Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



PRESENTAZIONE DEL LIBRO:

“ROCCU FATIGA E PIZZICATU MANCIA”

6 LUGLIO 2002

“ Roccu fatiga e Pizzicatu mancia ,

lavoro postumo del compianto e sempre vivo Salvatore Gallo, ripropone nel titolo un detto afferente al tema” Povertà e ricchezza (pag.205) e costituisce, a mio avviso, il naturale e logico proseguimento, 1' ovvia evoluzione, 1' approdo di un percorso segnato da un grande amore per Strongoli, “loco natio” dell' autore di cui viene tracciato un breve excursus storico, unitamente ai paesi che intorno ad esso gravitano: Melissa, San Nicola dell' Alto, Carfizzi, Casabona, Zinga, Rocca di Neto.

La città di Strongoli, protagonista dell' opera di Salvatore Gallo e illuminata già nel 1998 sul duplice versante della cronaca e della Storia, dopo la pubblicazione di “Vecchio Campanile” “segnale profetico”, a detta di Mons. Agostino arcivescovo di Crotone-Santa Severina, che nulla deve morire, diventa anche in questo volume mezzo per penetrare, sotto il profilo linguistico-dialettale, nella realtà locale, con la ricerca di detti, proverbi e soprattutto vocaboli che sono le immagini di un caleidoscopio, le tessere che ci consentono di ricomporre il mosaico della storia di un paese sentito come cosa viva e palpitante nel suo patrimonio lessicale, in cui si sfaccetta il suo vivere nella dimensione temporale dell' oggi con 1'occhio rivolto alle radici da cui prende vita il tronco del presente con le fronde, piene di frutti copiosi nel futuro.



“Roccu fatiga e Pizzicatu mancia”, edito in bella veste tipografica da Gallo & Calzati, — a marzo,appena tre mesi fa, per la collana : “Saggi in formazione”, censisce, cataloga e ritrae il patrimonio dialettale e di cultura, arricchito dalle pregevoli sezioni riservate alla onomastica e toponomastica e dalla consistente messe di detti e proverbi attinenti alle tematiche:



• Esperienze metereologiche

• Povertà e ricchezza

• Agricoltura e attività connesse, animali e lavoro Donne e amori, matrimoni e famiglia Rapporti di vicinato, amicizia

• Salute, vecchiaia, giovinezza, saggezza, comportamento assegnazione

• Varie.

Esse, come si può notare, rappresentano così il complesso dispiegarsi della vita e delineano un mondo variegato di esperienza vissuta.



Certamente a chi guardi superficialmente l'opera, a primo acchito, potrebbe apparire mera compilazione, una pura catalogazione di vocaboli, detti, proverbi che si susseguono senza alcun nesso di collegamento, senza un comune denominatore, o un centro aggregatore. Ma ad una lettura attenta questa impressione scompare quando ci si accorge che Salvatore Gallo interpone tra i vocaboli disposti in ordine alfabetico, ampliamenti, arricchimenti che si risolvono talora in corpose digressioni che conducono il lettore lungo i tornanti di esperienze vissute, invitandolo a riflettere, ad aggiungere il supplemento della sua intelligenza instaurando un confronto tra la realtà odierna e quella del passato che si esprime in termini pregnanti come “affascinu, carnalivaru, Befania, forgia, distinu”, per citarne solo alcuni a mò di esempio, o di “figghiari” su cui l'autore si sofferma per ben cinque pagine mettendo a frutto notazioni di vita vissuta. In esse l'autore trova il modo di proporci spaccati di vita paesana individuando le espressioni afferenti al termine con ricchezza di notazioni e invitando il lettore a riflettere sull' antica saggezza e su testimonianze concrete che infiorano e impreziosiscono i vocaboli, analizzati dal punto di vista etimologico e da quello dell' uso.



La lettura di “Roccu fatiga e Pizzicatu mancia” offre così al lettore una sensazione generale di un piacevole ed interessante susseguirsi di ben 1400 vocaboli, giudicati pochi dall' autore perché “oggi, ancor più di ieri, anche in conseguenza di emigrazione ed immigrazione e pure dell' incremento dell' istruzione scolastica s' è imbastardito il nostro proprio modo di esprimerci ed i nostri anziani sono scomparsi e le difficoltà di reperimento si sono maggiormente accentuate”.

Da tutto ciò nasce l'indubbia sensazione di toccare con mano un patrimonio di cultura costituito dai detti degli antichi, dalle manifestazioni di un mondo conosciuto da Salvatore Gallo che ne ha fatto esperienza come parte integrante del tessuto sociale senza l'isolamento sdegnoso di chi vive in torre d' avorio di dotto, ma di chi traduce la sua cultura in stile di vita a servizio della comunità.



E la molteplicità delle sue iniziative di presidente della Pro Loco, negli anni settanta alla guida di un manipolo di giovani intesi come lui alla rinascita di Strongoli, lo testimonia, a chiare note, nell' istituzione di un premio nazionale di poesia ,nella valorizzazione di Biagio Miraglia, nella tessitura di rapporti con altri paesi a specifica vocazione culturale e ricchi di un patrimonio monumentale di prim'ordine come Santa Severina.



Con, “Roccu fatiga e Pizzicatu mancia” Salvatore Gallo ha dato concretezza al disegno di conservare il patrimonio di termini dialettali, disseppellendolo dalle tenebre degli anni, riesumandolo dai cimiteri dell' oblio generale, venendo incontro al desiderio fugacemente balenato nella mente di chi si propone di tanto in tanto di mettersi all' opera, senza però passare mai dalla potenza all'atto.



Salvatore Gallo lo ha fatto con 1' entusiasmo di sempre com'era nello stile dell' uomo, con un lavoro di raccolta quindicennale con 1' alacrità e la costanza di sempre e con il volto sempre aperto al sorriso di chi è convinto che la soddisfazione interiore è 1'unica gratificazione di un lavoro qualificato dall”aliis prodesse” per far maturare e crescere lentamente l'edificio culturale destinato a sopravvivere alla più o meno lunga parabola terrena in cui si può articolare la vita, nella consapevolezza che non è importante il quanto ma il come si vive e che 1' impegno giornaliero del “vindica te tibi” può costituire sempre la stella polare di un cammino orientato al miglioramento della realtà in cui si vive ed opera.



“Roccu fatiga e Pizzicatu mancia”, rappresenta indubbiamente la forza della memoria, la conferma che quanto accumulato negli anni e rinvenuto nelle ricerche sul campo, portato, alla luce dai figli Dionisio, Teresa, Franco e Fabrizio nei quali, in modi e timbri diversi, occhieggiano la fervida operosità e la vitalità di Salvatore, può essere utilizzata come base di partenza per ulteriori approfondimenti in risposta al desiderio dell' autore di dilatare di più i segni di una tradizione culturale prodotta a Strongoli e nel suo comprensorio.



I fotogrammi, colti dall'obiettivo di Salvatore Gallo, attraverso i vocaboli, i detti e i proverbi, rappresentano un ideale album del cuore, appiccicati con la colla dell' amore in foto che, pur sbiadite dal tempo, se opportunamente illuminate, possono riacquistare la giusta tonalità e i colori originari.

Le colorite espressioni dialettali, i soprannomi, i toponimi fanno compiere al lettore un viaggio tra i vicoli e i quartieri , animati dalle chiacchiere e dal vociare delle donne quando l'anima popolare non ancora aggredita dalle tecnologia multimediale, riusciva a tracimare nelle efficaci e sapide pennellate colloquiali con cui si condivano gli avvenimenti della vita paesana.

Salvatore Gallo, con l'uso della penna fluida e sicura dell' “allitteratu”, come lo coglie con felice notazione icastica Giuseppe Chiaravalloti, presidente della Regione, nella sua efficace presentazione, è ancora una volta riuscito ad animare la microstoria di una realtà con le sue tradizioni, le sue vicende, i suoi affetti.



Conservando sempre intatto 1'amore per il “loco natio” e richiamandone i valori tradizionali Salvatore Gallo colma il vuoto esistenziale dell' odierna realtà tutta sostanziata da individualismo e materialismo presentandoci un “piccolo mondo antico” nel cui patrimonio si condensa la storia del costume segnata dalle infiltrazione dei popoli che via via si sono succeduti segnandone con la loro presenza le abitudini e la cultura.



Il proverbio, infatti, fa parte dell'espressività, è conferma di verità inoppugnabili, è il “dittu anticu” in cui, a detta dell'autore, si traducono la perenne validità di principi trasmessi con il latte materno e con 1' insegnamento nell' educazione dei ragazzi, in massima parte, figli di contadini.

Ma io direi che soprattutto le parole indagate con acribia etimologica da Salvatore Gallo e rapportate al patrimonio di appartenenza greco-latino, arabo, francese, spagnolo, i termini afferenti al gergo contadino così asciutti ed essenziali ma capaci di esprimere la completezza di un intero discorso, sono i veri protagonisti di “Roccu fatiga e Pizzicatu mancia.

Mi sempre giusto, quindi, non lasciare inascoltato l'invito dell' autore di proseguirne la ricerca alimentandola, aggiungo io con quel “foco d' amore”, che animato tutta l'opera di Salvatore Gallo che nella ricerca delle radici ha additato il filo aureo per riappropriarsi della propria identità, senza la quale si rischia di vivere disancorati, come monadi vaganti, schegge impazzite, e sempre in rotta di collisione con gli altri, mai impegnati in un dialogo con gli altri per la costruzione di un futuro migliore.