Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       


INSURREZIONE CALABRESE

ALTRI CONDANNATI POLITICI STRONGOLESI

Ne solo il Miraglia fu il cittadino di Strongoli che visse la passione delle ore tragiche della nostra redenzione, che anche nel popolo essa aveva trovato coscienze e consensi.

Erano gli albori del 1848 e Ferdinando II mostrava di non volere addivenire ad alcuna riforma, consigliata dalla esigenza dei tempi nuovi, ed ostinato nel suo dispotismo assoluto, pensava che ogni concessione fosse incompatibile con la dignità e l'interesse della corona. Ma le riforme concesse in altri Stati facevano crescere d'impazienza i liberali del regno di Napoli, elettrizzando l'ambiente, tanto da far prevedere prossime tempeste. .

Messina e Palermo davano inizio a moti rivoluzionari, i quali, guadagnata tutta l'Isola, si allarmavano nella nostra Calabria e nella Basilicata. Il Re cedette in un primo tempo alla volontà popolare per misura di prudenza; ma, appena gli fu possibile, si vendicò inesorabilmente. Strongoli fu una delle cittadine che subì le feroci conseguenze. Nell'Archivio di Stato di Catanzaro esiste un estratto della decisione emessa dalla Gran Corte Speciale della Calabria Ultra Seconda, il 13 giugno 1851, riflettente condanne ai seguenti strongolesi per reati commessi nel luglio 1848.

Eccone i nomi:

1) Don Francesco Amato fu Pasquale di anni 41, Canonico, condannato a 30 anni di ferri.

2) Agostino Elia fu Francesco, di anni 28, bracciale, messo in libertà provvisoria.

3) Francesco d'arso fu Lorenzo di anni 28, condannato ad un anno di prigionia.

4) Annunziato Mancuso fu Vincenzo di anni 32, reticale, condannato a 13 anni di ferri

5) Giuseppe Varipapa di Vincenzo di anni 26, bracciale, condannato a 25 anni di ferri.

6) Domenico Lomare, amnistiato, perchè appartenente alla 3 categoria, per effetto del R. D. 10 aprile 1850.

7) Giacinto Battaglia fu Giovambattista di anni 47, civile, condannato a 6 anni di relegazione. .

Le specifiche qualità dei reati differenti, ascritti ai sette condannati, sancite con unica sentenza, farebbero credere a qualche vecchio Strongolese, si trattasse di reati comuni, specialmente nei riguardi del canonico Amato, imputato di omicidio commesso a 4 luglio 1848, in persona di Giacomo Falvo. Ma è nostra opinione ch'essi reati siano una conseguenza dei moti politici del 1848 e, a conforto della nostra tesi, militano dati inconfutabili. La prima convinzione. ci viene dall'epoca nella quale i reati vengono ascritti (luglio 1848) precisamente nel divampare dell'insurrezione calabrese, ed ancora più chiaramente, dal Collegio che li giudicò (Gran Corte Speciale) che solo di condanne per reati politici aveva attribuzione.

È naturale e spiegabile che le accuse dovessero rivestire carattere di gravità per l'eccezionale trambusto dell'epoca e, se pur vero fossero, i reati loro ascritti, debbono certamente ritenersi come conseguenza logica di un periodo tumultuoso rivoluzionario, nel quale simili reati potevano avvenire, mossi da un intimo movente politico che, di solito nei paesi nostri, degenerano in personalismi ed odii feroci tra famiglia e famiglia, tra persona e persona.

A maggiore sicurezza della nostra già salda convinzione, ci siamo fatti diligenti in ricerche che ne illuminassero la verità, e siamo riusciti ad avere lettere originali del più notevole condannato, Canonico D. Francesco Amato fu Pasquale, che dalle carceri di Nisida dirigeva al nipote D. Francesco Tesoriere. Esse restano come la prova più chiara e lampante della nostra convinzione.

Che l'Amato fosse imputato e condannato di omicidio in correità del Vari papa e del Mancuso, è vero: ma è anche vera la sincera confessione che l'Amato fa dalle carceri al nipote in una sua lettera del 6 aprile 1860. In questa, perché diretta a persona intima, e dopo la condanna subita ed in parte scontata, poteva pur confessare il suo fallo, se vero fosse stato. Egli scrive: «...Fu troppo duro il caso mio aggavagnato da una mera calunnia, la quale mi arrovellò e, grazie a Dio, la sto per frangere».

Ma quello che v'à di meglio è che nella stessa lettera, tra le torture della dura prigionia, ricompare sincero il vecchio uomo rivoluzionario politico quando accennando ad un altro condannato politico, canonico D. Clemente Botta! può scrivere: « ...L'amico Clemente, al semplice annunzio di guerra in Sicilia, da malaticcio che si era, in un baleno, riacquistò nobilissima salute sperando di potere combattere per la causa comune della libertà. Gli animi calabresi devono stare in attenzione del sospirato momento in cui vagheggiare quell'astro che già comincia fulgido a risplendere sul ridente cielo d'Italia » .

Ed ancora in una lettera del 21 dicembre 1859 :... « 26 dicembre, giorno di Santo Stefano! Grande battaglia e grande vittoria. Attendo il domani».

V'à qual cosa di meglio: dalla corrispondenza tutta, corsa tra i due parenti, appare, ancora più chiaro, l'interessamento del Vescovo del tempo in favore dell'Amato e, nelle lettere avute col prelato, nulla traspare che l'ossa accennare a condanne, che ne facessero un volare delinquente. In questo carteggio, anzi è vivo un continuo motivo di patriottismo che conferma la nostra tesi, quando si esce in espressioni come questa, nella lettera del 3 luglio 1859 :... «In Strongoli ho trovato persone dispiaciutissime della vittoria Franco­Sarda, oggetto delle nostre assidue speranze e desii. Ah ! costoro non sanno che vuol dire libertà, miseri figli d'amoroso giogo».

Riteniamo, insomma, che i delitti ascritti ai condannati in parte furono gonfiati dalla necessità della politica del tempo, ed in parte debbono ritenersi conseguenza logica degli odi di carattere politico del tempo. Così, finche altri documenti non facciano migliore luce in merito.

Altra figura di patriota che subì pure i rigori della prigione fu il canonico Nicola Volante, autore, come abbiamo detto, di un opuscolo su Petelia (l).

(1) Tali nostre convinzioni sono state avvalorate da sicure risultanze delle ricerche fatte nel R. Archivio di Stato di Napoli.

Abbiamo, infatti trovato (Ministero di Polizia - anno 1850 - N. 7169):

.. l,. Strongoli promuollevano il Com;talo insurrezionale i Sigg. D. Fedele Cajazza, s indaco - D. Giacinto Battaglia, cancelliere - D. Nicola Volante, sacerdote e Maestro - Domenico LulJ1lJre - D. Francesco Amato, canonico.

Il Volante veniva condannato con precedente sentenza del 28 Giugno ]850 dalla Gran Corte criminale a mesi sette di prigione e fu rimesso in libertà il 16 Aprile 1851.

Più specificata mente abbiamo potuto rintracciare nello stesso R. Archivio (Ministero di Polizia, anno 1848, Foglio 188, N. 3042) che i predetti strongolesi vennero incriminati per effetto di denunzia del Sig. Raffaele Pirro da Strongoli ed. oltre ai menzionati patrioti denunziati troviamo anche il nome di D. Vincenzo Capozza. i quali tutti dovettero rispondere di manifeste idee repubblicane ed autori di perturbamenti gravi nel paese.

Il Battaglia, per come risulta dal registro del 1851, foglio 255, N. 5228, si costituì nel carcere di Catanzaro nell'aprile del ]851, e vi fu trattenuto.

Va pure notato che, in quel periodo, e negli stessi registri, si fa cenno dei movimenti, avvenuti nei paesi viciniori. e in Melissa D. Giovanni. D. Gennaro, e D. Vincenzo Rossi . con sozze ingiurie ruppero le statue delle loro Maestà. esistenti nella Casa Comunale. e In S. Severina le casse pubbliche furono vuotate dai rivolto si alla cui testa era D. Francesco Borelli. Dal rione di Spinello partirono per il campo ribelle Giosuè e Rosario . Nicastri da Scigliano. Da S. Nicola dell'Alto volevano partire pf'.l campo, mostrandosi e massimamente effervescenti: D. Nicola Vaccaro di Cosenza e D. Giuseppe Rossi. e D. Gabriele De Napoli, Consigliere Provinciale, funzionante da Sotto Intendente e in Crotone. istigava con lettere confidenziali D. Michele Cristiani da S. Nicola dell'Alto e a formare ivi il Comitato..

Nelle predette note di Archivio troviamo pure i seguenti nomi di patrioti insurrezionali :

I) Salvatore Ringo da Spinello.

2j Santo Liguori da Casabona.

3) D. Vincenzo e D. Giuseppe M. Vetere da Casabona.

4) D. Teresa Le Rose da Crotone.

5) D. Biagio Squillace da Crotone.