 1886.

ACT - Atti del Convegno di Taranto.
AE - L'Année Epigraphique.
ASCal - Archivio della Soprintendenza della Calabria. ASCL - Archivio StOrico per la Calabria e la Lucania. BPI - Bullettino di Paletnologia Italiana.
CIL - Corpus lnscriptionum Latinarum.
IG - lnscriptiones Graecae.
I LS - lnscriptiones Latinae Selectae
NSc - Notizie degli Scavi di Antichità.
PIR - Prosopographia lmperii Roman i.


INDICE

Prefazione



pag. 7



Introduzione



pag. 9




Parte Prima



Storia degli Studi e degli Scavi



pag. 11



Avvenimenti Storici



pag. 15



La Città ed il Territorio. Breve sintesistorico - topografica



pag. 21



Età preistorica e protostorica



pag. 22



Età arcaica



pag. 23



Età ellenistica



pag. 24



Età repubblicana (Il/I sec. a.c)



pag. 25



Prima età imperiale (I/Il sec. d. C)



pag. 25



Tarda età imperiale (IIl/V sec. d.C)



pag. 25



Parte Seconda Itinerari Archeologici:



l° itinerario - La Città



pag. 27



2° itinerario - Le Necropoli.



pag. 39



3° itinerario - Il Territorio



pag. 42



4° itinerario - Il Porto



pag. 45



Elenco delle Abbreviazioni



pag. 51



Finito di stampare nel mese di luglio 1994

Progetto grafico, fotocomposizione e stampa

LA CURVA GRAFICA E FOTOCOMPOSIZIONE 53100 SIENA - VIA DELLE CERCHIA, 48 TEL. FAX 0577/41983

N.B. Le immagini sono state tolte dall'articolo, per poterle inserire tutte insieme in varie panoramiche foto