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"Un Decreto di un RE non può distruggere la Storia di una Città""
   
 

Filottete

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«La distruzione potrà avere fine solo quando sarai morto tu, l'autore delle nostre fatiche.»

(Filottete, rivolto a Paride. Quinto Smirneo, Posthomerica, X, v. 229.)

Filottète[1] (in greco antico: Φιλοκτήτης, Philoktétēs) è una figura della mitologia greca, figlio di Peante e Demonassa (o Metone).

Indice

1 Fonti

2 Il mito

2.1 Possessore dell'arco di Eracle

2.2 Soggiorno forzato a Lemno

2.3 Ambasceria greca a Lemno

2.4 Imprese nella guerra di Troia

2.5 Dopo la guerra di Troia

3 Note

4 Bibliografia

5 Altri progetti

Fonti

Le principali fonti antiche in cui fu narrato il mito di Filottete sono:[2]

nell'ambito della poesia epica la Piccola Iliade (perduta) e, in età tardo-antica, le Posthomerica di Quinto Smirneo;

nell'ambito della lirica la Pitica I di Pindaro e un ditirambo di Bacchilide (perduto);

nell'ambito della tragedia attica il Filottete di Eschilo (perduto), il Filottete e il Filottete a Troia (perduto) di Sofocle e il Filottete di Euripide (perduto, tranne che per il prologo, conservato da Dione Crisostomo nell'orazione 59); i tre Filottete vengono confrontati nell'orazione 52 di Dione Crisostomo;

nell'ambito delle opere mitografiche in prosa l’Eroico di Lucio Flavio Filostrato e la Biblioteca dello Pseudo-Apollodoro.

Il mito

Possessore dell'arco di Eracle

(GRC)

«οἶος δή με Φιλοκτήτης ἀπεκαίνυτο τόξῳ
δήμῳ ἔνι Τρώων, ὅτε τοξαζοίμεθ᾽ Ἀχαιοί.»

(IT)

«Solo Filottete mi batteva coll'arco
nella terra dei Troiani, dove noi Achei tiravamo coll'arco.»

(Ulisse in Odissea, VIII, vv. 219-220)

Famoso arciere originario della penisola di Magnesia, possedeva le frecce e l'arco di Eracle, donati a lui (o al padre Peante[3]) da Eracle stesso, che voleva in tal modo ringraziarlo per aver appiccato il fuoco alla sua pira sul monte Eta. Secondo Servio Mario Onorato, Eracle gli chiese in cambio di tenere segreto il luogo della sua morte e Filottete giurò di mantenere il segreto; più tardi tuttavia, pressato da domande, Filottete andò sull'Eta e battendo col piede la terra nel punto in cui era stato eretto il rogo d'Eracle lo rivelò senza parlare, violando il giuramento.[4]

Soggiorno forzato a Lemno

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/f/fc/Philoctetes_Hermonax_Louvre_G413.jpg/220px-Philoctetes_Hermonax_Louvre_G413.jpg

Filottete, ferito, viene abbandonato a Lemno dai Greci diretti a Troia: stamnos attico a figure rosse del 460 circa a.C. (G413, Museo del Louvre)

https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/thumb/d/d7/Philoktetes_Lemnos_Met_56.171.58.jpg/220px-Philoktetes_Lemnos_Met_56.171.58.jpg

Filottete ferito a Lemno: lekythos attico a figure rosse del 420 circa a.C. (56.171.58, Metropolitan Museum of Art)

Il Catalogo delle navi presente nell’Iliade afferma che, nella spedizione achea contro Troia, Filottete guidasse un contingente di sette navi provenienti da Metone, Taumacia, Melibea e Olizone, ognuna con cinquanta rematori abili nel tirare coll'arco.[5]

Filottete tuttavia non giunse a Troia con gli altri capi: durante lo scalo a Tenedo, fu morso al piede da un serpente nel corso di un sacrificio (la tradizione vuole per punizione del giuramento violato). Altri sostengono invece che fu ferito sempre al piede da una delle letali frecce di Eracle (imbevute del sangue dell'Idra). La ferita diventò ben presto così infetta da emanare un puzzo insopportabile, e Ulisse non fece alcuna fatica a convincere gli altri capi ad abbandonare il ferito a Lemno, allorché la flotta passò vicina a questa isola.

Filottete rimase per dieci anni su quell'isola allora deserta e vi sopravvisse uccidendo uccelli con le frecce d'Eracle.

Ambasceria greca a Lemno

Durante il decimo anno della guerra di Troia gli Achei ricevettero una profezia secondo la quale non avrebbero mai conquistato Troia se Neottolemo ed il possessore dell'arco e delle frecce di Eracle (cioè Filottete) non avessero combattuto con loro.[6]

Quasi tutte le fonti attribuiscono la profezia all'indovino troiano Eleno;[7][8][9][10] fa eccezione Quinto Smirneo, il quale, adottando una versione marginale del mito (riportata solo dall'epitome dello Pseudo-Apollodoro[11]) attribuisce la profezia a Calcante,[12] che nel suo poema ha il ruolo fisso di "consigliere e indovino 'ufficiale' degli Achei".[6]

Ulisse partì dunque in ambasciata verso Lemno, accompagnato da Neottolemo e Diomede e convinse Filottete ad unirsi a loro promettendogli la cura dei figli d'Asclepio, i medici delle schiere greche.

Imprese nella guerra di Troia

Si racconta infatti che una volta giunto a Troia Filottete fu curato da Macaone. Di questa cura si raccontava che Apollo avesse fatto cadere Filottete in un sonno assai profondo, mentre Macaone sondata la ferita e tolte via col coltello le carni morte e lavata la piaga con vino vi applicasse una pianta, la segreta medicina che Asclepio aveva ricevuto dal centauro Chirone. Così Filottete è il primo esempio di un'operazione chirurgica sotto anestesia.

Si attribuiscono all'arciere molti meriti in guerra; le sue stragi furono considerevoli e le sue vittime davvero eccellenti. Igino riferisce che l'eroe uccise tre avversari.[13] Secondo altre fonti egli uccise il troiano Admeto, come ci tramanda Pausania,[14] e poi altri guerrieri troiani, Deioneo,[15] Peiraso[16] e Medonte, figlio di Antenore.[17] Secondo alcuni autori, sarebbe stato lui ad uccidere con le sue frecce Acamante, figlio di Antenore,[18] fino a segnare le sorti della guerra, uccidendo Paride.

Dopo la guerra di Troia

Nell’Odissea Nestore narra che Filottete fu tra coloro che, finita la guerra, tornarono felicemente in patria.[19] Secondo leggende posteriori, invece, fu scacciato dalla patria in seguito ad un'insurrezione e, venuto nel Bruzzio (regione di Crotone), vi fondò Krimisa, Petelia, Macalla e Chone. Prima di morire consacrò il suo arco e le sue frecce ad Apollo, facendo costruire un tempio a Cirò Marina, l'antica Krimisa.

Note

^ Pronuncia piana conforme all'accento sia greco sia latino. Bruno Migliorini et al., Scheda sul lemma "Filottete", in Dizionario d'ortografia e di pronunzia, Rai Eri, 2007, ISBN 978-88-397-1478-7.

^ Posthomerica ed. Bompiani, p. 797.

^ Pseudo-Apollodoro, II, 7, 7.

^ Servio, III, vv. 401 ss..

^ Iliade, 716-720.

^ a b Posthomerica ed. Bompiani, p. 796.

^ Pseudo-Proclo, 206 Severyns.

^ Schol. in Pindaro, Pitica I, v. 100.

^ Sofocle, 604-619.

^ Dione, LIX.

^ Pseudo-Apollodoro, epitome 5, 8.

^ Quinto Smirneo, Posthomerica, IX, vv. 325-332.

^ Igino, 114.

^ Pausania, X, 27, 1.

^ Quinto Smirneo, Posthomerica, X, v. 167.

^ Quinto Smirneo, Posthomerica, XI, v. 52.

^ Quinto Smirneo, Posthomerica, XI, v. 481.

^ Quinto Smirneo, Posthomerica, X, v. 168.

^ Odissea, III, v. 190.

Bibliografia

Fonti primarie

Dione Crisostomo, Orazioni.

Lucio Flavio Filostrato, Eroico.

Igino, Fabulae.

Omero, Iliade.

Omero, Odissea.

Publio Ovidio Nasone, Metamorfosi.

Pausania il Periegeta, Periegesi della Grecia.

Pindaro, Odi.

Pseudo-Apollodoro, Biblioteca.

Pseudo-Proclo, Crestomazia.

Quinto Smirneo, Posthomerica.

Sofocle, Filottete.

Servio Mario Onorato, Commentarii in Vergilii Aeneidos libros.

Fonti secondarie

Andrea Alessandri, 'Mito e memoria. Filottete nell'immaginario occidentale', Editori Riuniti University Press, Roma 2009.

Quinto Smirneo, Note al testo, in Emanuele Lelli et al (a cura di), Il seguito dell’Iliade, Milano, Bompiani, 2013, ISBN 978-88-452-7239-4.

(EN) William Smith (a cura di), Philoctetes, in Dictionary of Greek and Roman Biography and Mythology, 1870.

Sofocle, Introduzione, in Guido Avezzù e Pietro Pucci (a cura di), Filottete, 2ª ed., Fondazione Valla, 2011, ISBN 978-88-04-51353

             

                                                                  


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