Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       




EPOCA ANTICA

(PERIODO PRE -GRECO, GRECO E ROMANO) 1)

FONDAZIONE

Leggendaria resta per gli storici la fondazione di Petelia che da alcuni si fa risalire al 1l85 a.C. cioè dopo la distruzione di Troia.

Scoliaste di Tucidide (lib. I, cap. Xli) l'attribuisce a Filottete; se ne à conferma in Strabone: Philoctetes et Meliboea per seditionem aedifìcavit, nonchè in Stefano da Bisanzio, mentre Licofrone a Filottete attribuisce la fondazione di Cremissa ed Apollodoro quella della città di Cone o Conia.

Solino (cap. li) nel verso Notum est a Philoctete Petelia costituta si armonizza all'opinione virgiliana (Aened., lib. III, v. 400) :

Hic illa ducis Meliboe parva Philoctete subinixa Petilia muro. Servius, nel suo comento virgiliano, asserisce: Hic Philoctete postea horrore sui vulneris ad patriam redire neglixit, sed sibi parvam Petiliam partibus fecit. Silio ltalico (De Bello Panico secundo, lib. XII) scrive che i petelini, per testimoniare la loro superba origine, menavan vanto di conservare il turcasso e le frecce di Ercole (Ac quondam Herculeam serva re superba pharetra).

Il Lenormant scrive che il tempio di Apollo Aleo, sito nella punta di Capo Cremissa, pretendeva possedere tali frecce o faretre. Giustino attribuisce a Filottete la fondazione di Turio e Raul Rochette opina che Filottete fondasse Petelia. Altrettanto pensano Tascanello Nello e Micali Giuseppe.

Tale leggendario guerriero, figlio di Piante e compagno di Ercole, fu Re di molti paesi ellenici. Condusse sette navi all'assedio di Troja, distrutta la quale, approdò ai lidi jonici. Quivi da Macone, insigne medico, fu guarito da una ferita che gli tormentava un piede, e poi, a quanto dicono gli storici, fondò la città di Petelia.

Questa la leggenda, e per essa, il discernimento di altri storici che vollero, per dispalate opinioni, dare la propria versione. 

Mellingen, infatti, attribuisce ai Coni la fondazione di Petelia; il chiaro Prof. Orsi la vuole fondata da Coni ed Enotrii insieme, mentre il Pais riafferma l'opinione dei precedenti storici antichi, ascrivendone la fondazione a Filottete.

Il Prof. Ciaceri nella sua Magna Grecia" con certa stringata e dotta critica storica, viene nella conclusione che si debba ammettere che il territorio di Cremissa, Petelia e Macalla, ove con l'arrivo di gente di Rodi sorse la leggenda di Filottete, in un primo tempo, si trovasse sotto il dominio di Sibari, avanti ancora che venisse in potere dei crotoniati e che erano probabilmente Sibariti i Pelleni Ausoni cui accennava il poeta .Licofrone, i quali riuscirono a sopraffare i rodesi, nonostante sarebbero stati soccorsi da Filottete che nella pugna avrebbe lasciata la vita.

Se non si può affermare, aggiunge lo stesso, in modo sicuro, che detta città fosse stata fondata da gente venuta dall'isola di Rodi, è lecito supporre che da parte di quella gente vi sia stato un tentativo di colonizzazione, che non poté avere successo per gli ostacoli incontrati nei sibariti, che nel primo periodo di loro potenza, avevano esteso il loro dominio a mezzogiorno e più presso la campagna dei crotoniati.

ETIMOLOGIA DEL NOME" PETELIA"

Molte sono state le supposizioni degli storici nelle ricerche eti­mologiche del suo nome.

Un noto studioso inglese ne farebbe derivare il nome da Baet­Ylia, che risponderebbe rispettivamente a Casa e Dio ed intende­rebbe provarlo con la frequenza del nome di Betel dato ai luoghi dove esistevano templi venerati, facendolo, a suo dire, supporre lo stesso nome dato da Giacobbe al luogo dove avea trovato la famosa pietra sulla quale aveva riposato. L'Aceti decisamente ne fa derivare il nome da Peto mai (Volo): Quod ex voluta avium quibus ager abundat.

Altri dall' avere Filottete, dalla partenza da Ilio, approdato in questa città (Ilio petivit) e l'Abate Pacichelli ed altri ancora pensano che voglia invece indicare una località libera ed esposta al sole.

Checché gli storici abbiano arzigogolato in merito, noi modestamente pensiamo, che la sua derivazione debba esclusivamente ri­cercarsi nel linguaggio osco dei nostri primitivi popoli. Che detto idioma fosse parlato dai Brezii e dai Lucani ce lo confermano il Lenormant, Leone, Mazzochi ed altri.

Lo studioso inglese Thomas Ashby ci assicura che il linguaggio osco si parlava tanto bene presso i Brezii quanto il greco e che due () tre iscrizioni trovate in alfabeto greco proverebbero che già nel 111 secolo a. C. poteva dirsi lingua viva di quel popolo. Dello stesso parere resta G. B. Marzano nel suo volume .. Delle origini. calabresi ossia studi storici intorno agli osci " e ne troviamo una molto autorevole conferma nel dizionario calabrese del Prof. Gerhard Rohlfs di Tiibingen là dove asserisce che l'osco deve ritenersi linguaggio prelatino di questo nostro popolo e che per la sua struttura poteva quasi dirsi strettamente congiunto alla.. lingua latina, con differenziazioni di particolarità fonetiche.

. Ora, la voce Petilus, nell' antico latino, derivante in parte dal linguaggio osco, ha lo stesso significato di pal'VUS, e proprio in tal senso viene usato da Plaut.

E che tale debba ritenersi la sua derivazione ce lo avvalora esplicitamente Virgilio nel suo verso: ... Parva Philoctete subinica Petilia muro. Se ne ha riconferma nel commento di Servius : ...Sed sibi parvam Petiliam partibus lecito

Il Marincola Pistoja ci dice che il nome di Petelia era noto e comune ai tempi romani. Infatti, Petelino era il nome di un bosco vicino Roma, dove Camillo trasportò il tribunale che dovette giudicare. Manlio Capitolino (Livio, VI, pago 88). Petilios era usato presso lo stesso popolo come nome comune e Petilia gens era una famiglia plebea romana, al tempo dei Decemviri.

1) Angelo Vaccaro " Fidelis Petelia


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