Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



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A svariate ipotesi ha dato luogo nei tempi l'ubicazione di Petelia per la vaghezza e il contrasto delle indicazioni che dall'antichità ci sono pervenute.

Di quelle, per prima, facciamo esposizione cronologica e confronto anche alla luce di ulteriori studi; procederemo, quindi, ad un esame delle scoperte archeologiche che pur di seguito hanno arricchito le nostre conoscenze, e, con l'aggiunta di opportune considerazioni, non è improbabile che si pervenga, al là di ogni vuoto campanilismo, alla chiarificazione della, a volte volutamente, intricata questione.

E' la storia dei tempi ricca di ricordi che confermano le strette relazioni mantenute dalle colonie greche con la patria di origine; se n'è fatto precedentemente cenno, come pure a quanto fosse in esse particolarmente diffuso il culto di Apollo.

Sorgeva di questi ed anticamente a Delfi un famoso santuario-oracolo ove, a partire dal 582 a.C., e salva qualche interruzione, ogni quattro anni, nel mese di Bucario (agosto-settembre), si svolgevano anche con la partecipazione di rappresentanze di quella gente verso la quale l'oracolo tanta influenza aveva esercitata con incoraggiamenti ed orientamenti nella fondazione delle colonie, feste solenni che, coi giochi pubblici, gli oracoli e le Amfizionie, istituzioni comuni a tutti e da tutti riconosciute, contribuivano, in mancanza di unità politica, a mantenere viva l'unità morale e saldo il vincolo della nazionalità fra i tanti Stati e le diverse stirpi che costituivano l'antica Grecia, e a ravvivare i rapporti fra le lontane comunità e la patria di origine: dette feste Pythie, all'approssimarsi di esse, theoroi presso di quelle venivano inviati per darne l'annunzio e presentare l'invito a partecipava nelle ritrovate liste dei paesi visitati dai delfici theorodokoi, riferite l'una al IV secolo, e l'altra al Il secolo a.C. che, per quanto ci risulta, appare chiaramente, per la prima volta, il nome della città, sin lì ignorata dalle fonti storiche, con nominazione pure del latore dell'invito (Ofalho) nel più recente documento epigrafico, laddove, in stretto ordine di collocazione geografica, sono indicati quei centri di origine greca visitati, che al tempo godevano di autonomia, e che ci consente di determinare con molta approssimazione l'ubicazione degli stessi.
Compresa, dunque, per come nel documento si legge, tra Eraclea e Locri, Petelia in Bruttis, con minor vaghezza indicherà poi nelle sue Historìe Livio,così ogni diversa e pur ipotizzata collocazione fuori regione disattendendo, quando già Apollodoro (120 a.C.), avendo accennato alle navi greche giunte nei pressi di Crotone (in: De Navibus Graecorum ad Troiam), nel menzionare Petelia, aveva precisato che più in dentro di essa erano Verzine (Verzino) e Calascina (o Calaserna), l'oggi Campana: così riferisce Strabone che, avendo, da parte sua, indicato in Filottete il fondatore della città, definendola metropoli dei Chonii, aggiunge che negli stessi luoghi (circa loca ipsam Philoctetes et vetustam condidit Crimissam), fondò egli anche Crimisa, e dietro, in posizione più elevata (rispetto a Crimisa), la città di Chone (super illud oppidum, Chonin, a quo incolae dicti), dalla quale presero nome gli abitanti della regione (Strab., Geogr. 1. VI).

Ora, se la corrispondenza di Punta Alice (approssimativamente Cirò Marina) con la città di Crimisa è esatta (sono rari quelli che lo contestano), e se, quindi, la città di Chone, stando alle indicazioni dì Strabone (... et super...) può essere collocata all'incirca a Cirò Superiore, nessun preciso elmento di identificazione invece ci è dato di Petelia (che lo stesso autore ricorda abbastanza popolosa al tempo suo: "satis est frequens hominibus ", 1 sec. a.C. - I sec. d.C.) al di fuori della prossimità con Crimisa (" Petelia... metropoli dei Chonii... in quegli stessi luoghi... Crimisa "); e neppure dal menzionato Tito Livio (59 a.C. - 17 d.C.) che appena piu in là, descrivendo l'imboscata tesa da Annibale alla milizia romana (208 a.C.) proveniente da Taranto e diretta a Locri - ne abbiamo già accennato -, indica il luogo dell'imboscata, sub tumulo Petelliae, sotto il colle di Petelia (Hist. 1. XXVII) e l'ubicazione di esso, "ob Tarento viam ", lungo la strada di Taranto, ma senza precisarlo topograficamente in senso stretto.

Ciò nonostante, ci pare che già alla luce di queste più antiche, sia pure vaghe, testimonianze, è possibile addivenire ad una prima valida conclusione: che Petelia doveva sorgere tra Eraclea e Locri, vicino a Crotone ; lungo l'asse di percorrenza costiera del Mare Jonio; prossima a Crimisa (Cirò Marina all'incirca), come indicato da Strabone; con alle spalle all'incirca Verzino e Campana (Apollodoro); che la città, pur vicina al mare, non era del tutto marittima (" sub tumulo Petelliae (Livio)), ma che perciò non era del tutto mediterranea (entroterra); ad 11 miglia a nord di Crotone, per come riportato nella carta geografica della rete stradale dell'Impero Romano, detta Tabula Peutingeriana (conservata nella Biblioteca Naz. di Vienna).

Così circoscritta, sia pure a grandi linee, la posizione di Petelia, non vi è dubbio che la descrizione successivamente fattane da Plinio (1 sec. d.C., in: Naturalis Hist. III, c.X), se da un lato, ed allorché considera mediterranea la città, lascia del tutto indifferenti, non potendosi - abbiamo notato - ritenere propriamente marittima, dall'altro suscita una certa perplessità quando, ed avendo elencato alcuni fiumi che al tempo erano navigabili, Corcinus (Corace), Crotalus (Alli), Semirus (Simeri), Arogas (Crocchio), Thagines (Tacina), aggiunge: "... Oppidum intus Petilia mons Clibanus (sopra Roccabernarda), promontorium Lacinium... ", tant'è che poi l'Alberti (1525 ca) e quindi Mazzella, Fiore, Ughelli, Barrio, Fico (v. in App. bibì.), ed altri, forse per attrazione di nome, se non di stola, ritennero d'identificarla chi con Belcastro e chi con Policastro.
Si è molto opportunamente osservato, ed anche recentemente ed acutamente, che non pochi sono gli errori e le incongruenze in Plinio le cui indicazioni, che non sono suffragate da alcun dato obiettivo di riscontro, anche a lume dei fatti finiscono col rivelarsi solo irrigorosi riferimenti che discendono dall'evidente non conoscenza diretta di luoghi, oppure da quella medesima "gran difficoltà" di descriverli incontrata più in là dall'Alberti per mancanza, nei tempi antichi, di "luoghi nobili et meritevoli di farne memoria, eccetto qualcuno ", da servire come termini precisi di riferimento, ond'egli non di rado, e per quanto lo riguarda, sì avvalse delle notizie fornite da G. B. Martirano, che, pertanto, non ci pare possano contribuire molto alla soluzione del problema .

Perplessità insorgono pure attraverso la lettura dell'opera di Pomponio Mela (Chorographia, I sec. d.C.), sopratutto per la confusione che ingenera: è pur vero - premette egli stesso - (II, 58) che il lavoro suo è da considerarsi soltanto un compendio tratteggiante in generale determinate località, e quindi senza pretesa di organicità espositiva; tuttavia l'avere, egli che per la costa jonica procede da nord verso sud, ad es. invertito l'ordine di Crotone e Thurio nel golfo Tarantino (quando avrebbe dovuto prima indicare Thurio e poi Crotone), l'avere poi indicata Petelia (che è a nord di Crotone) collocandola nel sinus Scylaceus, quindi Columna Regia, cui seguono Rhegium, Scylla (quando essa è tra le due appena menzionate, e Metaurum che è in (sinu) Bruttio, ed altro, lascia ritenere che neanche Mela dovette avere conoscenza diretta dei luoghi .

Magnae Graeciae urbs mediterranea Petelia ", scrive Tolomeo (Il sec. d.C.), che pone la città però vicino a Chone, e, sulla falsariga di lui, Stefano di Bisanzio (420 d.C., in Lessico) scrive che " non molto lontano dal promontorio Lacinio era Petelia, posta su di un monte vicino Conia e Reazio... ", indicazione anche questa alquanto vaga per potere con ciò intendere, come taluno ha poi inteso, ch'egli abbia voluto collocare la città nel sito di Policastro, perché se è vero - come è stato rilevato, che Reazio (Mesoraca) è prossima a Policastro, questa non è poi tanto vicina al promontorio Lacinio, e sopratutto a Conia che - si è visto -anche secondo le indicazioni degli antichi storici, è da collocarsi verso Cirò Superiore.

Sennonché qualcuno, con molta fantasia e tanta faciloneria, onde avvalorare l'assunto e sfatare ogni diversa supposizione, ed avendo sospettato che un certo " sasso ivi trovato " (a Strongoli) relativo ad un testamento poteva " essere stato a bella posta inciso ed ivi (a Strongoli) da altro luogo trasportato", (G. A. Fico, 1760: Notizie storiche della patria di S. Zosimo, p. 38), gli fa scrivere: " non procul a Lacinio promontorio extat civitas a Philoctete condita, vulgo dicta Policastro, Calabriae ulterioris in monte praecipiti Coniae, atque Reatio proxima... ", dimenticando che al tempo di Stefano, Policastro ancora non esisteva almeno con tal nome, e la Calabria non era divisa in citeriore ed ulteriore.
E' scritto nel " De antiquitate et situ Calabriae " di Gabriele Barrio (1571): " Hinc quidam Strongilem Peteliam fuisse opinati sunt, sed longe decipiuntur, nam Petiliam Policastrum esse ostendimus " (... ingannati per lungo tempo, riteniamo che Petelia è la Policastro di oggi).

Scrisse il canonico Stratioti del Vescovato di Strongoli nel 1586 una " Breve descrizione della città di Strongoli, anticamente Petelia"
E' il Marafioti (1595) per Policastro in " Croniche et antichità di Calabria ", e pure Mazzella (1597, in: Descrizione del Regno di Napoli) che molto sommariamente illustrando in 14 pagine città, uomini e cose della Calabria Ultra, scrive: " Vi si scopre non molto discosto Policastro detto dagli antichi Petilia"

Scrive G.C. Recupito, Terremoti di Calabria, 1638, Urbs ill., quamnunc Bellicastrum appellat, ut contendit Leander (Alberti), sive Policastru, ut Barrìus, Strongiolis, ut alii... ".

Il Fiore (1641) in " Della Calabria Illustrata" scrive: Tolomeo e Stefano collocano Petelia fra i due fiumi Tacina e Arocha, cioè Crocchia, adunque ella è Belcastro posta nel mezzo dei sudetti fiumi ", mentre Noia Mouse (1649) sostiene la tesi strongolese in " Cronica dell'antica e nobile città di Crotone ".

Seguono l'Ughelli (Italia sacra, 1662) che scrive: " Post varios casus in Calabriam cum venisset Phìloctetes Peteliam condidit... Polvcastrum autem esse antiquam Peteliam " (1.IV, c. 3, tomo 10), e il Pacichelli, Il Regno di Napoli in prospettiva, 1703, il quale riferisce che Strongoli fu detta Macalla e che "vuole qualche erudito geografo ch'ella già fosse l'antica Petelia ", mentre il policastrese Antonio Mannanno sposa la tesi del suo paese nelle " Memorie istoriche dell'antica Petilia " (1721).

Conferma G.B. Alfano in " Storia del Regno di Napoli (1725) l'opinione diffusa al suo tempo secondo la quale Strongoli era l'antica Petelia, e l'Aceti (in: Barrio, 1. IV, c. XXIII, 1730), che annotando l'opera del Barrio, corregge: "Si quidem recte, si gente consideremus, si vero situm. non ita (Policastro) esse, sed de sola Strongili potes "; supponendo, poi, che i fuggiaschi petelini al tempo di Annibale trovarono rifugio in diverse località, " partim Policastrum; partim Mesuraceum, partim alio... " portando con sè monete ed altre testimonianze della patria loro (eosque nummos, aliaque monumenta...), ritiene che il ritrovamento che ne fu fatto successivamente in quella abbia dato luogo alle svariate congetture sul sito di Petelia: " tracta temporis numos et monumenta adjiciendo, Peteliam se esse arbitrati sunt ".

" Ell'era propriamente dove in oggi è la città di Strongoli ", scrive il Troyli, in Istoria generale del Reame di Napoli (tomo I, p. 11,1753).
L'abate di Saint-Non, in Viaggio Pittoresco o descrizione del Reame di Napoli e Sicilia, annota che " Strongoli è l'antica Petelia, repubblica greca... " ove, arrivando " si scorgono... vestigia della ricchezza e della (sua) magnificenza ", disseminata, come gli appare, di "frammenti e di pezzi di colonne...".
Precisa il Magnan in " Bruttia Numismatica: " Haec est hodie Strongoli " (1783).
"Se noi riflettiamo alle descrizioni che di Petelia ci lasciarono gli antichi non potremmo in alcun luogo riporla che a Strongoli, non lungi dal mare ", scrive il Romanelli in "Antica topografia istorica" (1815).
Nel 1830 il vicario Ganini dell'Arcivescovato di Santa Severina (v. Vaccaro, o.C.) dettava una lapide, poi murata sulla porta (ora inesistente) restaurata di Strongoli: " Philoctete a litibus / condita, heu, yacet hic / Macalla-Petelion / orbiculata sommitate ex in / Strongolen non dediùus / fides, constantia, virtus / civium clarissima / restauravit a.d. 1830 " (Ahimè, qui giace Macalla / Fondata per le ferite di Filottete. La fede, la costanza, la preclara virtù dei cittadini restaurò poi Petelia, non nello stesso sito, ma in Strongoli dall'altezza rotonda). Ciò nonostante, poi, nel 1840 sposava la tesi di Policastro.
"Petelia era posta a 15 miglia da Crotone, quale distanza dimostra chiaramente che fu Strongoli... ": così nel 1832 il Corcia nella Storia delle Due Sicilie dall'antichità più remota al 1789.
Scrive l'Aleardi (in: Enciclopedia dell'Ecclesiastico, 1847): Strongoli è situata sul colle ove fu Petelia che malamente il Barrio situò a Policastro; dello stesso avviso il Leoni nel 1846 in: Della Magna Grecia e delle Tre Calabrie.
Nicola Falcone, in primo tempo fautore della tesi di Policastro, nel 1849 - riferisce Vaccaro (o.c.) - in un manoscritto rinvenuto nella biblioteca dei baroni Giuranna di Umbriatico, sostenne che " gli strongolesi, a giusta testimonianza della loro antica origine petelina conservano nell'impronta del loro antico suggello le memorie delle fiamme che arsero la città al tempo di Annibale ".
"Chi percorra oggi in una lunga e faticosa giornata di circa 14 ore gli ottanta chilometri che dividono Crotone da S. Giovanni in Fiore... due città greche noi vediamo impostate a guardia di questa grande arteria, la potente Croton a sud dello sbocco, e la piccola Petelia a nord ", scrive Paolo Orsi nel 1912 in " Siberene-Santa Severina ", ed aggiunge poi nel 1923 con l'autorità sua indiscussa in " Tre lustri di scoperte archeologiche nei Bruttii": " Per precedenti e numerose scoperte si sapeva con certezza quasi assoluta che l'antica Petelia, città fondata da Choni ed Enotri, poi ellenizzata, e che rappresentò una parte importante nella seconda guerra punica, sorgeva nel sito denominato Pianetta ad est di Strongoli. Un'importante scoperta epigrafica avvenuta nel 1892 recò piena conferma a questa tesi topografica ".
Segue a ruota il Ciaceri (Storia della Magna Grecia, 1924 1927), che scrive: " ... Per lungo tempo nel passato si è discusso intorno alla sua località cercandosi sostenere da parte degli scrittori calabresi, dal Barrio in poi, in base all'erronea indicazione di Plinio, ch'essa corrispondesse all'odierna Policastro, la quale finì col prendere l'appellativo di Petelia, mentre oggi si è concordi nel collocarla vicino alla borgata di Strongoli, presso cui si sono trovati ruderi ed iscrizioni".
Ma già il prof. Barnabei ( Notizie scavi, 1894) aveva scritto: " Studiando le antichità romane in contrada Pianetta... la medioevale Strongoli sorge sull'altura dove era la sede di Petelia, nel tempo che precedette il dominio romano e dove i Petelini, per difendersi 'dalla pirateria e dai pericoli nell'età di mezzo, tornarono a chiudersi".
Scrive infine il Larizza (in: Crotone nella Magna Grecia, 1934): " Esistono le rovine di Petelia presso Strongoli, umìle borgo irradiato di luce eroica dai riflessi della madre antica"

Giunti ora al termine di questa lunga carrellata, valida senz'altro a dimostrare con quanta passione da antichi e moderni è stata affrontata e dibattuta l'intricata questione del sito di Petelia, ci pare che almeno due considerazioni ben precise si possono fare: le diverse tesi prospettate non sempre hanno il gusto dell'originalità perché ricalcano senza apporto di nuovo, talvolta falsando, quanto già altri avevano esposto, i più antichi autori, ai quali, pertanto, e tenuto conto delle osservazioni dianzì svolte, ci dobbiamo riportare; Petelia non può aver trovato sito nè in Belcastro nè a Policastro, territori ove è probabile abbiano trovato rifugio profughi petelini sfuggiti all'assedio di Annibale e quelli che poi furono scacciati dalla città, ubicata, piuttosto e conseguentemente, nel territorio di Strongoli ove ci conduce la distanza di 11 miglia (circa 18 Km.) da Crotone indicata dalla Tabula Peutingeriana, dato che trova conferma e conforto nel vasto materiale archeologico rinvenuto, di cui ci accingiamo a dire.
A stesse conclusioni pervengono i cartografi più accreditati dell'antichità, quali: Pirro Ligorio (1577) che segna la città col nome di " Petelia vei Strongoli "; Gerardo Mercatore (1589) che la nomina " Strongillo over Petelia "; Gastaldi (1595) che, ponendola esattamente dopo Crimisa e Macalla ma prima della foce del Neto, l'indica: " Petelia ", col quale nome, ugualmente, è annotata in una carta della Grand Grèce di I.B. Bourguignon d'Anville 1697-1782) e in una vecchia edizione di Lipsia nel 1731 della Geografia di Strabone.
Ricordata da Arnulfo col nome di " Petelium" nel 1000 circa nella sua Cronaca, è riportato l'antico nome nella numerazione dei fuochi dell'anno 1597 ove è scritto: " Civitatis Strongulis sive Petelia ", e così pure in una pergamena datata 3 ottobre 1598 di Casa Pignatelli, ove Elisabetta Murgia, sposa di Grigorio Campitelli, compare quale " nobile della Città di Strongoli anticamente Petelia ".
Scrive Oreste Dito (in: Calabria, p. 227): " E' soltanto ridicolo che ancora per vanità campanilistica si voglia collocare Petelia ove non è mai esistita (riferendosi a Policastro). Purtroppo, non pochi paeselli nostrani soffrono di questo solletico passatista ".


(1) Salvatore Gallo - dal sito Macalla&Petelia.

N.B. Le immagini sono state tolte dall'articolo, per poterle inserire tutte insieme in varie panoramiche foto.


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