Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



Età dei metalli

1 più antichi materiali sinora conosciuti da questa area, ed attribuibili all'età dei metalli2% vengono segnalati nel 1982 a Motta di Cirò Marina e risalgono all'età del Bronzo recente 21 . In questa temperie culturale si pongono i materiali di Motta, relativi tipologica­mente a quella cultura caratteristica dell'Italia peninsulare, databile fra il XIII e la metà del XII sec. a.C., che viene definita `subappenninica' 22 . Dall'analisi dei reperti, risulta come l'utilizzazione del sito si sia protratta ancora nella fase iniziale del Bronzo finale23.

Di particolare interesse appare la individuazione di un fondo di capanna nel punto di maggiore concentrazione dei rinvenimenti 2 4, per cui ci si dovrebbe trovare di fronte ad un vero e proprio villaggio, le cui dimensioni non sono, però, al momento, identificabili. Questa situazione, comunque, potrebbe essere posta in connessione con gli esiti delle innovazioni istituzionali, economiche e sociali attribuite a quella figura mitico-leggendaria che risponde al nome del re Italo e di cui si occupa anche Aristotele 2 5.

Alcuni reperti, rinvenuti alla base del pianoro di Motta ed ancora in corso di studio, sembrerebbero pertinenti alle fasi arcaiche del Bronzo medio^ per cui il sito potrebbe essere stato utilizzato, anche se non sappiamo in quale misura, pure durante una fase più antica. Resta da accertare una possibile continuità fra questa fase arcaica del Bronzo medio ed il Bronzo recente: una simile situazione riproporrebbe un quadro molto vicino a quello di diversi centri coeví della Sibaritide27.

Più generica, attualmente, la documentazione di materiale dell'età del Bronzo nei siti di Oliveto e di Taverna, sempre nel comune di Cirò Marina2g, che sembrano, comunque, rientrare nello stesso arco di tempo di Motta.

Particolarmente significativa la dislocazione di questi tre siti dal punto di vista topografico: Oliveto, Taverna e Motta si dispongono perfettamente lungo l'antica via costiera e specificatamente nei punti di più probabile approdo, il che si accorda con la presenza, fra i reperti di Motta, di ceramica di tipo miceneo prodotta in Italia meridionale. Del resto, i confronti tipologici con tutto il materiale si hanno con la Calabria settentrionale e con la Puglia29. D'altra parte, la vicinanza dei siti di Motta e di Taverna, circa mezzo chilometro in linea d'aria, per di più in prossimità di quello che deve essere stato uno degli approdi già nel Neolitico, potrebbe indurre ad ulteriori riflessioni3().

La segnalazione del rinvenimento, sulla sommità del pianoro di Sant'Elia, di alcuni frammenti ceramici, attribuibili al Bronzo finale31, forse contemporanei all'insediamento di Motta, sposta l'attenzione sulle colline sovrastanti. Se il villaggio di Motta, da una quota di circa 100 m, domina la piana sottostante, presumibilmente dedicata a colture agricole, o anche arboree, come fa pensare il rinvenimento di dolii, una presenza dello stesso periodo a Sant'Elia, comunque connotata, riporta immediatamente ad una economia Avo-pastorale. Del resto, va sottolineato che la vallata del Lipuda ha costituito, sino a tempi recenti, una sede ottimale per uno dei più importanti tratturi utilizzati dai pa­stori per i trasferimenti periodici delle mandrie fra la Sila e la costa ionica32.

Il passaggio dall'età del Bronzo all'età del Ferro, intorno al 900 a.C., è caratterizza­to non soltanto dall'introduzione di manufatti realizzati con questo metallo, che comunque non arrivano a soppiantare quelli in bronzo, e da un'ulteriore specializzazione del lavoro all'interno di una società che va sempre più articolandosi, ma anche da una sorta di `razionalizzazione' delle forme insediative, che ora tendono a concentrarsi in siti talora più ampi ed in posizioni meglio difese naturalmente e più discoste dal mare. In que­sto quadro, molto ben documentato in Calabria33, trova una sua rispondenza l'area di Cirò, dove le testimonianze relative alla prima età del Ferro sembrano concentrarsi a Sant'Elia ed a Cozzo del Santerello, entrambi nel comune di Cirò Superiore.

In seguito ad un sopralluogo a Cozzo del Santerello34, l'Orsi identifica il materiale ivi rinvenuto35 come analogo a quello «così della necropoli sicula suburbana di Locrí come di quella di Torre Mordillo. [...1 Però quel tanto che è venuto in luce basta a dimostrare come presso Cirò sup. abitasse intorno al IX sec. un manipolo di indigeni, affini a quelli di Locri e di Torre Mordillo»36. Il giudizio del valente archeologo può essere, nel complesso, sottoscritto ancora oggi, nonostante siano trascorsi settantacinque anni, pur se con le dovute sfumature ed articolazioni. Alcuni oggetti, infatti, trovano ampi riscontri in tutta la regione, ed anche oltre, nell'ambito della prima metà dell'VIII sec. a.C.., cioè nella fase immediatamente precedente l'arrivo dei primi coloni greci sulle coste calabresi: ne sono esempio le fibule, sia quella a quattro spirali che quella ad arco scudato37.

Più consistente il materiale proveniente da Sant'Elia. Larga eco ha avuto il rinvenimento, sul versante sud-orientale della collina, di un ripostiglio di sei asce di bronzo, verificatosi il 25 giugno 1933 38 . Il Galli ricorda che «esse erano disposte due su due incrociate» 39 , quindi, possiamo ritenere, secondo una modalità preordinata di deposito vero e proprio 40 . Databili al IX sec. a.C. ed inserite nei repertori scientifici con la definizione di `asce ad occhio tipo Cirò', caratteristiche del Salento e della Calabria41, si presentano agli occhi degli scopritori «con una bella patina verde e non ancora rifinite, tranne una sola che mostra il taglio già arrotato»4z. Il foro troppo stretto per una immanicatura funzionale, la presenza delle sbavature di fusione, la mancanza del taglio in quasi tutte, han­no fatto pensare che possa trattarsi di asce-lingotto, ovvero di oggetti con valore premonetale4 3 . Resta da chiarire il nesso con la vicinissima tomba che conserva un defunto in posizione rannicchiata.

Nella stessa area, sul pendio della collina sovrastante il campo sportivo, è venuta al­la luce una necropoli, sempre della prima età del Ferro. Si tratta di tombe a fossa con corredi funerari, i cui materiali trovano ampio confronto con la prima età del Ferro della Calabria nord -orientale44. In qualche caso, scoperto di recente in seguito alla costruzione di un quartiere di case popolari sopra il campo sportivo, si hanno delle sepolture particolarmente ricche, probabilmente femminili45. L'abitato relativo a questa necropoli dovrebbe collocarsi sulla collina di Sant'Elia, dove sono state rinvenute anche ceramiche d'impasto e figulina lavorata non tornita46. Soltanto ceramica d'impasto, forse in relazione ad una qualche forma insediativa o di frequentazione, ha restituito Cozzo Leone47.


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