Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



L'età della pietra

Il territorio di pertinenza amministrativa dei comuni di Cirò e di Cirò Marina], fra il litorale ionico calabrese e le propaggini nord-orientali della Sila, si presenta come un'area articolata nel rilievo, ma geograficamente bene individuabile, grazie alla linea di costa ed al reticolo idrografico, assumendo nel suo complesso una forma vagamente romboidale: ai vertici estremi da un lato Punta Alice, che si protende arditamente sul mare, e dall'altro l'esile displuvio di Malocutrazzo, fra le sorgenti del torrente Santa Venere ed il bacino del fiume Lipuda. Quasi al centro, si trova l'abitato moderno di Cirò Superiore, su di un promontorio collinare che chiude il crinale principale e da cui si dipartono a raggiera una serie di corsi d'acqua, in parte tributari del Lipuda, in parte fluenti direttamente verso il mare. Da questa posizione elevata, sovrastata a sua volta da un articolato complesso di piccole alture, si riesce a dominare tutta la fascia pianeggiante costiera, di forma quasi triangolare, compresa fra le foci del Santa Venere e del Lipuda. In tale contesto geomorfologico, dove il rilievo orografico comincia a salire dai terreni alluvionali della pianura olocenica dapprima dolcemente e poi con sempre maggiore rapidità, l'ele­mento naturale di maggiore evidenza appare sicuramente il promontorio di Punta Alice.

In questo territorio, la più antica età della pietra, il Paleolitico, non risulta sinora at­testata, nella letteratura scientifica corrente, dal rinvenimento di alcun oggetto lavorato 3 . L'età neolitica, invece, che comincia ad espandersi nell'Italia meridionale circa otto millenni or sono, non manca di lasciare nell'area di Cirò delle tracce, deboli al momento, ma sicuramente destinate ad essere ulteriormente confermate e rafforzate. Gli scarni elementi conosciuti, tuttavia, non permettono ancora di giungere ad una più articolata differenziazione culturale e cronologica. I rinvenimenti, del resto, di manufatti in ossidiana e in selce e, forse, di ceramica, effettuati a più riprese sul Cozzo Leone e nell'area di Sant'Elia 5 , documentano attualmente solo una forma di presenza organizzata a partire, probabilmente, almeno dal V millennio a.C.( , .

I nuclei e le schegge di ossidiana, attestati nelle due località, individuano, altresì, delle aree di lavorazione di questo prezioso prodotto delle eruzioni vulcaniche? e documentano quindi come il commercio di esso avvenga non soltanto sulla base di pezzi già lavorati, ma anche con pezzi ancora grezzi, da rifinire in loco, a seconda delle esigenze specifiche dei compratori.

La posizione dei due siti, sostanzialmente contigui topograficamente in quanto distano in linea d'aria circa 500 m l'uno dall'altro ed in parte separati da uno sperone collinare di poco meno elevato, fa pensare alla presenza di gruppi umani stabilitisi, forse anche in momenti diversi di questo lungo periodo neolitico 8 , sulle alture più significative ed adatte per il controllo visivo del territorio sottostante. Ciò non esclude altri inse­diamenti ed a quote più basse lungo l'ampia fascia litoranea, ricca allora più di oggi di acque sorgive e correnti, quindi in prossimità delle zone utilizzate per le coltivazioni. Del resto, la pianura olocenica costiera, formatasi dalle alluvioni fluviali e dai sedimenti marini, presenta, per la composizione stessa del suo humus, favorevolissime condizioni per lo sviluppo agricolo dei terreni9.

L anche probabile che alcuni di questi nuclei `di pianura' siano da collocarsi lungo l'antichissima via costiera ionica lO ed in concomitanza degli approdi più agevoli intorno a Punta Aliceli. La sua portata, tuttavia, va forse in parte ridimensionata, se non per la trasmissione di idee e di tecniche, almeno per un commercio di manufatti (ceramiche c/o industrie, che siano) che implichi lunghe distanze e discrete quantità, soprattutto, poi, quando tale movimento riguardi oggetti le cui fonti di approvvigionamento siano notoriamente, già in partenza, al di là del mare. In tal senso, appare più funzionale l'ipotesi di `mercati' in punti particolari della costa e riforniti via mare. Questi, a loro volta, svolgerebbero la funzione di centri d'irradiazione di tali merci sia per una certa ampiezza lungo la stessa costa, sia verso l'entroterra, nell'ambito di una loro possibile sfera d'influenza commerciale.

In questa ottica, dunque, la `via' seguita dall'ossidiana, che probabilmente proviene da Lipari12 come buona parte di quella rinvenuta sulla costa ionica, dovrebbe essere per lo più quella marittima I: la caratteristica ed accentuata prominenza sul mare di Punta Alice e la sua funzione di riparo dai venti settentrionali (per chi approdi sul lato orientale) e da quelli sud-orientali (per chi approdi sul versante settentrionale) 141 deve costituire un sicuro punto di riferimento per i marinai-mercanti neolitici, così come, più a sud, lo sono Punta Stilo e tutta quanta la serie di promontori fra Capo Colonna ed il Tacina.

Questi punti, facilmente riconoscibili dal mare ed intorno ai quali si organizzano i mer­cati locali, presentano infatti una chiara morfologia di riferimento per i traffici marittimi. I probabili nuclei costieri neolitici di Cirò appaiono in stretta connessione con il mare e con la navigazione, per cui queste aree vanno viste quasi sicuramente come punti di transito di un commercio marittimo o, tutt'al più, forse anche costiero, piuttosto che punti di arrivo di vie provenienti dall'immediato entroterra15. È da essi che, a loro volta, si dipartono le linee di penetrazione verso l'interno, le quali, nel caso di Cirò, considerata la topografia dei siti documentati, sembrano privilegiare le vie di crinale1 6 . In tale situazione, sufficientemente certo appare un approdo sul lato settentrionale, quasi immediatamente sotto Madonna di Mare, mentre su quello orientale appaiono indiziati il tratto a ridosso della Punta» e l'area di Cirò Marina, su quella che deve essere allora una piccola prominenza nel mare sul limite nord dell'ampia foce del Lipuda18. L'economia dell'area di Cirò rientra in quella tipica del Neolitico della Calabria io­nica, articolata in diverse forme. In primo luogo l'agricoltura, con la coltivazione di orzo, soprattutto, ma anche di trinci e legumil 9 , diffusa per lo più nella fascia pianeggiante e sui primi terrazzi; un certo rilievo deve avere anche la pastorizia, se pure in una forma ancora rudimentale, che sfrutta i pascoli collinari, poco adatti al seminativo; la dieta viene poi sicuramente integrata con le più antiche forme di alimentazione, quali la caccia, la pesca, la raccolta di frutti spontanei e forse dei molluschi. La presenza dell'ossidiana implica necessariamente una qualche attività commerciale e la posizione geografica dell'area di Cirò e la specificità di Punta Alice, sicuro riferimento per la navigazione nel Golfo di Taranto, fanno di questo promontorio un passaggio obbligato per i traffici marittimi fra le culture apulomaterane e quelle sicule-liparote: in tal senso, Cirò rientrerebbe in quella fascia di contatto fra le due maggiori e più significative aree di produzione neolitica dell'Italia meridionale, di cui fa parte, in effetti, tutta la Calabria centrale.


                                                     


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