Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       

ANGELO VACCARO

FIDELIS PETILIA
 
(CON XXX TAVOLE FUORI TESTO
 

"obelisco"
PALERMO, ROMA * MCMXXXIII. XI

 

PREFAZIONE
 
Questo libro, Frutto di parecchi anni di accurate e appassionate ricerche, ha la sua ragion d'essere per due motivi, uno di ordine particolare e uno di ordine generale. Due motivi che sono due fatti e che perciò hanno quella consistenza, direi quasi materiale, propria delle cose che sono, consistenza la quale dà giustificazione e vita, pure nel campo dei fatti, a tutto ciò che ad essi si riferisce.
Il primo motivo riguarda la regione cui appartiene il paese che è oggetto di studio nel presente 'Volume: la Calabria.
È una delle regioni d'Italia fra le meno conosciute non solo dal punto di vista attuale turistico, ma anche nel campo degli studi geografico - storici. E questo ha fatto e fa sì che sia vivo ancor oggi intorno alla Calabria quel complesso di preconcetti e di cattive informazioni e quel nessun interesse per il suo passato storico e per le sue possibilità presenti e future che sono causa di grave danno a quella che è una delle nostre regioni più caratteristiche.
Questo libro, mirante alla conoscenza storica particolareggiata e precisa di uno dei paesi della Calabria il cui remoto passato ri­sale alle colonie elleniche della Magna Grecia e si ricollega poi alla storia di Roma antica, contribuisce a diradare le nebbie che circondano lo regione ed ha quindi una prima funzione chiarifica­trice che denota nell'autore l'intenso amore per la sua nativa terra calabra e la 'Volontà di far opera utile per essa.
Il secondo motivo, di carattere generale, risponde ad una fun­zione molto importante, perché non soggetta ai tempi e alle con­tingenze. Parliamo dell'apporto nient'affatto trascurabile che, attra­verso la cronistoria delle vicende di un paese, il Vaccaro reca alla conoscenza storica della regione, per via del coordinamento, della sintesi e della interpretazione che l'avvenire riserba ad ogni specie di materiale pazientemente raccolto e pazientemente coordinato.
Il Vaccaro ha portato con questo suo lavoro, come si suoi dire, una pietra al cantiere. Al grande cantiere di tutti gli sforzi degli uomini che prepara il materiale per quella che sarà l'opera di domani.
Questo è l'aspetto più vivo e più bello sotto cui bisogna considerare le fatiche che sono, come grande amore».
Poiché tutto ciò che si fa, si fa non per la vita del giorno, ma per la vita nel futuro; e tutto ciò che è, è oggi sì, ma per il domani.

Roma, 13 agosto 1933-XI
 
SALV. G. VENTIMICLlA 
 


AL NOBILE DOTTOR 
FERDINANDO FERRARA .PIGNATELLI 
DEI 
BARONI DI SILVI E CASTIGLIONE PRINCIPE DI STRONGOI.I 
CHE 
CON LO STUDIO AVVIVA IL LUSTRO DI SUA NOBILE PROSAPIA 
QUESTO MODESTO LAVORO IN CUI MI FU LARGO DI GENEROSI CONSIGLI OFFRO 
QUALE PEGNO DI STIMA INALTERABILE 
EDI DEVOTO AFFETTO 
Casabona (Catanzro), l gennaio 1933-XI


 
 
 PREMESSA.


A cavaliere di una montagna dominatrice del Neto, come aquila appollaiata su l'irto colle che guarda la Sila ed avvista l'incantevole marina Jonica, si eleva Strongoli, ricca terra di messi e di biade, città di gloriose gesta e patria di uomini preclari.
Il passeggero vi transita indifferente o quasi, perché pochi sanno dell' antica gloria e della vetusta bellezza di che fu superba un giorno nei fasti della nostra Gente e nella luce della nostra epopea.
Quivi fu l'antica Petelia.
Una larga epigrafe posta all' entrata della Città ne avvisa il passeggero :

« Strongylen accedens illam nunc esse memento, olim quae nituit nomine Petiliae condidit exiguam muris Peantius Heros nunc cive atque solo clarior ipsa micat» (l).
 
Vicende di tempi l'anno ridotta a piccola cittadina del Marchesato di Crotone; ma la sua storia luminosa di eroismo e di fede è come suggellata ed eternata nei canti e nelle cronistorie degli antichi Padri Romani: freme negli anneriti ruderi delle sue ciclopiche mura, nella ricchezza dei monumenti, che vennero alla luce dal suo sacro sottosuolo e nelle memorie che restano, nel vivo ricordo dei pochi, come i lucenti fuochi dell' arte e dei sogni della sua storia più che millenaria.
Tutta la sua vita politica e civile ha la continuazione splendida di una vera epopea: s'imposta in una dirittura di condotta sempre

(1) «Appressandoti a Strongoli, ricordati, o passeggero, ch'essa è quella cittadina che un tempo rifulse col nome di Petelia, che l'Eroe Pente circondò di mura e che oggi non cessa di splendere più chiara per popolazione e territorio».

coerente a se stessa e che, attraverso epoche ed uomini diversi, offre allo spirito degli studiosi lo spettacolo superbo di un vera­mente sano e sacro patriottismo.
Non ha debolezze di carattere, non tentennamenti, non adatta. menti, consigliati dalle necessità dei momenti storici.
Sorta dal volere di un Eroe, pare che di eroismo abbia plasmato la sua anima nelle vicende che le rendono il cimento bisogno, il sacrificio orgoglio, la gloria un diritto. Per essa gl'ideali più santi della fedeltà e dell'amicizia sono, nella loro intensità, pari alla bel­lezza dell' odiò verso ogni tiranno e s'ingigantiscono nell' afferma­zione magnifica che la rendono martire e sovrana.
Si esalta, cosciente nel sacrifico delle sue tante distruzioni; trova sul suo calvario la forza rinascente per le sue nuove e tante prima­vere eroiche; vive compiutamente gli eventi con la stabilità di un volere più forte del suo destino, decisa e lucida più che lama di acciaio.
La direste più che Romana nel grido ultimo che dà ad Anni­bale la povera gioia di conquistare un sepolcro e non una città. Resta Romana, vinta e non doma, nell' odio e nell’immutata fede dei suoi pochi superstiti alla lunga ed aspra battaglia e, soggetta al dominio Bruzio e Cartaginese, non si adatta a dimenticare il Pas­sato, quando può cospirare, con l'invio di segreti legati che a Roma riaffermano la ancora immutabile amicizia, atto che le costa la vita dei suoi migliori cittadini.
Morde il freno, disperatamente, in una forzata soggezione che divamperà. più tardi, nell'audace gesto che riesce a trucidare i sol­dati cartaginesi, rimasti a guardia delle navi, quando Annibale viene obbligato ad una partenza che non ha ritorno. Rifiorisce, immutata con la sua anima, nella gioia che la riconsacra Romana - e nel desiderio degli ottocento fuggiaschi alla distruzione, che, raminghi di terra in terra mendicarono il pane del dolore, pare viva impe­rioso il comandamento dei suoi martiri ed eroi, che di essi farà le propaggini per la continuazione splendida della stirpe eroica - i figli nuovi di una nuova città nella quale, ancora e sempre, vibrerà un'anima Romana, un carattere Romano, un destino Romano per scrivere nuove pagine di gloria all'Impero dei Cesari.
«Secolo si rinnova e progenie discende dal ciel nova» aveva cantato il Romano Poeta. Nel contrasto dei principi antitetici, che rendono cruenta lo lotta per molti secoli, il destino provvido prepara la nuova civiltà che farà delle Catacombe la nuova gloria della Roma Cristiana.
L'anima rude del guerriero della Repubblica e dell' Impero troverà l'armonia nella dolcezza del sentimento che farà lo spirito eroico; e Petelia, quasi consapevole della magnificenza che i secoli preparano alla Città dei Papi, suggellerà col sangue del suo migliore Figlio, Antero Papa , l'accettazione entusiasta della nuova gloria, che fa grande il numero, splendida la dottrina, copiose le messi.
Sembra che una lapide sepolcrale voglia serrare, per sem­pre, i resti della sua vitalità, nella completa distruzione dei Vandali; e, nuova fenice, invece, la vecchia Petelia, attorno al suo castello, ricompone le sue membra, avvisa la sua rinascita che dovrà, più tardi e più volte, mostrare i denti al dominio Angioino, scacciare il Vescovo tiranno con lo sdegno irriducibile che avrà, ancora, la marziale fierezza dei vecchi padri romani. E se orde di barbari Sa­raceni la raderanno al suolo, ancora una volta risorgerà più bella dalle sue rovine.
Come protetta da un Dio tutelare, offre il dominio di se stessa, nel periodo feudale, ad una nobile famiglia che sul suo stemma porta il suggello delle audaci beffe, nell' eroismo dei suoi primi guerrieri la fierezza che fa impallidire i Re - e nella continuazione della stirpe superba, il superbo martirio che va incontro, serena­mente, alla decollazione nel castello dell'avo - o la cospirazione ra­minga che sa affermare i principi santi della libertà e del patriot­tismo.
Nella sua anima, tipicamente guerriera e ribelle, resta un fondo non trascurabile di gentilezza e morbidezza ellenica, dal quale come compressione più sincera e viva dell'arte, può fiorire, nel XVII secolo il suo Leonardo Vinci , che darà alla musica quel rinnova­mento melodico, confacente e rispondente alla psiche della nostra razza sentimentale, quella forza e vivacità di immagini che val­gano a tradurre gli slanci geniali della nostra consistenza cerebrale.
Direste che sarcasticamente sorrida, quando la nuova Strongoli può recisamente negare i viveri allo spavaldo generale francese Reynier - ed è romana ed Italianissima per davvero, quando può chiudere quindici francesi nelle sue fetide prigioni, squartarne sette sulla sua pubblica piazza, ed imperterrita, subire la nuova distru­zione dal gallico furore.
E se, nella notte oscura della patria, savio e potente, il desiderio dell'unificazione può fare intravedere raggi di sole ed allenare martiri che scuotano il dominio degli stranieri tiranni - Strongoli, come a ricordare a se stessa la storia di un vecchio martirio, darà alle prigioni degli stranieri dominanti ben sette condannati a tren­t' anni di ferri - e, come a vegliare e persistere nel suo sogno di liberazione patria, errerà ramingo di terra in terra il suo Poeta e cospiratore Biagio Miraglia.
La nuova Italia la trova consapevole della sua missione, fatta di dovere e di sacrificio, ed alla guerra italo - Austriaca offre tren­tanove fiorenti giovinezze, che diranno ai nuovi figli quanto e come immutabile resti la sua passione per gl'ideali santi della Patria.
Accetta il Fascismo, nelle prime ore di passione, con l' entu­siasmo più schietto che sa fare dei suoi più elevati cittadini le umili Camice Nere della vigilia, con la fede che li riannoda alla vecchia sacra virtù dei padri antichi.

* * *

Per lungo tempo e per stolte e disparate opinioni si discusse e ridiscusse sulla sua legittima successione all'antica Petelia, finche scavi fortuiti o scavi operati da persone competenti e da funzionari, quali furono l'Orsi, il Casagrande, il dottor Cesare Trombetta, mi­sero in luce tanto e vistoso materiale archeologico e numismatico da fare accertare indubbiamente l'autenticità del glorioso sito.
Dai più inverosimili posti torna Petelia a rivivere nella sua storica sede millenaria, fulgida di nuova luce nelle tenebre che l'av­volsero per tanto scorrer di secoli e della sua luce illuminando e nobilitando la non degenere figlia, l'odierna Strongoli.
Pochi storici regionali coscienti lo avevano affermato, mentre molti altri, stiracchiando interpretazioni su antichi storici, la collo­cavano altrove.
Ne mancarono archeologi e scrittori stranieri che, attratti dalla sua egregia storia, quivi si recarono o in chiare note di essa parla­rono nelle loro opere, a cominciare dal Lenormant per finire al Curtius, Saint-Non, Frontin-Strat, Bumbury, Thomas Ashby, Nissen, Beloch ed altri.
Bisogna convenire, però, che la sua cronistoria ci pervenne, attraverso gli scrittori, assai frammentaria e spesso inesatta. Quasi sempre, resta circoscritta all' epico periodo romano delle guerre puniche.
Solo sei autori, e tutti Calabresi, se pure brevemente, tratta­rono specificatamente di essa. Per intelligenza del lettore ne faccia. mo cenno:

1. GIOVANNI STRATIOTI. - Canonico strongolese che nel 1586 scrisse «Breve descrizione della città di Strongoli, anticamente Pe­telia, fatta per comandamento di Mons. Ill.mo e Rev.mo Cardinale Altemps» manoscritto che doveva trovarsi, a quanto ci riferiscono l'Aceti ed il Falcone, nella Biblioteca Vaticana Ottoboniana, Codex S. M. n. 1121. Le più attive ricerche furono da me fatte per rin­tracciarlo, grazie alla cortesia del Prof. Mario Gout della Città del Vaticano. Nulla si trovò, anzi il Codex e n. citato si riferiscono sola­mente alla città di Rieti, e specialmente alla vita di quel vescovato.
Riteniamo che, o le informazioni dell' Aceti debbono ritenersi inesatte nei dati o che, più probabilmente, il manoscritto sia stato involato o disperso in qualche ignorato riordinamento.

2. GENGUCIO GIACINTO. - Domenicano della città di Strongoli, che di Petelia scrisse un suo manoscritto dal titolo «Notizie sto­riche intorno alla città di Petelia, rediviva fra le ceneri della città di Strongoli, 1740», per come ci assicurano lo Zavarroni ed il Fal­cone. Ignorasi dove si trovi.

3. MARINCOLA PISTOIA. - Nel suo volume «Ricerche storiche di Petelia, città autonoma della Magna Grecia Catanzaro, 1867 ». Tale volume si trova nelle nostre biblioteche e costituisce l'opera migliore fino ad oggi scritta in materia, che fu saccheggiata da qual­che autore straniero, come il Nissen, che volle spacciarne per suo il contenuto. L'autore per la competenza unica in studi regionali è degno della più alta considerazione.

4. FALCONE NICOLA da Verzino. Questo scrittore ne trattò prima in un volume pubblicato nel 1848 dal titolo «Petelia nella Ha Ca­labria Uhr. » nella quale, partendo da un passo mal riportato di Stefano da Bisanzio, sostenne che il sito dell'antica Petelia dovesse ricercarsi nell'attuale Policastro.
Più tardi, però, in un suo manoscritto del 1849, che, per caso, trovai in una biblioteca di paese, e che conservo in copia dall'ori­ginale, per effetto, forse, di ritrovamento di materiale archeologico inconfutabile, venuto su dagli scavi di Strongoli, dovette recisamente ricredersi affermando il contrario in favore della città di Strongoli.
5. VICARIO DEODATO GANINI della Cattedrale di Santaseve­rina. Manoscritto che, ai tempi del Falcone, travasasi depositato nella biblioteca del Cav. Capi albi. Pur il Ganini subì la conversione del Falcone, in quanto, mentre nel 1830, dettava una troppo chiara iscrizione, che fu murata sulla porta restaurata della città di Stron­goli e che in seguito riportiamo, in altri suoi scritti sosteneva il contrario in favore di Petilia Policastro.

6. NICOLA VOLANTE Canonico strongolese, ispettore di scavi per la zona. Pubblicò un opuscolo dal titolo «Sunto storico su Petelia, Macalla», lavoro che, in gran parte, si basa su quanto il Marincola Pistoia aveva precedentemente affermato.

7. Studi archeologici di certa considerazione dovevano essere ritenuti quelli del padre di Biagio Miraglia da Strongoli, dei quali fa cenno il Falcone nella polemica con quest'ultimo avuta nel 1847. Ignoriamo dove siano andati a finire.
Dall' insieme delle consultazioni fatte, venni nella convinzione che una vera cronistoria di Strongoli non vi fosse e che di un lavoro ordinato e serio fosse ben degna una tale cittadina della quale mi sembrò doveroso occuparmi.

Ci sarò riuscito? Ai lettori la sentenza non ardua!

La fatica, in vero, fu lunga e considerevole, anche perché il lavoro dovette essere compilato in un paese privo di biblioteche e di archivi.
Il lavoro fu fatto - e rendo grazie ai tanti amici e personalità che furono prodighi di aiuti e consultazioni, primo fra i tanti,
.S. E. il Principe Ferrara Pignatelli, che volle generosamente met­tere a mia disposizione tutto il suo archivio, nonché al chiarissimo Marchese Armando Lucifero da Crotone. - Manco a pensarlo : i soli ostacoli mi furono frapposti, ed in maniera poco lodevole, dal Soprintendente per l'Antichità e Belle Arti della Calabria.
Più che la presunzione di passare da storico, mi guidò l'attac­camento verso questa mia terra di Calabria, l'affetto e la stima verso i tanti amici di Strongoli e, non ultimo, il desiderio di com­piere opera bene accetta agli studiosi della mia terra.
Molto avrò fatto se mi avrò il loro consenso e la loro appro­vazione.


IDENTIFICAZIONE
DEL SITO DELL’ANTICA PETELIA
QUESTIONI RELATIVE AL SITO DI PETELIA

LA QUESTIONE DI PITIGLIANO

 

Dove fu il sito dell'antica Petelia?
 
Un discordante coro di « diverse lingue e orribili favelle» fa­rebbe smarrire la ragione del lettore che volesse seriamente tener dietro alle più incredibili opinioni dei nostri storici. E se volesse proprio occuparsene, non gli resterebbe che convincersi come nell'eccezionalità iperbolica, spesso e volentieri, alcuni o molti si divertano, come nel bel giuoco di chi le sballa più grosse, per piacere, forse, di crearsi una più eccezionale réclame.
La nostra Petelia, infatti, ce l'avrebbero fatta rinvenire nel Turkestan, nella Patagonia forse, se l'Editore di Telemaco (Avignone, 1821, pago 155), modesto nelle pretese, interessante nella trovata, non ce l'avesse pescata in Pitigliano di Toscana (Grosseto). Buona for­tuna per noi che non ce l'abbiano tirata fuori d'Italia, là dove, più spesso , molte cosette nostre acquistano nuova e più geniale maternità.
Non poteva aver proseliti, e l'eccezionale scoperta ha dovuto far sganasciare di risa le bocche più chiuse e restie ad ogni manifesta­zione d'ilarità!

LA QUESTIONE DI PETELIA LUCANA

Molto seria e discussa, invece, è stata l'opinione dell' Antonini in «Lucania» e di altri autori, come Diodoro, Arnoni, Romanelli, Cramer, che dall'asserzione dello Strabone: Petilia Lucanorum Me­tropolis putatur... hanno voluto sostenere, il qualsiasi costo, l' esi­stenza di PeteJia, presso Pesto o Velia, in Lucania.
Qualche erudito, a conferma del Lenormant, venne come attrat­to da tale credenza.' I falsari, come sempre, immischiatisi nella fac­cenda ed impadronitisi della cosa, foggiarono, a dire del menzionato archeologo, una serie di pretese iscrizioni latine dalle quali sarebbe risultato che vi fosse stata una città di Petelia fra Velia e Pesto.
Per conoscenza dei lettori ne riportiamo qualcuna:
l. ANTONINI, 114-32: L. tesio, apra tino I Viro munificent I .....
locum giade exere, p.s.e. i ornavit I aug. petelin Il.d.d.d.
2. Trovata presso il Monte della Stella, vicino Casalicchio: t...­
rabir... I........ mur.......... I repar......... I............... si......... impe petil....
lucan... - i............ d....... (ANTONINI, pago 95, l a ediz.).
E potrei, ancora, per conoscenza del lettore, trascriverne altre sette, se l'insieme della questione non mi facesse pensare e persua­dere anzi di quanto il Lenormant riferisce: «C'è chi pensa che lo stesso Antonini ne sia stato l'autore_. li Mommsen, sulla cui autorità crediamo, dimostra lampantemente la loro falsità, ed un noto autore inglese le chiama c Notizie spurie ».
Lo stesso Antonini, volendo ammettere una seconda Petelia Bruzia, s'imbarazza non poco nel commento del passo di Valcrio Massimo, Lib. VIII, Cap. VIII. A Petilia classe africanu repetens, freto appulsus etc che secondo lui lascerebbe credere che la bruzia
Petelia si dovesse collocare vicino allo stretto di Messina.
A parte ogni credenza, penso che basterebbe conoscere seria­mente un poco le vicende storiche di queste nostre contrade, verso il 388 a. C., per aver fra le mani un capo del filo d' Arianna e sciogliere il preteso rebus.
Infatti, fu proprio in tale epoca che Dionigi Siracusano, il vec­chio, vedendo cresciuta la potenza dei Lucani, strinse con costoro la lega per annichilire le repubbliche della Magna Grecia. Fu assediata Caulonia alla quale Crotone inviò in aiuto 25 mila pedoni e 2 mila cavalieri, sotto il comando del siracusano Elori, nemico di Dionigi, e che ispirava la sua condotta a quegli stessi sentimenti per cui Alcibiade, vendicandosi della patria, s'era fatto propugnatore degl'interessi di Sparla. Ma la vittoria arrise al vecchio Dionigi ed i Lucani, in conseguenza, divennero signori e dominatori di queste nostre contrade e, sull'autorità dello Bambury «< Dizionario di geo­grafia Greca e Romana» di Smit), nonchè del Mellingen, sappiamo che anche Petelia, allora soggetta a Crotone, cadde nelle mani di questo popolo conquistatore dal quale venne estremamente fortifi­cata tanto da diventare una delle più importanti fortezze del luogo.
Anche Diodoro Siculo la chiama «Capitale dei Lucani» e dello stesso parere resta il Grimaldi ed altri autori. Ma, forse, più espli­cito nella questione è il Lenormant «< Storia della Magna Grecia») : « I Lucani che avevano occupato il massiccio della Sila estendendo il loro dominio dal lato Sud, reputarono l'occupazione di Petelia come conseguenza naturale di siffatta conquista, che faceva loro prendere piede sul mare ed isolava Thurio, che sottomettevano. I Lucani fecero di Petelia la Metropoli dei loro stabilimenti in questa re­gione, e la trasformarono in una fortezza di primo ordine guarnen­do la sua cinta di torri formidabili ».
Bene a ragione, quindi, Strabone la chiama Metropolis Lu­canorum niente affatto in contrasto con Livio che la noma Petilia in Brutiis.
Al tempo di Strabone, non solo Petelia era detta Lucana, ma Lucano si diceva il promontorio Lacinio, e lo stesso Plutarco chia­ma Lucana Psicrò. Cremissa, che nessuno ormai nega essere stata Cirò, in Strabone (VI, 254) è detta Lucana, pur conoscendo che Apollodoro la collocava nell'agro crotoniate.
Bisogna, insomma, distinguere ragione di dominio da ragione propria e Scillace, contemporaneo di Erodoto, distingue, infatti, la Lucania, regione propria, dai Greci Lucani che avevano, a suo dire, esteso il loro dominio nella Magna Grecia, fino a Reggio, compren­dendo Locri, Caulonia, Crotone, Lacinio, Gerace.
Del resto, Strabone, al quale si fa dire quello che non pen­sava, non scrisse Petilia Lucana Metropolis ma Lucanorum Metro­polis dominatori cioè per conquista e non terra Lucana per ragione geografico - topo grafica.
Ne le iscrizioni riportate come vere dall' Antonini, se vere fossero, potrebbero costituire un punto interrogativo e debole della vexata quaestio.
Oramai tutti sanno che i Pestani, dopo la battaglia di Cuma, si unirono ancora una volta in affettuosi rapporti con le città delle rive joniche. Perché non pensare che anche Petelia fosse allora amica e che dette iscrizioni non fossero state colà involate, o quanto me/dio che, dopo la presa di Petelia da parte di Annibale, qualche Petelino fuggiasco (e ci assicura l'Aceti che portarono seco monu­menti, etc.) non si sia colà rifugiato, come in una città amica, por­tando qualcosa in ricordo della sua città della quale ormai era de­cretata la distruzione?


O M I S S I S


 RELATIVE ALLE DENOMINAZIONI ANTICHE DI PETELIA

PETELIA FU LA STESSA CHE MACALLA?

 

Molti storici ritennero che Petelia si avesse avuto prima il nome di Macalla e che, addirittura, sul sito! della distrutta Macalla, fosse poi sorta Petelia.
Il Vicario Ganini ed il Falcone ed il Romanelli sono dello stesso parere e pensano che Filottete, giunto al lido, nei pressi del sito denominato Verga d'Oro e Tronga, avesse fondato la colonia Ma­calla, facendone derivare il nome da Macaone o Macone, suo medico, che gli avea guarito le ferite insanabili.
Presso Stefano da Bisanzio è detta Macalla o Macella (ab emo­liendo), perchè vi si rammollì il duro Filottete. Properzio ne fa men­zione nel noto verso: Tarda Philoetete sanavit erura Maeaun, e, nella prima nota al Barrio, l'Aceti scrive: Dieta etiam fuit Maealla a Machaone ut puto Aeseulapii .tilio, qui Philoetetem ibidem ab immedieabili vulnere Hereulis sagitta eontraetu sanavit. Erronea­mente nel testo di Aristot. è riportata" Malaea" (errore dovuto certamente a dizione corrotta). I ruderi però, di cui è sparso detto litorale, non indicano che si trattasse di uno stabilimento provvisorio, ma di una vera ed importante città, la quale, per vicende a noi ignote, venne distrutta inducendo gli 'abitanti a trasferirsi sul colle dove sorse poi Petelia. ­
È da notare che gli storici sono d'accordo nel convenire che, allora, la insalubre vallata del Neto dovesse offrire più che possi­bilità di dimora e quindi trovarsi in ottima condizione di abitabilità.
Il Pais decisamente distingue Petelia da Macalla e pone que­st'ultima, nelle sue" Ricerche storiche geografiche delJ'ltalia anti­ca, pago 85" nel territorio posto fra Sibari e Crotone, collocandola, in armonia al "De Mirab. Ascult." del voluto Arist. a 120 stadi da Crotone (Km. 22,200).
Il Prof. Paolo Orsi e le Tavole Eraclesi del Mazzocchi la collo­cano più a _ezzogiomo, e quindi più vicino a Crotone. Sta di fatti che i dati geografici che gli antichi storici ci danno di tale città (120 stadii da Crotone), messi in certa relazione con quelli che gli stessi storici ci danno di Petelia (15 miglia) ci farebbero supporre che Ma­calla debba ricercarsi solamente, per la poca differenza, proprio nei pressi della contrada Tronga, precisamente sotto l'attuale Strongoli e dove si è trovata copiosità di materiale archeologico che ne con­fermerebbe la supposizione.
E poichè la contrada in parola può dirsi situata nelle adiacenze del fiume Neto, troverebbe un giusto riscontro in Licofrone, il quale poeticamente immagina che la tomba di Filottete in Macalla, e presso il fiume Neto, poteva essere vista dal fiume Crati, ossia dai monti sovrastanti alla città di Sibari. Per riscontro al detto autore, e per quanto ne conferma Isacio, sappiamo che Filottete vi era onorato assai e che gli si era innalzato un tempio nel quale si sacrificava e libava in suo onore (Licoph., In Alexand., verso 972):

Et iterum in Macalla templum habitatores magnum super sepulcrum aedificantes gravem Deum libationibus honorabant et sacrificiis bovum.
 
Ed Isacio, suo interprete: Macalla, civitas Italiae, ubi sepulcrum et templum Philoctetis ab habitatoribus dicatum et sacrificia bovum sacrificant veluti si Deus immortalis esset.
TI Grimaldi, dall'insieme delle supposizioni, desume che o Ma­calla debba essere stato il primo nome di Petelia o che fosse posta in sito diverso, anche perchè in Licofrone il nome di Petelia non viene menzionato.
Il Lenormant ne vorrebbe rintracciare il sito nei pressi del pro­montorio di Punta d'Ali ci, o tutto al più vicino Torre Melissa. In ogni modo, per quello che ci interessa, restiamo del parere del Paia e del Ci aceri che Macalla, per il suo sito, non avesse nulla a che ve­dere con Petelia, in quanto debbono ritenersi due città perfettamente distinte (1).

Il) Ed un'altra Macalla gli storici pongono in Sicilia e che l'Ortelio confuse con la Macalla di Filottete (Thes4ur. Geogr.). La Macalla siciliana fu occupata da Antemone. capo dei fuggitivi liciliani, per come si ha da Dione, citato dal Porfirog. (Exarpta Dion) e Polibio (Iib. I, cap. 24): Questa Macella Sicula - MaKIÀÀa» pare fosse stata espugnata da Dllilio, generale Romano e ne resta ancora il ricordo, al dire del Romanelli, nelle celebri colonne rostrate col nome di - Macela> la cui iscrizione in caratteri latini fu pro­dotta da Pietro Giacconio (De Columm. Rostrat.). Il Paruta, infatti, che si occupò della nUIDiamatica siciliana la confermò con l'iscrizione trovata lulla moneta: -MAKEAAINESIN.' - 53­

PETELIA SI CHIAMÒ PRIMA CONE?
Ancora un'ipotesi cervellotica!
Qualche storico, come il Mellingen, Coray, Grimaldi ed altri, ha pensato persino che nel sito ove fu Petelia fosse anteriormente sorta Cone, capitale dei Coni o Caoni.
Non noi certamente abbiamo la pretesa di far luce su di un fatto
e periodo storico che resta, per i più illustri storici, un vero rebus.
C'è da credere, a dire di un chiaro storico inglese, che proba­bilmente Petelia fu città dei Chones, tribù enotria, vicino Cone. Dello stesso parere pare resti il Prof. P. Orsi.
Ma c'è ancor di più vero: che i Coni abitarono, per testimonianza dei più antichi scrittori, tutta la Sirtide che va da Taranto a Capo Colonna e sarebbe soltanto cervellotico volere stabilire con precisione il sito della capitale Cone (Vedi Pais, Storia della Sicilia e della Ma­gna Grecia, pago 49-71).
Pur non di meno, alcuni vollero identificarla in Cariati, altri nei pressi di Cremissa, altri ancora, come sopra detto, in Petelia e G. B. Fico, Mazzarella, Marafioti e Barrio in Belcastro, e finalmente l'attuale Casabona, nella derivazione del suo nome, pretenderebbe aveme la diretta successione.
Strabone, però, che è uno dei più remoti fra gli antichi storici e geografi, ci riferisce che Cone, si trovava sulla sinistra del fiume Neto ed a nord di Petelia. Apollodoro la pone al disopra di Cre­missa (et supra illud oppidum Chonion, a qua, Chones inculae dicti).
Dello stesso parere resta il Mazzocchi nelle « Tavole Eraclesi ». In sostanza, per testimonianza comune, deve ritersi che Petelia non avesse nulla a vedere con la città di Cone, essendo città poste in si ti ben distinti. Forse dirà il tempo e I!;li scavi, se metteranno in luce qualcosa, la verità di tanta oscura questione.

 

STRONGOLI SI CHIAMÒ PURE TIROPOLI?

 

Qualche scrittore, come il Barrio, Corcia, Giustiniani, asserl che Strongoli si ebbe anticamente anche il nome di Tiropoli o Turiopoli, cioè colonia di Turios, nella quale, a loro dire, Mario sopportò la - 54­

rabbia dei cartaginesi e dei cretesi o a qualunque luogo di quella regione pago 116).
L'asserzione è assolutamente infondata per darle un qualsiasi valore storico. Detta città non è mai esistita in Calabria e la noti. zia deve ritenersi errata e dovuta forse a sbagliata interpretazione di testi antichi o a sbagliata lt_zione su edizioni corrotte.
Tale mio convincimento è stato confortato dall'esplicita conferma dello, illustre Senatore Paolo Orsi che, gentilmente, volle darmi chia. rimento in merito.

per dare remotissima antichità (Giustiniani, Dizion. Geograj:,,i

O M I S S I S


Illustrissimo Signore,
 
Non so ringraziarLa abbastanza e del suo dono ed anche più del pensiero che ne ha dettato l'invio. In me, come in tanti altri italiani, non si spense mai il culto che di Roma si ebbe per l'alma città fino dall' infanzia e quindi non nascondo che mi fu assai gra­dito il vedermi da Lei così bene indovinato.
Ho guardato il libro: esso è utile e pregevole, e con Lei perciò mi congratulo. Ma percorrendolo mi venne un pensiero, che mi affretto ad esternarlo a Lei con cui ho comune il vivo interesse per Roma.
Perché non riallacciare la storia di Roma del 20 settembre 1870 sino alla fondazione della città, passando alla Roma Papale, Imperiale, Repubblicana? Perché non sarebbe a Roma Vittorio Emanuele l'ultimo (intendo l'ultimo nel senso di recente) dei reggi tori di Roma cominciando da Romolo.
Il calendario di Roma acquisterà grandissimo interesse se vi sarà una cronologia dei reggitori, dei fatti, delle leggi precipue.
Ed in questa cronologia credo avrebbe diritto di cittadinanza la cronologia della dinastia di Savoia che ebbe la fortuna ed il merito di unire in Roma tutta l'Italia.
. Mi sembra quindi che fra i reggitori di Roma non sarebbe fuori di posto la indicazione dei successivi regnanti di Casa Savoia e dei suoi fatti principalissimi, come una indicazione più particolareggiata dal 1848 in qua, allorché Casa Savoia, prendendo in mano il ves­sillo d'Italia, iniziò il movimento che qui soltanto tini va, e farvi anche a suo posto la indicazione delle leggi preci pue le quali hanno origine parlamentare. Così si intreccerebbe la storia di Roma con quella di Casa Savoia e si avrebbe l'opera di tutte le dodici legisla­ture parlamentari italiane.
Ma farà quanto crederà per un altro anno; mi permetta intanto che Le rinnovelli i miei vivi ringraziamenti e Le esprima tutta la mia stima.

Suo devotissimo
 
QUlNTINO SELLA


O M I S S I S


LA CANZONE DISPERATA

È questa, infida, l'ultima canzone, che ti viene di notte risvegliare;
Ma cupa come il vento del burròne, quando si slancia dalla rupe al mare. Piange e non suona la chitarra mia... Ho sangue e morte nella fantasia!

(1) Questo sonetto nacque dal ricordo vivo che retna nel foeh dei luoghi cari della sua nativa Strangoli. ­

Si che di sangue mi circonda un velo,
mi sta sugli occhi, ed ho l'ilJferno in core; E con segni di fuoco io veggo in cielo scritta la storia di un tradito amore.
Il cielo non ha stelle e non ha luna; Somiglia al manto della mia fortuna.

Al bosco! Al bosco! È vile ogni lamento; n cor del Calabrese è cor di acciaro:
ti sarà grave, o infida, il tradimento,
mi farò vagabondo- e montanaro:
sarò qual lupo allor che ha rabbia e fame; nel suo castello tremerà l'infame.

Mentre un nibbio volava, io l'ho seguito con femno braccio e oon lo sguardo acuto, l'ho puntato ad un'ala e l'ho ferito,
l'ho puntato ad UD piede, ed è caduto. Sprona pure il cavallo e fuggi, o vile; rapido come il lampo è il mio fucile.

Al bosco! AI bosco! Come re dei monti tutta dominerò l'ampia foresta;
sotto gl'immensi e liberi orizzonti l'anima si dilata e il cuore è in festa: Sorgono a gruppi i pini e a padiglioni, La Sila è il regno, e DOn vi son baroni.

Dall'l_neo nella tomba (Dovella). Pubblicata 8ul c Calabceae 1> il 15 lualio .843 col titolo: c L'ultimo canto di un Tcovatore » (&DDO I, D. 17).
O M I S S I S
Petelia fu nel sito dell'attuale Strongoli
 
Testimonianza di antichi e moderni scrittori Materiale archeologico
Epigrafia. .
Materiale diverso
Numismatica
Distanze, Topografia e documenti d'archivio

Questioni relative alle denominazioni antiche di Petelia fu la stessa che Macalla?
Petelia si chiamò Cone? .
Strongoli si chiamò pure Tiropoli? .

 

EPOCA ANTICA

 

Periodo pre - greco, greco li romano.
 Fondazione
Etimologia del nome «Petelia»
Lingua
Religione e ordinamento politico-sociale.
La nuova Sagunto
Imboscata di Annibale e morte di Marcello
La guerra servile
Il fiore del martirio cristiano (S. Antero Papa e Martire)­

EPOCA MEDIOEVALE
 

Epoca Medioevale
 . Goti ed 0strogoti
Longobardi e Bizantini
Origine di Strongoli
 Saraceni
Normanni
Sveri
Angioino e Aragonesi
Famiglia Sanseverino

 
Cronaca ecclesiastica
Chiese ed episcopati
 Conventi
Convento di S. Antonio o Santa Maria delle Grazie
Convento Cappuccini
Convento Domenicani
Convento degli Agostiniani
S, Trifone martire, patrono della città


EPOCA MODERNA

Epoca Moderna
Famiglia Campitello ,
Famiglia Pignatelli ,
Famiglia Giunti.
Leonardo Vinci. innovatore della musica.
Governo borbonico e reazione.
Periodo francese ,
Definizione feudale,
Restaurazione borbonica ,
Corte di giustizia ,
Zecca e portolania.
Ricevitoria del Registro e bollo
Castello
Stemma


 
EPOCA CONTEMPORANEA

Risorgimento

Il poeta cospiratore: Biagio Miraglia .
Insurrezione calabrese
Brigantaggio
Altri uomini illustri di Strongoli
Guerra – Italo – Austriaca (1915 – 1918)
Facciamo
Dati .statistici., agricoli, sociali, giudiziari
Movimento demografico
Cenni di toponomastica
Etimologia di alcuni cognomi.
Etimologia di alcuni vocaboli dialettali Strongolesi
 Spoglio fuochi di Strongoli (dal 1522 al 1741).

Notizie varie.
Terremoti. .
Usi e costumi. Condizioni sociali
Agricoltura e topografia
La odierna Strongoli


 
APPENDICE

Famiglia Campitelli .
Alcune composizioni poetiche di B. Miraglia
Da «Sogni pagani» di Luigi Siciliani
Albero genealogico delle famiglie: Campitelli, Pignatelli e Bibliografia,

 

                                                                      


                                                                       


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