Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



Monumenta: Età Remota (1)

Si è scritto che delle zone archeologiche italiane, la più trascurata è quella che fu la Magna Grecia, che mai nessuno curò seriamente prima di Paolo Orsi, esponente di rilievo di una Scuola che, mettendo a nudo i segreti millenari celati nelle viscere della terra, quante volte, e non poco, ha contribuito alla chiarificazione di enigmi storici.

Ma anche la meno fortunata perché ben rileva Piovene [1] sulle città greche pesò lungo periodo di decadenza, e le guerre, le e spoliazioni furono troppo [2] .

Gli edifici erano inoltre costruiti di grossi blocchi, privi di malta, spesso di pietra tenera; le alluvioni che fanno franare oggi i villaggi, non risparmiarono neanche le antiche rovine, lacerarono e dispersero gli edifici, trasportandone il materiale in punti lontani dal luogo dove era stato adoperato.

Per quanto riguarda gli oggetti, la Magna Grecia lavorava sopratutto l'argilla e il bronzo, molto raramente il marmo: l'argilla, friabile, si sbriciolò, e il bronzo venne fuso.

Possiamo aggiungere che gli interessi dell'edilizia moderna non sempre coincidono con quelli dell'archeologia; che inadeguati o mancanti sono i finanziamenti per l'esecuzione di scavi sistematici; che il commercio di anticaglie è alquanto lucroso [3] ; che molto scarso è l'interesse per il passato, per avere un quadro piuttosto preciso delle difficoltà notevoli che intralciano lo studio e la ricerca sulle antiche civiltà, quando è risaputo che il rinvenimento sia pure fortuito ed occasionale di un oggetto, che in apparenza può sembrare privo di interesse, intanto è indice di frequentazione del luogo nel tempo al quale è riferibile; comparato poi con le fonti ed anche con le tradizioni finisce col contribuire e non poco alla ricostruzione storica dei tempi lontani.

È proprio attraverso i tanti e sopratutto fortuiti ritrovamenti, anche se scarsi per l'età più remota, scarsezza imputabile verosimilmente a mancanza di esplorazioni sistematiche [4] , e spesso mancanti di provenienza precisa [5] , che la conclusione alla quale si è appena pervenuti attraverso la disamina delle fonti letterarie si riscontra con la realtà.

Niente si conosce delle età più remote e sino a quella dei metalli, alla quale invece è riferibile un reperto che ripete forma e sostanza della pura età del bronzo.

Comune in Calabria, ove assunse forme diverse, come strumento di lavoro, è quello a Strongoli rinvenuto, in località imprecisata, un coltello-ascia, del tipo Marlot, ad alette con margini rialzati ottenuti mediante intensa martellatura nei fianchi e sul margine superiore sia per dare forma si­stematica ad esso che aumentare la densità del metallo così da renderlo più resistente e adatto a tagliare.

Compreso in un gruppo di tre campioni, due dei quali rinvenuti in contrada Roccella di Catanzaro Marina, facenti parte della raccolta Foderare donata al Museo di Catanzaro, è del Topa (in: Civiltà primitive della Brettia, Palmi 1927) il rilievo descrittivo dell'oggetto, di cui pure fornisce le dimensioni in mm. 167 di lunghezza, 25 di larghezza alla testa, in un crescendo graduale fino al taglio ove raggiunge i 68 mm.

Passando alla successiva età del ferro, è pure dal Topa (o.c.) riportata notizia relativa alla necropoli che il Foderaro avrebbe scoperta « nei contorni di Petelia » come scrive O. Dito, più precisamente in località Cerzi del Russo a 2 Km. da Strongoli paese, costituita da un raggruppamento di tombe consistenti in semplici fosse scavate a modesta profondità, circa un mezzo metro, formate di quattro lastre di pietra grezza infisse nel terreno, ciascuna per un lato, coperte di un'altra lastra di maggiori dimensioni (B.P.L, IX, 1883, p. 12), simili a quelle scoperte in località Vituso di Scandalo, descritte dal Pigorini (Bull. di palet. anno 28, p. 25 ss.).

Riferite al 1° periodo di Suessula (Bull. di palet. anno Vili, p. 23, IX, p. 112), mentre i pochi avanzi di ossa rivelano la pratica del rito funebre dell'inumazione, il sia pure modesto corredo che accompagnava il defunto mostrò importanti reliquie metalliche e fittili che per forma possono essere considerati i veri prototipi degli esemplari della prima età del ferro: fibule in bronzo; tre frammenti di torques o anelli ornamentali « tutti incisi nella superficie in modo da raffigurare le coste » (B.P.I.., 10, 1884, p. 63, voce: Strongoli); pesi di telaio a piramide tronca in argilla del colore del mattone chiaro, attraversati all'apice da un foro circolare; orciuoli di terracotta. Oggetti la cui comparizione coincide con le prime infiltrazioni greche.

Appartenente a quel tipo di armi che, per opinione dell'Orsi, comparvero in Sicilia tra l'VIII e il IX sec. a.C. per mezzo dei Greci e protogreci (Orsi, Le necropoli preelleniche calabresi), è l'esemplare, pure della raccolta Foderare, rinvenuto in quella località, costituito da una punta di Lancia di Bronzo, riprodotta nell'opera sua dal Topa che som­mariamente ne fa descrizione: con canula alquanto deteriorata, ha cestola mediana di forma conica depressa, lungo mm. 195 e largo 36.

Frutto anch'esso di trovamento fortuito e provenienza tombale, ripete pure esso nelle forme, a parere dell'Orsi, il materiale rinvenuto a Canale-Ianchina ed altre località, tal da indurre a ritenere che gli Achei, come i Dori e i Locresi, allorché colonizzarono il paese della Brettia sul versante dell'Ionio, era questo occupato da barbari indigeni della medesima stirpe [6] .

Benché scarsi i ritrovati, e quindi insufficienti a completare le conoscenze del periodo in esame, poiché ad ogni necropoli è legata la presenza più o meno vicina di un centro abitato, resta così e tuttavia assicurata la presenza di una civiltà preellenica e di una popolazione indigena col tempo ellenizzata in prossimità di quell'indicato sito di Strongoli denominato Cerzi del Russo, ove è ragionevolmente presumibile fosse un nucleo dell'antico abitato: il ritrovamento di esemplari di fìbule a staffa lunga, tipo la cui insorgenza (BPI, 1966, p. 181-82) è da mettersi in relazione al contatto che l'Italia meridionale ebbe coi coloni greci (P.G. Guzzo, in: Paludi, v. Klearchos, 65-68/1975), avvenuto in località Murge di Strongoli, da dove pare provengono pure altri reperti recentemente confiscati (affluiti nei Musei di Reggio Calabria e Crotone, di cui diremo in appresso), fa nascere il sospetto che proprio su quel forte colle di Murge di Strongoli [7] , ai piedi del quale la menzionata piana di Cerzi del Russo, fosse un più antico abitato.

Certo è che nel ripetuto comprensorio di Murge sono evidenziate le tracce del passaggio reiterato di scavatori abusivi, sicché non è possibile stabilire se i rari reperti sono in dipendenza di tal mai abbastanza repressa pratica o corrisponde alla realtà antica; si tratta comunque di una zona archeologica che andrebbe sistematicamente esplorata al fine di chiarire sopratutto la durata della frequentazione e poter così pervenire ad una qualche consistente soluzione dell'enigma.

È quella di Manche altra zona archeologica di Strongoli che meriterebbe al pari dell'altra, dalla quale poco si discosta, di essere sondata organicamente, non meno nota agli abusivi, ed inconsapevolmente e in parte scoperta sin dal secolo scorso dalla vanga del contadino, che ha fatto supporre l'esistenza di una necropoli di vasta proporzione per l'affiorare di numerose tombe: costruite di lunghi mattoni di terracotta, con gli avanzi del cadavere in parecchie di esse se ne rinvenne il corredo d'uso, la lucernetta, il vaso lacrimatoio, la moneta in bocca al morto, quanti dei quali, orsono molti anni, custodivano con cura nella lor casa i proprietari del fondo [8] .

Dalla stessa località pure provengono alcuni mascheroni e una antefissa raffigurante una testa barbuta, tutti in terracotta, scoperti nel 1901, e databili III-II sec. a.C.

E pure a Manche sono ancora visibili resti di strutture murarie con pareti rivestite in opus reticulatum: l'esplorazione accurata del territorio potrebbe consentire l'accertamento in strati inferiori di ipotizzate vestigia di età più remota.

La mancanza di notizie sulla località di provenienza, pur del territorio di Strongoli, di alcuni fra gli importanti rinvenimenti qui di seguito annotati, si traduce in enorme ostacolo per la ricerca del sito più preciso della greca Petelia: - Aryballos medio-corinzio (VII-VI sec. a.C.), ora nel Museo di Reggio Calabria (P.E. Arias, in Enciclopedia dell'Arte Antica); - Ripostiglio (c.d. tesoretto monetale) contenente monete di Sibari (IGCH, 1885; PP 7: M. Thompson - O. Morkholm - C.M. Kraay, An Inventory of Greek Coin Moards, New York, 1973) [9] , riferibile al VI a.C. - Statuetta mulie­bre arcaica (descritta dal prof. N. Putortì in Estratto del Boll. Soc. Calabra di Storia Patria, anno II, n. 3-6), alta cm. 17,5 a forma di Zoanon; corpo diritto, piatto, liscio, rotondato solo a contorni; le braccia, imperfettamente eseguite, cadono distese e strette in maniera rigida al corpo; testa, accuratamente modellata, ha gli occhi con bulbi schizzati, naso triangolare e carnoso, labbra carnose e semiaperte, mento sporgente. I capelli, spartiti sulla fronte, cadono in due grosse masse sulle spalle. Capo coperto di basso calathos. Piedi non espressi. La figura è vestita di lungo peplos cinto alla vita e aderente al corpo, e ricorda i tipi analogici descritti dal Walters e Deonna, e nel tipo della scultura la statua votiva di Meandro di Naxon e affini, ricordati dal Loewg. Argilla piuttosto cattiva, rossastra, contiene sottili, quasi impercettibili, lamelle di mica. È databile approssimativamente VI sec. a.C., e venne acquistata dall'Orsi per il Museo di Reggio Calabria.

- Busto di Demetra in terra cotta, porta in testa un polos, è coperto di chiton e da himation o scialle che dal polos scende per dietro le spalle. Alla base del collo, sul davanti, è aderente un ciondolo a forma di mezzo luna; alto 30 cm., stile V sec., venne pur esso acquistato dall'Orsi per il Museo di Reggio.

- Laminetta di bronzo, scoperta nel 1783 [10] , importante per la iscrizione come documento di lingua dorica fra i più rari che ha restituito Facaia, laddove il dialetto non mostra apprezzabili differenze rispetto a quello della madre patria e al dorico nelle sue caratteristiche fondamentali;

importante altresì perché rappresenta uno dei casi più caratteristici di conservazione diretta di un istituto che è tipico dell'Acaia peloponnesiaca, è riferita al V sec. a.C.., e riporta un atto di donazione nel quale la dichiarazione di volontà della donante è prestata in forma solenne davanti alla massima magistratura (Demiurgo) e alla presenza di testi qualificati (Prosseni). Vi si legge:



(Dio. Fortuna. Saoti dona a Sicaina la casa e ogni altro bene. Demiurgo: Paragora. Prosseni: Micone, Armoxida mo, Agatarco, Onata, Epicuro).

Di essa torneremo a dire nel capitolo riservato alle istituzioni pubbliche peteline [11] .

- Laminetta aurea con formula di defixio, riferibile agli inizi del IV sec. b.c.; acquistata dall'archeologo inglese Millingen, e conservata a Londra (v. Arias, o.c.), ne venne pubblicato il testo per la prima volta nel Bull. Inst. CorrArcheol. (1836, p. 147 e ss.).

Pure di essa, ed ampiamente, torneremo ad occuparci, a proposito dei culti praticati a Petelia.

- Busto muliebre in terracotta, alto cm. 30 ca. rappresentante Calipso, come si legge alla base di esso, ?????

S?S , donato dai signori Giunti al principe di Giardinetti, Intendente di Calabria Ultra II. Età imprecisata, (in: Marincola-Pistoia, o.c.).

- Tavoletta in terracotta, alta cm. 40 con iscrizione greca quasi del tutto corrotta dal tempo, rinvenuta nel 1842 dietro la Chiesa del Convento dei PP. Cappuccini nella vigna di Ignazio Giunti («che la possiede»: Marincola-Pistoia, o.c.). Età imprecisata.

Non ancora studiati nei dettagli, ne descritti convenientemente, rinvenuti in private abitazioni e quindi confiscati a seguito d'intervento dalla Guardia di Finanza, in Strongoli nel 1980, senza dichiarata provenienza, depositati nel Museo di Crotone:

- Colonna con capitello in pietra arenaria, stile dorico, alta cm. 120 ca.

- Frammenti di elemento circolare fittile di colonna costolata di epoca ellenistica.

- Base e frammenti di phjthos di epoca ellenistica.

- Tre oscilla in terracotta di stessa epoca.

- Lekjthos in vernice nera con raffigurazioni di animali.

- Frammenti di skiphos ed oscillum, stessa epoca.

- Peliche a figura rossa, presumibilmente del IV sec. a.C.

- Frammenti di anfore e vasi, presumibilmente pure del IV sec.

Ugualmente recuperati nel 1981, e rinvenuti - secondo quanto dichiarato dell'abusivo detentorc - durante scavi da lui effettuati nell'area del campo sportivo di Strongoli (località prossima alle periferiche contrade Popolo, Pianette, Vigna del Principe, che sovrastano le Manche): lacrimatoio biasmatico fittile, portaprofumi acromo, monete di epoca greca e romana [12] .

Una serie cospicua di statuette e testine muliebri voti­ve arcaiche fittili di sostanziale identità tipologica (VI-III sec. a.C.) verso il 1950 in località imprecisata [13] , ed un gran numero di esse, muliebri e virili, fìttili, in diverse movenze, alte tra i 13 e i 40 cm. con foro dietro le spalle, il 2 gennaio del 1848 a Pianette si rinvennero dietro il convento dei Cappuccini nel piantarsi la vigna di D. Salvatore Morelli unitamente a vasi lacrimatori in terracotta, e ad una sta­tuetta mutilata di marmo che, a scrivere del Marincola-Pistoia che la notizia ha fornita (o.c.), conservava ai suoi tempi Ignazio Giunti.

Il rinvenimento di monete di conio petelino con leggenda greca, e brettie e siracusane è a Strongoli cronaca di ogni giorno e tempo, e di esse ogni buon testo, ne fa illustrazione spesso riproducendole [14] .

Un susseguirsi, quindi, ininterrotto di ritrovamenti che fecero scrivere al Lenormant: « Non si è mai smossa la terra senza farvi scoperte di antichità », e molto recentemente ad un esperto contemporaneo [15] : « Ormai da diversi anni mi reco spesso a Strongoli, ed è un caso davvero strano che non riesca ad arricchire ogni volta le mie cognizioni con una nuova scoperta »; ritrovamenti attraverso i quali è possibile verificare una continuità di vita attiva e civile della comunità petelina, che finisce, a parte i miti, col confermare tante supposizioni e precisare la realtà dei tempi antichi [16] .

[1] Guido Piovene: Viaggio in Italia, 1971.

[2] Si pensi, per quanto riguarda Strongoli, alle occupazioni ricorrenti da parte dello straniero, e per ultimo alle devastazioni ad opera dei francesi nei primi anni del, secolo scorso.

[3] Negli anni 1981 e 1982 nella sola Pretura di Strongoli sono stati celebrati 5 procedimenti penali per sottrazione di cose di rilevante interesse storico-archeologico.

[4] Per quanto ci è dato sapere, solo tra il 1880 e il 1892 furono effettuati brevi limitati sondaggi e scavi a cura della Commissione Antichità di Catanzaro, e poi rari interventi d'urgenza in aree limitate.

[5] II che impedisce di seguire i mutamenti abitativi.

[6] L'inumazione era il tipo di sepoltura preferito a Petelia, come antico modo di sepoltura presso i Greci e delle vicine colonie.

[7] Murgia: Roccia, catena di pietra: nopyiov dim. nopyoS, baluardo, ba­stione, castello. Le labiali p e b si mutano in m. (S. Mele, in: L'Ellenismo nei dialetti della Calabria media, 1891).

[8] II prof. Angelo Vaccaro, che fu Ispettore di zona delle Antichità, ne fece a suo tempo parziale riproduzione fotografica che pubblicò in Fidelis Petilia, da noi riproposta in questo volume. Scrive il Larizza (in: Crotone nella Magna Grecia): « Viveva fino a pochi anni orsono il Dottor Giuseppe Pelaggi, oculato e benemerito studioso, e conservatore di una cospicua collezione delle antiche monete di Petelia e di altri numerosi cimeli venuti in luce dagli orti vicini e da qualche necropoli, vasi di ceramica, orcioli, statuette di bronzo, ecc. ». E il Patàri (in: Terra di Calabria): « Anfore, vasi, orciuoli, statuette, monili, piccole brocche, vasi lacrimatoi: il dottor Pelaggi ne ha tutta una raccolta che custodisce con religiosa affezione ». È da quella località che riteniamo provenga la testa di marmo di legionario romano con elmo italico (1° sec. a.C.) ora murata sull'ingresso di casa Pelaggi. inspiegabilmente ora scomparsa.

[9] Pochi sono i ripostigli rinvenuti nella Magna Grecia. Si tratta di forme di tesaurizzazione il cui momento di maggior diffusione coincide sempre con circostanze storiche determinate ed eccezionali, e che nel caso di specie può essere ricondotta alla distruzione di Sibari avvenuta nel 510 a. C., con conferma dell'appartenenza di Petelia, sino ad allora, alla sfera territoriale di dominazione sibarita.

Scrive A. Gallo-Cristiani (Piccola cronista di Rocca di Neto): « Si vuole che un gruppo di profughi sibariti, ramingando di contrada in contrada, fosse arrivato alla sponda del Neto e vi si fosse stabilita fondendosi con i coloni Achei che vi si trovavano ».

Scrive Marincola-Pistoia (o.c.): « II 2 gennaio 1848 nella Pianetta, dietro il convento diruto dei Cappuccini nel piantarsi la vigna del sig. Morelli, alla profondità di circa un metro, un metro e mezzo, si scoprì un vaso di terracotta in forma di pilastro e quadrilatero con coperchio e base di grossi mattoni, sul quale era un'urna con 4 o 500 monete di bronzo, parte di argento e alcune di oro ». Non precisa il Marincola-Pistoia a quali città le monete appartenessero, ma non di certo a Petelia quelle di oro e di argento, non avendo la città mai coniato metallo pregiato; è probabile che si tratti del tesoretto che stiamo annotando: se così è, il problema dell'ubicazione della Petelia precedente la conquista romana appare meno enigmatico di come ritenuto.

[10] Ciò a dire del Corcia, che ne assicura la conservazione nel Museo Borgiano di Velletri.

[11] Pubblicata dal Siebenkus, Roma 1789, in: Esposizione della più an­tica tavola ospitale bronzea, ne scrissero pure: Biagi, in Dissertazione circa la più antica tessera greca ospitale; Schow, in: La tavoletta di Velletri; Boeckh, Corp. iscr. graec.; Kaibel, in: Iscript. Gr. Siciliae et Italiae, Berlino 1890; IG XIV, 636; V. Arangio-Ruiz-Olivieri A (IGS, p. 148, n.l9. I. 4) in Iscriptiones Graecae Siciliae et Infìmae Italiae ad ius pertinentes, Milano 1925. V. pure: Devoto, Atti del II Conv. di studi della Magna Grecia, 1962;

Pagliato (in Atti del III Conv. di Studi della Magna Grecia), che rileva il rscontro di elementi importati da una prima colonizzazione Achea secondo il Meillet. Nella laminetta sono invocati il ùeóf (dio, Giove) e la Tyche, la fortuna, divinità protettrici nella religione ellenistica.

[12] Nell'area dello stesso vecchio campo sportivo emersero tra il 1970 e il 1975 alcune tombe e un cippo funerario anepigrafo grossolanamente riproducente sembianze umane.

[13] II defunto Rag. Peppino Siniscalco ne aveva pazientemente raccolta una quantità.

[14] Una riproduzione fotografica di monete peteline custodite nel Brithish Museum di Londra è in Vaccaro (Fidelis Petilia), che accenna ad al­tre conservate nel Museo Naz. di Vienna. Altre riproduzioni si trovano nel­le opere di Lenormant (Magna Grecia), Fiore (Calabria Illustrata), Larizza (Crotone nella Magna Grecia), mentre un'accurata descrizione ne fa il Marincola-Pistoia (Opuscoli di Storia Patria), che accenna alla sua personale collezione di monete peteline, e nella Calabria Greca dello Editore De Luca di S. Severina. Non sappiamo la sorte della privata collezione detta, e di quella spesso richiamata e rinomata dei Giunti (v. Strafforello, Lenor­mant, Marincola-Pistoia).

È pure Notizia (v. G. M. Aitano, Storia del Regno di Napoli) che al tempo suo il Vescovo di Strongoli Petruccelli (1794-1798) di monete trovate in questo territorio, anche lui ne possedeva una completa collezione, mentre il ripetuto D. -Salvatore Morelli, avendone rinvenute tante nel corso dei lavori agricoli di Pianette, ne regalò due cesti al bar. Barracco di Crotone, e altrettanto a D. Ignazio Giunti. È risaputo che 4-5 anni fa in occasione dello sbancamento del terreno di Romano, tra il vecchio Cimitero e l'ex Convento dei Cappuccini, furono rinvenute centinaia di monete, che i ritrovatori hanno subito commerciato.

[15] Dr. Francesco De Luca: Bruzi, Petelia, Siberene: conferenza tenuta il 3 aprile 1975 nell'aula magna del Liceo di S. Severina.

[16] 16 II Douglas (in: Vecchia Calabria, 1915), in visita al Museo di Catanzaro nei primi anni di questo secolo si sentiva rispondere dalla custode, alla quale aveva chiesto un catalogo dei pezzi esposti per conoscerne la provenienza, che non era necessario, che tanto, tutto veniva da Stromboli:

così per le monete, quanto per certi strumenti taglienti di epoca neolitica. «Naturalmente», chiarisce il Douglas, «la donna intendeva dire Strongoli, l'antica Petelia». Sta ciò a dimostrare che anche allora i ritrovamenti di Strongoli erano così numerosi da impressionare la sprovveduta custode fino ad indurla, e quasi meccanicamente, a rispondere sempre allo stesso modo.


(1) Salvatore Gallo - dal sito Macalla&Petelia.

N.B. Le immagini sono state tolte dall'articolo, per poterle inserire tutte insieme in varie panoramiche foto .


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