Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
     
       





MISCELLANEA EPIGRAFICA



IN ONORE DI LIDIO GASPERINI



a cura di GIANFRANCO PACI



ESTRATTO



Maria Letizia Lazzarini



GRECANICI COME GENTILIZI. UNA NUOVA ISCRIZIONE DI PETELIA



EDITRICE TIPIGRAF s.n.c. - TIVOLI (roma)



2000



maria letizia lazzarini



GRECANICI COME GENTILIZI UNA NUOVA ISCRIZIONE LATINA DI PETELIA

Alcune epigrafi del Bruzio ionico furono, anni orsono, oggetto di indagine da parte di Lidio Gasperini 1 . Mi è grato pertanto dedicar­ gli questa breve nota su una nuova iscrizione latina proveniente da quella stessa zona, e, più precisamente, da Petelia (l'attuale Strongo-li), importante centro della cbora crotoniate, tuttora custode di si­gnificative memorie stonche, nonostante la zona sia stata solo rara­mente oggetto di scavi regolari e molto materiale sia stato disperso clandestinamente. La fama di questo sito, frequentato dall'età proto­storica all'epoca tardoantica, è legata, per quanto concerne la fine del periodo ellenistico e i primi due secoli dell'impero, ad una serie di importanti iscrizioni, emerse dalle principali aree civiche, in parte note già da molto tempo, in parte venute alla luce nel corso degli an­ ni, per lo più da scavi di emergenza 2 .

1 L . GASPERINI, Vecchie e nuove epìgrafi del Bruzio ionico, in X Miscellanea greca e romana, Roma 1986, pp. 141-171.

2 Mi riferisco soprattutto alle due basi che sostenevano statue di bronzo di M'. Me-gonius Leo e che recavano inciso, oltre alle relative iscrizioni onorarie, anche il suo testa­mento (C.I.L. X, 114 e I.L.S., 6468) ed alle altre epigrafi connesse con questo personag­gio (C.I.L. X, 113) e con la sua famiglia (I.L.S., 6470 e 6471). La bibliografia relativa al patrimonio storico-epigrafico di Petelia è comunque raccolta da A. ZUMBO, Lessico epi­ grafico della Regio 111 (Lucania et Brunii).Parte I: Brunii, Roma 1992, pp. XXXV-XL. Una prima sintesi, sia pure a livello divulgativo, su storia, topografia e archeologia del sito si deve a G. CERAUDO, Strangoli-Petelia. Itinerari archeologici, Siena 1994. Cfr. anche ID., Nuovi dati dal territorio di Petelia, in «Klearchos» XXXVIII-XXXIX (1996-97), pp. 83-107; Petelia: note di topografia antica, in «Scienze dell'antichità» VIII-IX (1994-95), pp. 231-246 e A proposito della base di M'. Megonio Leone rinvenuta a Strangoli "in foro superiore", in «Studi di Antichità» Vili 1 (1995), pp. 275-284. Per recenti rinvenimenti vedi E. LATTANZI, L'attività archeologica in Calabria nel 1996, m Atti del XXXVI Conve­ gno di Studi sulla Magna Grecia (Taranto 1996), Napoli 1997, pp. 512-513.

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L'epigrafe che viene qui presa in esame è incisa su una stele di marmo, che, insieme ad altre, è stata recentemente recuperata dal Sig. Luigi Mazza, assuntore di custodia della Soprintendenza archeologi­ ca della Calabria. Tale materiale è emerso dal crollo di un muro di so­ stegno agricolo nella zona della necropoli petehna di Fondo Castello, oggetto di due campagne di scavo agli inizi degli anni ottanta 1 , che avevano messo m luce una sene di tombe dislocate lungo una strada basolata, la cosiddetta «Silica della Regina», Le tombe si presenrano per lo più nella tipologia 'a cupa' 4 con volta in laterizi e sono chiuse sulla fronte da stele, di cui vari esemplari si sono conservati. La stele su cui è incisa la nostra iscrizione doveva avere analoga positura ori­ ginaria. Essa misura 42 cm di altezza, 30 di larghezza e 2,5 di spesso­ re e termina in alto con una specie di frontoncmo a semicerchio, ve-risirnilmcnte una schematizzazione del disco che corona molte delle altre stele peteline. L'iscrizione è disposta su sei righe. L'altezza delle lettere va dai 2,8 cm della prima riga ai 2 cm dell'ultima, digradando progressivamente. la superficie iscritta presenta una piccola lacuna nella parte superiore destra e nella parte centrale della seconda riga. Vi si legge (Fig. 1):

D(ts) M(anibm) fs(acrum)]

T. BathìljijoMe-

trobio Vihia

Heuresis fecit .

coniugi meren-

tìssimo; vixit

annis XXXVII.

La datazione che si può dare dell'epigrafe, in mancanza di precisi dati di scavo e di elementi cronologici interni al testo, e nella scar­sezza di altre iscrizioni del luogo sicuramente databili che possano fornire qualche utile confronto paleografico, è soltanto indicativa. La parte più monumentali,' della necropoli da cui la nostra stele proviene sembra risalire ai primi due secoli dell'impero. Ma il diverso livello delle sepolture e la presenza di tipologie più semplificate e general-

1 A . CAPANO, Tombe romane ita Strangoli, in -Klearchos» XXII (1980), pp, 15-69; ID,, Nuove scoperte nella necropoli romana di Petelia, in «KJcarchos» XX1I1 (Ì98I), Pp- 29-62.

' Per l,i diffusione di quesio lipo di monumento nell'Italia meridionale cfr, L bacchielu, Monumenti funerarì a forma di cupu/a: origine e diffusione nell'Italia meri­dionale, in L'Africa romana. III, Sassari 1986, pp. 303-319.

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Fig. 1 - Iscrizione di T. Bathilius Metrobius.

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mente datate in età più tarda 5 , suggeriscono un più ampio arco cronologico per la frequentazione della necropoli stessa. Altri in­dizi di datazione, sia pur vaghi, possono essere costituiti dal ri­trovamento, in tre delle sepolture scavate, di monete bronzee di Nerone e Domiziano 6 . Va inoltre segnalata la presenza, fra i dedi-catari delle stele funerarie recuperate, di due liberti (o discendenti di liberti) dei Megonii 7 , famiglia particolarmente in auge sotto Antonino Pio, ma certamente emergente nella società petelina da almeno due generazioni 8 .Tenuti presenti questi dati relativi al contesto archeologico e in considerazione della presenza iniziale della formula D(is) M(anibus) s(acrum), nonché dell'onomastica del dedicante, espressa mediante i tria nomina, ritengo che per la nostra epigrafe si possa ragionevolmente proporre una datazione al II secolo d.C.

Il principale interesse della nuova iscrizione non è costituito tanto dal testo in sé, che riproduce, in un formulario comunissimo nelle epigrafi funerarie, la dedica di un monumento funebre da parte della moglie al marito defunto all'età di trentasette anni, quanto dall'onomastica dei personaggi. Ambedue hanno un nome romano, con il cognome di chiara matrice greca. Per quanto concerne il per­ sonaggio femminile, Vibia Heuresis, il suo cognomen è già attestato a Petelia stessa 9 , mentre della gens Vibia non vi sono riscontri nel non ricco materiale epigrafico della zona 10 . Quanto al personaggio ma­ schile, T. Bathilius Metrobius, anche in questo caso il cognomen è piuttosto banale, in quanto di esso vi sono numerose attestazioni e nel mondo greco e nel mondo occidentale, qui soprattutto in età im­periale 11 . Nuovo è invece il gentilizio Bathilius, la cui ricostruzione

5 Quali, ad es., le 'cupe' costituite da cassoni semicilindrici in pietra: cfr. BAC- CHIELLI, art. cit, p. 311.

6 Per la moneta di Nerone cfr. CAPANO, Nuove scoperte, cit. a nota 3, pp. 47-49, n. 11; per le due monete di Domiziano, ID., Tombe romane, cit. a nota 3, pp. 50 e 54, nn. 42 e 48, fig. 25.

7 CAPANO, Tombe romane, cit. a nota 3, pp. 24-25, n. 1, fig. 20 (M'. Megonius He- ryx) e Nuove scoperte, cit. a nota 3, pp. 54-56, n. 24, fig. 18 (M'. Megonius Natalis).

8 L 'iscrizione che pone in relazione l'attività politica di M'. Megonius Leo, il membro più noto della famiglia, con il regno di Antonino Pio è I.L.S. 6468.

9 Cfr. C.I.L. X, 116, in cui compare unaAufidia Heuresis.

10 Nell'ambito del Bruzio un'attestazione tarda (III-IV sec. d. C.) si trova a Reggio (Sappi. Italica, V, p. 55, n. 9).

11 Cfr. P. M. FRASER - E. matthews, A Lexicon of Greek Personal Names, I-III, Oxford 1987-1996, s. v.; H. SOLIN, Die griechische Personennamen in Rom. Ein Namen- buch, Berlin-New York 1982, p. 110, ecc.

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mi sembra sicura, data l'esiguità della lacuna che lo interessa. Si tratta indubbiamente di un derivato, mediante l'aggiunta del suffisso -ms, del nome BàGuAAoq, noto anche nella variante Ba6x>A,o<;, una forma diminutiva forgiata sull'aggettivo (3a0xx; ('profondo'). Tale nome, attestato un po' ovunque dall'età arcaica in poi, e portato anche, se­condo la tradizione, da personaggi illustri, quale un filosofo croto-niate della cerchia pitagorica 12 , forse lo stesso che esercitò poi l'insegnamento a Posidonia 13 , è molto diffuso in età imperiale anche fra schiavi e liberti 14 . Il nome Bà9i)A,A,o<; viene traslitterato in latino in varia maniera: sono infatti attestate le forme Bathyllus (col femm. Bathyllis), Bathillus, Batullus, Bathylus (col femm. Bathylis). Il no­ stro gentilizio è pertanto coniato su una forma con consonante scempia e con i invece di y.

I gentilizi formati su nomi greci non sono una categoria molto numerosa. Già lo Schulze 15 ne rilevava la scarsa incisività nel sistema onomastico del mondo romano, rispetto alla grande vitalità dei co­gnomi greci nello stesso ambito e tale constatazione resta ancor oggi valida, anche se qualche nuovo esempio si è potuto desumere dai re- pertori di aggiornamento di Solin e Salomies 16 . Le forme con cui que­ sti gentilizi si presentano sono varie. Talora riproducono, traslitte­rato, il nome originario greco (ad es. il Nearchus attestato a Taran­ te 17 , il Ptolomeus di un'iscrizione numidica 18 , il Pkilocalus di Gadara e il Philoclus di Novara 19 , il Troilus di Ercolano 20 , o 1' Aristeus, che compare su bolli di mattone a Roma 21 , per citare alcuni esempi. Qualche caso più raro è costituito da etnici 22 : così, ad esempio, il

12 DlOG. LAERT., Vitae, Vili, 83.

13 lAMBL., Vita Pyth., 267 (qui il nome è dato però come Bathylaos}.

14 Cfr. SOLIN, of. cit. (alla nota 10), pp. 661-662.

15 W. SCHULZE, Zur Geschichte lateinischer Eigennamen, Berlin 1904, pp. 54-55.

16 H. SOLIN - O. SALOMIES, Repertorìum nominum gentilium et cognominum Lati­ norum, Hildesheim-Zurich-New York 1994 2 ; O. SALOMIES, Three Notes on Roman No­ mina, in «Arctos» XXXII (1998), pp. 218-224.

17 C .I.L. IX, 239: Cn. Nearchus Nepos Fa.bia.nus.

18 C .I.L. Vili, 2965: M. Ptolomeus Vietar; cfr., dalla stessa regione, C.I.L Vili, 4007: Ptolomea Maximina.

19 C .I.L. Ili, 181 add. (cfr. SCHULZE, op. cit., p. 294): L. Philocalus L. f. Valens; C.I.L. V, 6549: M. Philoclus M. f. Marcellinus e M. Philoclus Severus.

20 C .I.L. X, 1403 g , lin. 13: A. Troilus A. I. Amiantus. Non mi sembra accettabile la complicata spiegazione che di questo nome viene data in SCHULZE, op. cit., p. 291.

21 C .I.L. XV, Suppl., 509.

22 Per alcuni gentilizi formati su toponimi cfr. da ultimo S. PANCIERA, Ancora nomi nuovi o rari da iscrizioni latine di Roma, in «Arctos» XXXII (1998), pp. 159-160, nota 24.

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Corinthius di Aquileia 23 . Più spesso sono forme aggettivali, che pre­sentano nella quasi totalità il suffisso -itts, come nel nostro caso 24 . Di questo tipo sono tutti quelli individuati da Schulze ed elencati alle pp. 44-45 del suo volume. Da aggiungere senz'altro a questa catego­ria è anche ì'Anicetius, registrato erroneamente come Anicetos sia nello Schulze, sia nel repertorio di Solin e Salomies; l'Aristius di cui Schulze nega l'origine greca 25 , ma di cui sono comparse recentemente due nuove attestazioni, una delle quali seguita da un cognomen gre­ co 26 ; e, infine, il Neàp%iog che ricorre in due nuove iscrizioni greche di Lipari 27 .

Il peso e la valutazione che si deve dare a questi gentilizi è strettamente connesso col valore da attribuire ai grecanici in genere nel mondo romano, dal momento che nella maggior parte dei casi, come abbiamo visto, essi probabilmente non sono che una deriva­zione del nome unico di un membro della famiglia. Solo in qualche raro caso e in regioni della Grecia vera e propria gentilizi greci sono portati da personaggi di buon livello sociale 28 ; nella maggioranza degli altri i nomi da cui i gentilizi derivano sono proprio quelli maggiormente diffusi in ambito servile e libertino. Né tantomeno si possono cogliere, se non assai raramente, m questi gentilizi so­pravvivenze di grecita, m quanto m molti dei casi che abbiamo menzionato il cognomen che segue è latino e ciò si verifica anche m quelle regioni dove notoriamente la cultura greca è stata più dura­tura (cfr. il già notato Cn. Nearchus Nepos di Tarante o la Philistia lucundilla di Velia), e perfino quando, come nel caso del NeàpxioCj 'Iv(3ÌKTO<; di Lipari, il nome è riportato da un'iscrizione greca.

Ritornando alla nostra iscrizione è difficile dare un giudizio sullo status dei personaggi che vi compaiono, anche perché manca per Petelia una sufficiente possibilità di riscontro, come quella che ha consentito

23 ]. B. BRUSIN, Inscriptiones Aquileiae, I, Udine 1991, 677 (Corintbius Longinus) e 1032 (Corinthia Elpis, Corintbia Pauhna e Corinthius Salutarti).

24 Una forma diversa mostra, ad es., il Pbilippicus di Edessa (C.I.L. Ili, 14492: C. Pbilippicus Q.f; ch.Ann. ép. 1977, 742).

25 schulze, op. dt., p. 128.

26 Ann. ép. 1996, 479 (L. Aristius Synetus) e 489.

27 S.E.G. XLV, 1381, nn. 101 (A. Neàpxioi; ìupÌKioc,) e 102 (A. Neàpxioi; MiXauKOC,); cfr. C.I.L. VI, 35906 (Nearcia Tycbe).

28 Un esempio potrebbe essere costituito dal Km'vtoc, 'Ayé^aioi; EiJoSoq, che compare in un catalogo efebico di Atene del II sec. d.C. (S.E.G. XXIX, 152 A II, lin. 16).

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al Costabile di operare una valutazione sulla natura e l'origine dell'onomastica grecanica a Locn in età imperiale 29 . Si potrebbe forse propendere per una loro origine libertina, considerando an­che il tipo di gentilizi diffusi a Petelia 30 fra i personaggi più emi­nenti e fra quelli con onomastica totalmente latina. Di questi gen­tilizi i più caratterizzati riconducono infatti a matrice osca (ciò in apparente continuità con i pochi nomi petelini a noi noti per la tar­ da età ellenistica 31 ), o comunque centroitalica. Su un prenome osco è, ad esempio, formato il nomen Herius 32 . Nel raro Fidubius^ si potrebbe cogliere un'analogia di formazione con Pacuvius. All'ambito succitato potrebbero appartenere anche Copius^ e il più volte ricordato Megonius^.

A proposito del dedicatario della nostra epigrafe, si potrebbe forse formulare un'idea a livello di mera ipotesi. Egli ha un gentilizio derivato dal nome greco Bathyllos, noto soprattutto perché portato da una nutrita schiera di pantomimi, compreso colui che introdusse, secondo la tradizione, il genere a Roma 36 . Pertanto Bathyllos può considerarsi un nome 'professionale' 37 . Inoltre il cognomen Metrobius richiama un altro celebre artista molto legato a Siila, esperto in un

29 F . COSTABILE, Municipium Locrensium, Napoli 1976, pp. 75-85, 124.

30 Per un elenco di gentilizi petelini non compresi nel C.I.L. vedi M. BUONOCORE, L'epigrafia, latina dei Bruttii dopo Mommsen ed Ihm, in «Riv. Stor. Calabrese» VI (1985), pp. 336-337.

31 Cfr. i nomi dei ginnasiarchi di I.G. XIV 637 (su cui vedi F. COSTABILE, I ginna- siarchi di Petelia, in «Arch. St. Calabria e Lucania» LI, 1984, pp. 5-15), il Leukios e il Nouios che compaiono come magistrati eponimi su due bolli di mattone (COSTABILE, art. cit., pp. 12-13), YOphallios thearodochos dei Delfi in una lista del II sec. a. C. (G. MANGANARO, Città di Sicilia e santuari panellenici nel IH e II sec. a.C., in «Historia» XIII, 1964, pp. 419-439) e il Nympsios, padre di un negotiator petelino a Delo (7.G. XI 4, 1244-1246)

32 F . COSTABILE, in E. lattanzi (ed.), // Museo nazionale di Reggio Calabria, Roma 1987, p. 154, n. 12: A Herius L.f., IlIIvirquinqtien(nalis). Per Herìus cfr. SCHULZE, op. cit., pp. 82, 129, 468; M. LEJEUNE, L'antbroponimie osque, Paris 1976, p. 144

33 C .I.L. X.112: Q. Fidubius Alcimus. Cfr. SCHULZE, op. cit., pp. 475-476.

34 C .I.L. X, 8340: Copia Successa. Cfr. SCHULZE, op. cit., p.276.

35 Vedi sopra, p. 503, nota 2. Non mi sembra però convincente la spiegazione di Schulze (op. cit., p. 153) a proposito di questo gentilizio.

36 Cfr. V. ROTOLO, II pantomimo. Studi e testi, Palermo 1957, pp. 18-42; H. LEPPIN, Histrionen, Bonn 1992, pp. 217-219; cfr. PANICERA, art. cit. a nota 22, p. 164.

37 Vedi H. SOLIN, Zum Problem der sog. nomina artis im antiken Rom, in D. KREMER (ed.), Onomastik. Akten des 18. Kongress fùr Namenforschung (Trier 1993), Tùbingen 1999, pp. 17-18.