Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



MONUMENTA: Età Romana

Nell'anno 89 a.C. abbiamo prima annotato in conseguenza della guerra sociale, con legge Plautia-Papiria (de civitate danda) venne estesa la cittadinanza romana a tutti gli Italici che entro sessanta giorni ne avessero fatta domanda al pretore urbano, ma già l'anno precedente con la legge Julia (de civitate Latinis, et sociis, danda) stesso bene­ficio era stato concesso a tutte le città della penisola che sino ad allora erano rimaste fedeli a Roma e che avessero dichiarato di accettarla.

Petelia, sin lì libera e federata, al pari delle altre città, veniva così assorbita nella ristrutturata organizzazione politico-territoriale che ne seguì, perdendo, tra l'altro il diritto di coniare moneta, espressione più alta di sovranità, e classificata nella tribù Cornelia.

Ma, mentre quelle comprese nel tratto di litorale tra Copia (Thurii) e Crotone erano cadute ormai nell'oblio [1] Petelia, al tempo di Strabene (60 a.C.-20 d.C.) si manteneva ancora in vita, ed era, anzi, a dire di questi, città abbastanza popolosa (1. IV, p. 254), oltre che rigogliosa, tale conservandosi almeno per due secoli ancora, come lasciano ritenere i numerosi reperti archeologici a quell'arco di tempo databili.

A cominciare dal titolo sepolcrale murato sopra l'ingresso di casa Pelaggi a Strongoli già sin dai tempi in cui qui venne l'abate di Saint-Non (1759-1761), che nell'opera sua ne fa menzione. « Dei tempi romani, ma di epoca in cui manteneansi ancora in questa nostra città il linguaggio e le greche costumanze » (Marincola - Pistola, o.c.), si ritrae da esso che a quei tempi vi era in Petelia un Ginnasio con il suo magistrato (Ginnasiarca) addetto alla direzione e sorveglianza:

(Sotto il Ginnasiarca Minato, figlio di Crizzo Minato, si sono riposte le ossa di Mario Crizzo Minato a spese comuni).

Istituzione di origine greca, era il Ginnasio un complesso strutturato variamente in conformità delle esigenze diverse, e luogo ove i giovani venivano addestrati negli eser­cizi fisici per le competizioni atletiche; dopo il V sec. a.C. divenne centro di cultura civile e religiosa, sede di studi superiori e di accademia.

Insediato nei paesi di maggiore prestigio e tradizione, decadde poi come centro di vita cittadina nel corso del I sec. a.C., sostituito dalle terme, di importazione romana [2] .

Di queste, anche a Strongoli, in occasione della costruzione del vecchio Cimitero, furono scoperti, nel 1842, resti consistenti in tre grandi vasche, la cui parte interna era co­perta in lastre di marmo, ed un acquedotto, nell'attuale rione Pianette, ove, anche per il riaffiorato, pur lì, materiale classico ed ellenistico, è da presumere fosse ubicato il precedente Ginnasio: II che sta pure a dimostrare oltre che quella continuità di vita rigogliosa cui abbiamo fatto cenno, anche il legame, a volte ancora discusso, della greca Petelia con quella romana qui succeduta [3] .

È probabile che proprio in quel Ginnasio, poi terme, abbia ricevuto addestramento quel Quinto Eidubio Alcimo che, avendo primeggiato nei ludi augustali ed ottenuto in premio il bisellio, ne celebrò l'avvenimento con elargizione di danaro a popolo, decurioni ed augustali, e facendo erigere una statua in onore dell'imperatore. L'iscrizione che ne conserva la memoria fu rinvenuta anch'essa nello stesso tempo e luogo ed è riportata nel Corpus Inscriptionum La-tinarum del Mommsen.

È redatta in latino, il che fa pensare che a quel tempo il greco era ormai in disuso:

Im(peratori) Nervae Traiano

Caes(ari) Aug(usto) Germ(anico) Dac(ico)

A. Eidubius Alcimus ob honor(em) aug(ustalitatis)

quem primus omnium post K(alendas) aug(ustos)

a senatu consperante populo accipere

meruit biselliu(m)ex d(ecreto) d(ecurionum)

hic ob eundem honorem dec(urionibus) H. S. Ili

aug(ustalibus) H.S. II, populo virit(im) H.S.I. d(edit)

l(ibens) m(erito) lisdem I d(e) d(educionum) s(ententia).

Et hoc amplius Im(per.) Nerv(ae) Caesari A(ug) (Statuam)

(Al tempo dell'imperatore Nerva Traiano Cesare Augusto, Germanico Dacico, Quinto Eidubio Alcimo, dopo le Kalende di agosto meritò dal Senato, col consenso del popolo, d'avere il primo posto fra tutti nei ludi augustali, e per decreto dei decurioni in questo luogo i bisellio: per tale onore egli spontaneamente e di suo piacere elargì quattro sesterzi ai decurioni, due agli Augustali, e un sesterzio a testa per il popolo, al quale pure a testa elargì un sesterzio per consiglio dei decurioni e in più aggiunse la statua in onore dell'imperatore).

Il ritrovamento della lastra, ora murata alla torre dello orologio, è assai importante anche perché attraverso la let­tura di essa si viene a conoscere la strutturazione della vita pubblica della città quale si conserverà - lo vedremo - almeno sino ai tempi di Antonino Pio, quando con la menzione degli Imperatori Nerva e Traiano viene precisato l'epoca cui l'avvenimento si riconduce, e cioè l'anno 97 d.C. ca., quando Nerva, a seguito della ribellione dei pretoriani, associò Traiano alla guida dell'Impero [4] .

Databile I-II sec. d.C. è l'edificio funerario affiorato nell'aprile 1973 in prossimità dell'abitato, alla contrada Lazzovino, lungo le pendici del colle di Strongoli appena sotto­stante la strada che porta alla Marina, che noi stessi, a suo tempo, segnalammo alla Soprintendenza delle Antichità di Reggio Calabria: costituito da un unico vano a pianta quasi quadrata e misurante all'interno metri 1x1, presenta pareti rivestite di un paramento in opus reticulatum, ed una nicchia all'interno; due blocchi calcarei, da cui sono ricavati a rilievo le lesène angolari e le semicolonne scanalate che fiancheggiano la porta, costituiscono la facciata larga metri

2,50.

Danneggiato in più parti dagli abusivi escavatori, e privato del corredo funerario e di elementi architettonici, ne fu poi rinvenuto, dietro l'edificio, il timpano posteriore monolitico sul quale doveva poggiare un tetto a doppio spiovente [5] .

Sondaggi effettuati in quella occasione rilevarono la presenza nella zona di una necropoli; tutta da scoprire [6] .

« Si scorgono, arrivando a Strongoli, vestigia della ricchezza e della magnificenza dell'antica Petelia; tutti i suoi dintorni sono ancora serninati di frammenti e di pezzi di colonne scanalate i cui capitelli erano di ordine dorico e del tipo di quelli di Paestum. Vi si trova anche una grande quantità di colonne intere di granito d'Egitto [7] , indistruttibili per il loro peso, e che divengono, per la loro natura indissolubile, gli archi dell'Universo...», testimonia l'abate di Saint-Non (in: Viaggio Pittoresco, effettuato tra il 1759 e il 1761), che così continua: «Se se ne fosse voluto fare uso per qualche costruzione moderna, si sarebbe avuto di che decorare un grande tempio, e dare a un palazzo un carattere che non ha alcun edificio esistente nel paese. Vedemmo, sulla piazza pubblica, il piedistallo d'una statua di marmo di Paros, sul quale la città di Petelia aveva fatto incidere il testamento d'un suo abitante...».

Si riferisce il Saint-Non ad un basamento marmoreo di opera monumentale, ancora presente, eretta dagli Augustali a Manio Megonio, patrono municipale, per i lasciti menzio­nati in testamento e disposti a favore della corporazione:

M. MEGONIO. M.F.

COR. LEONI

AED. lili. VIR. LEG. COR.

QUAEST. PEC. P.

PATRON MUNICIPI

AUGUSTALES. PATRONO

OB. MERITA. EIUS

L.D.D.D. [8]

(A. M. Megonio, figlio di Manio, (nipote) di Cornelio Leoni, Edile Quadrunviro per legge Cornelia, Questore del pubblico erario, Patrono Municipale, gli Augustali al Patro­no per i meriti suoi).

Seguono su due lati del piedistallo le disposizioni testamentarie che giustificano il monumento.

Sul lato destro:

Hoc Amplius reipubblicae Petelinorum dari volo HSXN, item vineam Caedicianam cum parte fundi Pompeiani ita uti optima maximaque sunt finibus suos qua mea fuerunt. Volo autem ex usuris semissibus His. X.N. com­paravi Augustalium loci N. ad instrumentum tricliniorum duum, quod eis me vibo tradidi, candelabro et lucernas bilichnes arbitrio Augustalium, quo facilius statis diebus epulas obire possint, quod ipsum ad utilitatem Reip.n. pertinere existimavi, facilius subituris onus Augustalitatis, dum hoc conìmodum ante oculos habent. Caeterum au­tem temporum usuras semisses HS. X.N. ad instrumen­tum Augustalium arbitrio ipsorum esse volo, quo facilius munus meum perpetuum conservare possint, ncque in alios usus usuras, quas ita a Rep. Petelinorum acceperint, transferri volo, quam, si necesse fuerit in pastinationem, vineam quoq. cum parte fundi Pompeiani sic, ut supra dixi, hoc amplius Augustalibus loci n, dari volo, quam vi­neam vobis Augustalibus idcirco dari volo, quae est Aminea, ut, si cogitationi meae, qua prospexisse me utilitati-bus vestris credo, consenseritis vinum usibus vestris dumtaxat quum publice epulas exercebitis, habere possitis. Hoc autem nomine relevati impendis facilius prosilituri hi, qui ad munus Augustalitatis compellentur locatione vineae partis fundi Pompeiani vineam colere potermi. Haec ita, ut cavi, fieri praestatique volo. Hoc amplius ab Heredibus meis volo praestari Reip. Petelinorum et a Rep. Petelinorum corpori Augustalium ex praedis ceteris meis palum ridicam omnibus annis sufficiens pedaturae vineae quam Augustalibus legavi.

Si legge sul lato sinistro:

A vobis autem, Augustales, peto, hanc voluntatem meam ratam habeatis et ut perpetuo firmam observetis, curae vestrae mandetis. Quo facilius autem nota sit corpori vestro haec erga vos voluntas ascribi volo caput, quod ad vestrum honorem pertinet [9] .

Con siffatte disposizioni legava il Megonio personaggio indubbiamente di prestigio oltre che facoltoso del tempo, a favore del Municipio (Reip. Petelinorum dari volo) un capitale di sesterzi 10.000 (HSXN), un predio, una vigna Cediciana, così nomata per la madre Cedicia Iride (come si evince da altra iscrizione), ed una parte del fondo Pompeiano, le cui rendite destinava a favore del Collegio dei sacerdoti Augustali per l'allestimento di due triclini (sale conviviali) e l'acquisto di candelabri con cui adornarli.

Impartiva disposizioni per la cultura della vigna, indicando il tipo di viti da destinarvi (viti aminee), ponendo a carico dei suoi eredi la fornitura dei pali necessari, concludendo che il vino prodotto fosse destinato ai banchetti della corporazione che si svolgevano nelle due sale all'uopo da predisporre.

È conservato nella Chiesa cattedrale di Strongoli.

Alla madre di Megonio è dedicata una seconda iscrizione, pure su base marmorea (custodita nella stessa Chiesa) che doveva portare la statua di Cedicia Iride, innalzata dal Municipio, con danaro raccolto fra i cittadini, per gratitudine verso Megonio che in memoria di essa aveva elargito centomila sesterzi:

CAEDICIAE L.F.

IRIDI

MUNICIPES EX/AERE

CONLATO

OB MERITA MEGO

NI LEONIS FILI EIUS

IN CUIUS MEMORI

AM LEO REI P.H.S.C.

M.N.

LEGAVIT

(A Cedicia Iride, i cittadini con danaro raccolto, per i meriti di Megonio Leone suo figlio, in memoria della quale Leone alla Repubblica 100.000 sesterzi legò).

Altra iscrizione, pure su basamento di marmo, è dedicatoria di Lucilia Isaurica, che il Barnabei ritenne moglie di Megonio e morta ancora in giovane età, alla quale il Mu­nicipio, per gratitudine verso il Patrono che in di lei memoria aveva elargito centomila sesterzi, dedicò una statua:

LUCILIAE C.F. ISAU

RICAE

MUNICIPES PETELIN

EX AERE CONLATO

IN CUIUS MEMORIAM

MEGONIUS LEO

REI P.H.S.C.M.N.

LEGAVIT

È pure essa custodita nella Chiesa Vescovile di Strongoli, come una quarta che, all'epigrafe dedicatoria

M. MEGONIO M.F.

M.N.M. PRON. CORN. LEONI

AED. lili. VIR. LEG. CORN.

Q.P.P. PATRONO MU

NICIPIL IIIIVIR. Q.Q.

DECURIONES AUGUS

TALES POPULUSQUE

EX AERE CONLAT

OB MERITA EIUS

(A Manio Megonio, figlio di Manio, nipote di Manio e pro­nipote di Cornelia Leone, Edile Quadrunviro per legge Cornelia; Questore del Pubblico Erario, Patrono Municipale, Quadrunviro quinquennale, I Decurioni, Gli Augustali, e il Popolo, con denaro raccolto, per i meriti suoi), segue sul lato destro della base un caput testamenti da cui trae moti­vo l'erezione di una statua che, evidentemente, doveva insistere su di essa:

Reipubblicae Municipium meorum, si mihi statua pede-stris in foro superiore, solca lapidea, basi marmorea, ad exmplum basis quam mihi Augustales posuerunt [10] , prò eam quam mihi Municipes posuerunt, posila fuert sextertium centum milia nummus, quae eis me vivo pollicitus sum, dari volo.

Ea autem condicione saestertium centum milia nummes quae supra scripta sunt dari volo, ut ex usuris semissibus eius pecuniae omnibus annis, die natalis mei qui est X Kalendas apriles, distibutio fiat decurionibus epulantibus CCC. deducto ex his sumptu strationis, reliqui inter eos qui praesentes ea hora erunt dividantur. Item Augustali-bus eadem condicione C.L. dari volo et Municibus Petelinis usuriusque sexus ex more loci omnibus annis dai volo, item in cena parentlicia L. et hoc amplius suptum hostiae, prout locatio pubblica fuerint, dari volo.

A vobis, optimi Municipes, peto et rogo per salutem sacratissimi Principis Antonini Pii liberorumque eius, hanc voluntatem meam et dispositionem ratam perpetuamque habeatis, totumque hoc caput testamenti mei basi statuae pedestris, quam supra a vos petivit mihi ponatis, inscribendum curetis, quo notius posteris quoque nostris esse possit vel eis quoque .qui munifici ergo patriam suam crini admoniant.

Scoperta il 16 ottobre 1892 in località Pianette dalFallora Ispettore delle Antichità Dottor Cesare Trombetta, si tratta di una disposizione testamentaria a titolo particolare (legato di Megonio di 100.000 sesterzi a favore del Municipio di Petelia) sottoposta a condizione che al testatore fosse eretta una statua pedestre nella piazza maggiore (foro) su base di marmo (condizione evidentemente adem­piuta.). Aggiunge, poi, il disponente, che, messo a frutto il denaro al 6 per cento, il ricavato fosse destinato parte per sopperire alle spese occorrenti per un annuale banchetto da tenersi nel giorno anniversario del di lui compleanno (23 marzo), e distribuito il resto a Decurioni, Augustali e Cittadini tutti in ragione di 300 denari ai primi, 150 ai secondi, ed uno a testa agli altri.

Chiude Megonio questo capo di testamento con formulazione di voti augurali per la salute dell'imperatore Antonio Pio, al cui tempo è pertanto riferibile la base (138-161 d.C.), che, peraltro, ci consente di verificare l'ancora allora vitalità di Petelia e la efficienza delle sue pubbliche istituzioni (Decurioni, Augustali, Popolo) in armonia con quell'epoca aurea, di pace mondiale, la più felice dell'impero romano [11] , e quindi il tempo in cui visse Megonio, la cui protezione concessa alla città tanto beneficio dovette apportare.

La stessa iscrizione è riportata in altro marmo ora murato sulla facciata del vecchio palazzo vescovile (sede municipale appena abbandonata), dovuta pure essa a Decurioni, Augustali e Popolo, ragion per cui riteniamo non dovesse contrariamente al parere del Bernabei - rivestire il piedistallo di statua:

M. MEGONIO M.F.

M.N.M. PRON. COR.

LEONI

AED. Ili VIR. LEG. COR.

Q. PP.

PATRONO MUNICIPALI

IIIL VIR. Q.Q.

DECURIONES AUGUSTALES POPU

LUSQUE EX AERE

CONLATO

OB MERITA EIUS

Di altre basi marmoree epigraficamente poco leggibili, che sarebbero state scoperte pure a Pianette, e conservate nel Museo di Catanzaro, è appena cenno nell'opera più volte citata del Vaccaro.

La messa a cultura dell'esteso comprensorio di Pianette e l'estendersi dell'abitato sin lì, un succedersi di rivoltamento e sconvolgimento del terreno, attenuò poi quella fortunosa e fortunata esplosiva riemersione di secolari vestigia di quel fecondissimo suolo; al di là del quale sono il vicino Popolo, la vigna del Principe in buona parte edifica­ta, le Manche ai piedi del Petraro [12] , e poi, risalendo fin sotto il Castello, un vasto territorio in questi ultimi tempi non meno fruttuoso, e da dove provengono appunto tanti ritrovati, affluiti nel 1980 nei Musei di Crotone e Reggio, o rimasti sul luogo [13] .

Nel 1980, infine, sotto il Castello, a mezza costa, in località Silica della Regina, una necropoli è affiorata, ed alcune tombe di età imperiale romana sono riemerse, talune con volta a botte, struttura in pietra e malta, di fattura veramente pregevole [14] .

Intonacata e colorata in rosso pompeiano, con raffi­gurazioni di due tortore (simbolo degli innamorati) in atteggiamento di amore, di bellezza dolce e sobria che rileva il gusto delicato dell'autore, è una di esse di rilevante di­stinzione ed assume particolare importanza anche per il nome che nell'iscrizione si legge: stele funeraria in calcare grigio che sintetizza nella forma il busto del defunto, è essa dedicatoria di un M. MEGONIVS, ERYX che VIXIT ANN XIIX (STTL - Sit tibi terra levis, conclude l'epigrafe), i cui vincoli di parentela col tanto più noto patrono municipale petelino ovviamente ci sfuggono, ma che, infine e tuttavia, ci fornisce la prova più evidente che effettivamente qui vis­se la gente Megonio in quell'età imperiale alla quale sono pure riferibili le tante altre e talvolta più antiche iscrizioni che accomunano i nomi di Megonio e Petelia.

Come non meno importante è altro edificio tombale, che, pregevole per lo stato di conservazione, è sopratutto per quanto si legge sulla stele di marmo che vi è stata rin­venuta che assume particolare rilevanza storica:

EVCTVS, PVBLICVS/PETILINORUM/VIXIT/AN/XXIIII

È con queste ultime scoperte che si può infine e definitivamente ritenere conclusa la secolare polemica sul sito di Petelia, nella quale - abbiamo notato - si sono lasciati coinvolgere personalità eminenti della cultura, che, per giustificare la presenza a Strongoli di quei monumenti, hanno finito col sospettarne il trafugamento da altri luoghi da parte degli strongplesi [15] .

[1] Petronio Arbitrio ricorda Crotone ridotta campo di cadaveri divorati e di corvi affamati nel I sec. d.C.

[2] Le terme non erano soltanto edifìci destinati a pubblici bagni, ma anche luogo di ritrovo, passatempo e cultura; oltre alle diverse sale per i bagni, comprendevano cortili, portici, sale per conversazione, biblioteche, arene; il tutto arricchito da statue e altre opere d'arte.

[3] Vennero pure allora alla luce muraglioni in calce e pietra intagliati che si estendevano in varie direzioni e corrispondenza tra sé, di cui non fu possibile conoscere il perimetro ne la disposizione delle diverse parti per i limiti e la profondità di soli due metri assegnati allo scavo.

Blocchi di cinta maestosi fino a pochi anni fa esistenti, con la connivenza di incauti amministratori locali, sono stati abbattuti in occasione dell'edificazione dei primi alloggi popolari (via XXV aprile). Una statua di bronzo raffigurante le tre grazie pure allora si scoperse in quel sito, alta 26 cm. nella vigna del can. Caiazza, donata al segr. gen. di media Calabria, De Caria. « Frammento di statua equestre di bronzo, dalla stessa località proviene, di eccellente modellazione (in Museo provinciale di Catanzaro) che una recente ricerca ha collocato nel ristretto numero delle statue a tutto tondo di Traiano togato » (Lugani/Enciclop. delle Regioni, Calabria, 1973). Non è improbabile che si tratta proprio della statua eretta da Q. E. Alcimo.

[4] Sesterzio è la principale unità monetaria, pari a due assi e mezzo, in argento o altro metallo in seguito, di cui è difficile stabilire il valore in termini moderni (forse £ 0,21 anteguerra).

[5] Notizie forniteci in gran parte dal prof. Foti, Soprintendente alle Antichità di Reggio Calabria con lettera personale a seguito di nostra ri­chiesta d'intervento per la conservazione del monumento, V. pure Klearcheos 57/60/1973, e il n/Mirti del mio colle.

[6] Sono oltre 15 le colonne di granito ancora sparse per il paese.

[7] Nella stessa circostanza fu pure rinvenuto un cippo funerario di marmo (simbolo di perennità), anepigrafìco, grossolanamente riproduce il corpo umano (ora nel Museo di Crotone). Solitamente di pietra e con iscrizione, tali cippi avevano oltre che funzione commemorativa quella di segnalare il sito di sepolture.

[8] Le lettere conclusive L. D. D. D. vanno intese: Legunt, Donant, Dedicant, Dicunt.

[9] II testo del testamento di Megonio è preceduto dalla scritta: KAPUT EX TESTAMENTO. Di esso e di altre iscrizioni di cui si dirà è cenno in vari autori del 6-700: Barrio, Marafìoti, Nola-Molise, Fiore, Pacichelli.

[10] La prima da noi riportata.

[11] «Meglio salvare un cittadino che spegnere mille nemici» pare fosse il principio basilare della politica di pace di A. Pio.

[12] Strutture murarie di antico edifìcio con traccia di pavimentazione di cocciopesto sono affiorate durante lo sbancamento del terreno di Vigna del Principe nel corso del corrente anno 1982 per la costruzione di una strada comunale. Ma già nella stessa località, nel 1981, furono rinvenuti resti di ugual pavimento per circa 6-7 metri che andò distrutto in occasione di lavori per l'allacciamento della fogna della nuova sede municipale. Non è improbabile che lo stesso palazzo comunale sia stato costruito su antiche preesistenze, così rimaste definitivamente sepolte. Se cosi è, non vi è dubbio che l'interesse per i beni culturali è ben scarso anche ai vertici: del resto, anni fa, nell'edificazione di alcuni alloggi popolari, furono dustrutti e sepolti gli unici avanzi delle mura di cinta dell'antica città , tra Vigna del Principe e Pianette.

Un pavimento a mosaico affiorò qualche anno addietro dietro il Liceo Scientifico, attiguo a Vigna del Principe. Di alcuni pavimenti a mosaico di oltre 5 metri ciascuno rinvenuti nel 1842 scrive il Marincola-Pistoia senza indicazioni di località.

[13] Olle cinerarie in terra cotta; parte tubolare di condotta di acqua di edifìcio d'epoca romana; mascheroni in terracotta pure di epoca romana (Museo di Crotone); olla cineraria fìttile monoansata con coperchio; ed altra globulare; pesi per telaio fìttili trapezioidali e troncopiramidali; unguentari fìttili fusiformi; frammenti di lucerne fìttili; frammenti di brocca fillile con foro passante; frammenti fìttili a pareti di vasi di vario tipo, acromi; cippo di pietra a forma ogivale (Reggio Calabria), il tutto di epoca ancora imprecisata, ma non oltre l'età imperiale.

[14] Attigua a Silica della Regina, in prosieguo di essa, è la località det­ta Centocarroli, un cocuzzolo recentemente ed in parte spianato per conto dell'Amministrazione Comunale per la costruzione del mattatoio. Nell'occasione, ci si riferisce, vennero alla luce delle tombe che ignoriamo se sia­no state segnalate alla Soprintendenza. Pure in quell'occasione riemerse (non ci è dato sapere se e quanto altro è riemerso) una stele funeraria costituita da blocco di pietra unitario tagliato approssimativamente a forma di corpo umano, di altezza complessiva cm. 67, larghezza cm. 23, circonferenza corpo cm. 68, di collo cm. 53. Il corpo è rappresentato in forma ret­tangolare, a mezzo busto, piatta la parte posteriore ed anche quella anteriore sulla quale è il titulus funerario portante il solo nome del defunto inciso su due linee: MINATVS/DRACO. Testa schematizzata nella forma di un disco piatto, con caratterizzazione, mediante fori, degli occhi, naso e bocca. Non nuovo il prenome Minatus che ricorre nell'epigrafe greca di cui si è detto, murata sull'ingresso di casa Pelaggi. Di chiara origine greca il nome Draco (Drackov: Rohlfs, in Diaz. topon. e onom. della Calabria) che ci riporta al Dracene arconte e legislatore ateniense (621 a.C.) che precedette nel governo Solone; v. pure Diod. Sic. (XIV, 18), confermato da Strabene (VI,I), che scrivendo sulla disfatta del Laos subita dai Thuriesi ad opera dei Lucani, si esprime: «Presso questa città (di Laos) è l'eroe di Dracone (oracolo), uno dei compagni di Ulisse, intorno al quale fu dato questo oracolo: presso il Dracene Laio, furono sconfitti da' Lucani».

Con ciò non si vuole trarre alcuna conclusione di carattere storiografico, che sarebbe azzardata, pur ponendosi in evidenza il ricorrere frequente nell'onomastica petelina di età romana di connotazione greca. Nella stessa contrada Centocarroli fu rinvenuta nel 1922 una testa in marmo bianco (II sec. d.C. ca.) riprodotta dal Vaccaro, e sino a non molti anni addietro custodita nella casa del nonno paterno di chi scrive, già proprietario del terreno.

Il nome AVFIDIVS che compare in alcune iscrizioni non è nuovo a Petelia; compare, infatti, in una epigrafe funeraria, rinvenuta nel 1841 (e riportata senza indicazione di luogo dal Marincola-Pistoia, che non accenna la fìne che tanti reperti hanno fatto) a Strongoli, con dedica ai Mani e formula di saluto HA VE: « D. M. S. / HA VE / AVFIDI / HEV. RÈ / SIS. VIX / AN. Vili / FECIT PATER / S. T. T. L. » (Sit tibi terra levis). Di una lastra di marmo (di dimenzioni pressocchè uguali) da notizia C. Turano (in: Note di epigrafìa classica, in Klearchos 53-56 / 1972: epigrafe funeraria, facente parte di una collezione privata di arte sacra e profana curata ed allestita dal parroco della Chiesa di San Paolo alla Rotonda di Reggio Calabria, suppone egli che proviene, come le altre due epigrafi di cui diremo in se­guito, pur esse funerarie, nello stesso Museo deposte, « dal territorio di Strongoli, l'antica Petelia ». Reca l'iscrizione: HA VE / M. MECONI / APHRODISI / VIX. AN. LXV / S. T. T. L. - Rileva l'autore dello scritto la novità per il Bruttio dell'acclamazione sepolcrale con la formula di saluto HA VE: non è invece così almeno per Petelia - Strongoli, come si evidenzia sia dall'annotata epigrafe che dall'altra riportata dal Marincola-Pistoia e prima riferita; ciò conferma la supposizione del Turano sulla provenienza strongolese dell'epigrafe di cui ci da notizia.

È una seconda epigrafe relativa ad un cippo marmoreo tagliato a forma di corpo umano, alto cm. 37, tondeggiante nel corpo, con circonferenza alla base di cm 38; faccia di forma rotonda, priva d'indicazione delle parti anatomiche.

Della stessa foggia - scrive il Turano - di quello rinvenuto in contrada Lazzovino di Strongoli (v. nostra nota precedente relativa al monumento fune­rario rinvenuto a Lazzovino), donde si presume provenga. Una terza epigrafe è contenuta in una tavoletta di alabastro alta 22 cm., larga 16 cm., su sette linee: D(iis) M(anibus) S(acrum). M(arcus) Baebius / Pudens / vix(it)an(nos) XXXX / Fec(it) co(n) iu(n) x / benemerenti) / S. T. T. L. /

Con dedica ai Mani, iscrizione posta dalla moglie del defunto, scrive l'autore ch'essa si avvicina alquanto ad altra epigrafe di Strongoli (C. I. L., X, n. 114), datata metà del II secolo d.C., del che abbiamo noi precedentemente riferito. Anche per questa epigrafe è da sospettarsi la provenienza strongo-lese.

Di altre epigrafe funerarie rinvenute pure a Strongoli, riferisce il Marinco­la-Pistoia (o.c.), senza tuttavia soffermarsi sui particolari del ritrovamento:

-D. M. S. / SECVNDO PRIMVS / ET LAVDANIA / FIL. PIISSIMO / V. A. XVII. M. VII / D. XXVI / S. T. T. L.

- D. M. / LVCESO / FRATER B. F. / NAAER / FNIIF / DIS. XXXVI. Anche queste epigrafi sono, come si vede, con dedica ai Mani.

[15] Le stele indicate sono conservate nel Museo di Crotone; in numero di sei, tranne l'ultima, sintetizzano nella forma il busto del defunto; all'in-fuori di quella seconda indicata (ch'è di marmo), le altre sono in calcare grigio:

M. MEGO / NIVS, ERYX / VIXIT / ANN XIIX / STTL

EVCUTS, PVBLICUS / PETELINORUM VIXIT / AN / XXIIII

(Si trattava probabilmente di un « publicano », incaricato di riscuotere le imposte, appaltatore di imposte)

HAVE / SILVIA SEX / ARELLI VRSI / SER VIX / ANN XXX FECIT DI ON / YSIVS CONSERVAE / BENE MERENTI

FLAVIA / PHER / VIXI / ANNIS XX

DIIS, MAN / IBUS MODIAE / BENEDICTAE / VIX A XL.

HAVE / PHILI / CIA L F APHRO / VIX AN XX, M XI / D X / STTL

Tranne la quinta, ch'è stata attribuita al 1° sec., sono state le altre datate 1°-2 0 sec. d.C.

(1) Salvatore Gallo - dal sito Macalla&Petelia.

N.B. Le immagini sono state tolte dall'articolo, per poterle inserire tutte insieme in varie panoramiche foto.


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