Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       




CONVENTI (1)



Strongoli si ebbe quattro Conventi e, se le notizie del Pacichelli e dell'Adelardi trovano un certo fondamento, dovette pure sorgervi un convento di clausura il cui chiostro, a dire dello stesso, era attaccato ad una delle due chiese.

Specificatamente facciamo cenno di essi:



CONVENTO DI S. ANTONIO O SANTA MARIA DELLE GRAZIE



Andò sotto il titolo di S. Antonio o S. Maria delle Grazie. V Archivio generale dei frati minori lo dice eretto verso il 1500 dalla pia benefattrice Lucia Catuna, per i terziari regolari di S. Francesco d'Assisi, e più tardi passò ai minori Conventuali.

Padre Coco, nella sua Storia Francescanu di Calabria, pensa che esso sorgesse in data anteriore, forse verso il 1300. Ne troviamo cenno di esistenza nei fuochi del 1532 (R. Arch. Napoli).

Ne condividiamo l'opinione in quanto da u..n chiaro documento trovato nel Regio Archivio di Napoli, fascicolo 75, foglio 112, è detto che si provvide contro l'arcivescovo di Santa Severina, il quale aveva impedito l'elezione fatta dal Capitolo strongolese in persona di P. Ludovico dell'Ordine Minore. Dunque, nel 1417, il convento dei mi­nori esisteva, se il Capitolo elegge a vescovo proprio un conventuale. Da padre Coco infatti sappiamo (e ce lo riconferma l'Archivio generale dei frati minori) che il convento nel 1441 fu abbandonato dai frati del primo ordine, per eh è piccola ed inutile dimora, e passò poi ai Terziari minoriti i quali si estesero nella Calabria, abitando vecchi conventi abbandonati e piccole ed umili dimore. Cosìtale convento raccolse i religiosi dimoranti negli ere mi di S. Biagio e di Santa Maria di Loreto, e nel 1511 (vedi Arch. Gen. Ordine Frati Minori) venne trasferito ai Francescani conventuali.

Il convento venne soppresso con decreto 1" agosto 1809.



CONVENTO DEI CAPPUCCINI



Erroneamente si crede venisse fondato nel 1415 sotto il titolo di S. Francesco. Gli Annales miltOrum ad annum 1500 n. XXXII e ad anRum 1517 lo ritengono eretto nel 1617.

Più chiare notizie trovate nell' Archivio Generale dei padri cap­puccini ci assicurano che il 22 Aprile 1614 il padre Matteo da Corigliano ne piantò la croce per la fondazione. Il 5 Giugno 1616 Mons. Scbastiano Ghislicri, vescovo di Strongoli, pose la prima pie­tra della relativa chiesa, dedicata a S. Francesco, ed il Principe di Strongoli Campitello pagò le spese per la fabbrica della chiesa nella quale volle essere sepolto.

Il predetto vescovo poi pagò le spese per la fabbrica del convento. Tale convento per un pò di tempo fu occupato da frati studenti che vi stavano in numero da sedici a diciotto. Ordinariamente poi vi stavano nove padri. Fu soppresso nel 1810.



CONVENTO DEI DOMENICANI

"Estratto da La Provincia KR - Settimanale di informazione"



Il convento di San Domenico di Strongoli sorse attorno alla chiesa di Santa Maria de la Greca, chiesa che secondo il Fiore fu fondata nel 1534.

Con tale titolo essa ci appare in una concessione fatta dal papa Paolo III il 3 novembre 1534 a favore del suo familiare Bernardino della Croce 2.

La fondazione del convento

In seguito la chiesa senza cura di anime, che era situata presso ma fuori le mura, fu amministrata dal rettore Gaspare Murgia, il quale la consegnò senza alcun obbligo al vescovo della città, il domenicano Timoteo Giustiniani (1568-1571). Quest'ultimo, così come l'aveva ottenuta, concedeva la chiesa di "Santa Maria de Catholica, als de la Greca", ai domenicani. Il papa Gregorio XIII, con breve dato in Roma il primo ottobre del 1573, dava il suo assenso ed accoglieva la petizione inviatagli dai cittadini di Strangoli , dal defunto vescovo Timoteo Giustiniani e da Gaspare Murgia, ponendo però le condizioni della corresponsione di ducati 150 per la "struttura delle fabriche et habitatione de frati" e quello di celebrare la Candelora, cioè la festa della Purificazione di Maria Vergine, portando le candele in cattedrale e distribuendole a tutto il popolo della città. Quest'ultimo obbligo derivava dal fatto che nella chiesa era eretto un beneficio di iuspatronato di Gaspare Murgia3.

Nell'atto di fondazione non fu prefissato il numero dei religiosi, che dovevano abitarci, che col tempo si assottigliò
sempre più.

Le relazioni dei vescovi

I vescovi di Strangoli nelle loro relazioni spendono poche parole per descrivere il convento. Claudio Vico (1590 -1600) ci dice che la città di Strangoli ha due monasteri maschili: uno dei Predicatori e l'altro dei conventuali di San Francesco. Entrambi sono fuori ma non lontani dalle mura della città4. All'inizio del Seicento, come dalla relazione del 1612 di Sebastiano Ghislieri (1601-1626 , in diocesi di Strongoli non ci sono monasteri di monache ma solamente tre monasteri maschili, che sono presso e mura della città. Il primo è sotto l'invocazione di Santa Maria delle Grazie e vi abitano tre sacerdoti dei minori conventuali di San Francesco; il secondo è dedicato a Santa Maria del Popolo con due sacerdoti degli eremitani di Sant'Agostino e nel terzo di Santa Maria de la Greca dimora un sacerdote con un chierico dell 'ordine dei Predicatoris. Lo stesso vescovo alcuni anni dopo, nel 1625, così si esprime: Fuori ma presso la città ci sono quattro chiese e conventi di diversi ordini: Santa Maria volgarmente detta La Greca, dove dimorano due frati dell' ordine dei predicatori di San Domenico, Santa Maria de Populo, dove vivono cinque frati dell 'ordine degli eremiti di Sant'Agostino e Santa Maria delle Grazie con sei frati dell ' ordine dei minori conventuali di San Francesco. Otto anni fa a mie spese, per la maggior parte, edificai il convento dell'ordine dei cappuccini, nel quale al presente dimorano sette frati cappuccini, ai quali quattro anni fa assegnai, vita mia durante, 24 libre di carne ogni settimana per il loro vitto6. La situazione rimase immutata al tempo di Carlo Diotallevi 1639-1652: Vi sono quattro monasteri: dei conventuali, dei cappuccini, degli agostiniani e dei domemcani. uest'ultimi nella festa della Purificazione della Beata Vergine sono tenuti ad esibire in cattedrale al vescovo le candele, affinché dallo stesso si distribuiscano a tutto il capitolo ed al popolo? e nella loro chiesa è eretta la confraternita dello SS.mo Rosario e si recita tre volte alla settimanas.

A metà Seicento

In conformità della Costituzione di Innocenzo X, pubblicata in Roma il 22 dicembre 1649, i frati il 24 febbraio 1650 compilarono una relazione sullo stato del loro convento intitolato a San Domenico, che era situato fuori le mura della città di Strongoli "in strada pubblica distante passi trenta dall 'habitato". Il complesso era formato dalla chiesa dedicata a Santa Maria La Catholica, detta anche La Greca, che era lunga palmi 45, alta palmi 35 e larga palmi 35, comprese le ali. Arcata, essa aveva oltre all'altare maggioIe anche cinque cappelle. Completava il monastero il dormitorio con cinque celle e quattro officine. Il tutto era circondato da mura ma mancava il chiostro, che era in costruzione e per completarlo occorrevano almeno dieci anni con una spesa annua di 40 scudi. Il monastero che per tutta la prima metà del Seicento viene dato come quasi spopolato, nella relazione, evidentemente per sfuggire alla chiusura, risulta abitato da sette frati: quattro sacerdoti (il padre lettore Fra Marco d'Urso di Strongoli, vicario del monastero, il padre bacceliere fra Vincenzo Piluso di Zumpano, il padre lettore Frat' Antonio Miglionito dell' Amendolara e il padre fra Domenico Misato da Paterno), un laico professo, (fra Francesco Cardamone di Catanzara) e due servi enti (Antonio Grano di Strongoli e Bartolo Librandi di Santa Severina).

I domenicani possedevano alcuni terreni che davano in fitto. Avevano 130 tomolate di terre adatte alla semina, una vigna presso il convento e due giardini con alberi da frutto. Dall 'affitto percepivano, a seconda del tipo di coltivazione, grano, mosto e denaro. Potevano inoltre contare su delle entrate in denaro che provenivano da messe in suffragio, da elemosine in grano e in olio di benefattori e dalle messe, che si recitavano nelle cappelle situate in chiesa. In media l'entrata annua, calcolata sugli ultimi sei anni ed espressa in moneta romana, ammontava a 338 scudi. La maggior parte, oltre il 70 %, proveniva dalla vendita del grano e del mosto, che veniva al convento dagli affitti, il rimanente era dato dalle cappelle, dalle messe, dalle elemosine ecc.

In media le spese annue del monastero, secondo la relazione, ascendevano a scudi 220. La maggior parte, circa il 70%, se ne andava per "vitto et vestimento", seguiva il mantenimento d'un cavallo da soma (10%), le spese di culto per la sacrestia, le sacre suppellettili, oli, vini, cere, ostie ecc. (8%), quindi per medici, medicine, barbieri, viatici ed "altri bisogni della religione" (6%), infine venivano le contribuzioni, le biancherie e le spese straordinarie (6%). A queste spese ordinarie del convento erano da aggiungere scudi 40 annui che i frati stavano allora spendendo per restaurare il convento e costruire il nuovo chiostro, che essendo un fatto temporaneo ed eccezionale non rientrava nelle spese normali.

Tra il Seicento ed il Settecento

Dalla relazione risultava quindi che il monastero era vitale e florido. Le entrate superavano ampiamente le uscite, assommando quest'ultime a solo due terzi delle prime, il numero dei monaci era al di sopra del numero minimo fissato dalla "Costituzione" innocenziana ed il convento era in espansione tanto che i frati avevano deciso di costruire il chiostro.

Se questa era la situazione prospettata ed inoltrata ai loro superiori dai domenicani di Strongoli, essa non combaciava per niente con quella del vescovo della città.

Infatti secondo il vescovo Martino Dentice o Dentato (1652-1655) nel monastero di San Domenico non vigeva la regolare osservanza e le altre condizioni richieste dalla Santa Congregazione sopra lo Stato dei Regolari. Il presule perci ò chiese di sopprimerlo e di utilizzare le sue rendite per erigere la prebenda teologale 9. Il monastero dei domenicani riuscì tuttavia a sfuggire alla soppressione che colpì a metà del Seicento numerosi piccoli conventi. Assieme a quelli dei cappuccini, dei conventuali e degli agostiniani continuò a rimanere aperto ed a sottrarsi alla giurisdizione vescovile anche anche se, eccetto quello dei cappuccini, non vi era osservata per niente la regolare osservanza ed in ogni convento abitavano al massimo due o tre frati.

I frati continuarono a distribuire le candele sia in cattedrale che al popolo nel giorno della festa della Purificazione, a volte il modo e da chi, fu al centro di alcune controversie col vescovo e con l'università. Anzi per alcuni anni, prima del 1669, questo obbligo fu tralasciato, in quanto dovettero sostenere delle spese per riparare il loro convento 10.

La soppressione

In seguito il convento fu soggetto alla giurisdizione e alla visita vescovile. Al tempo del vescovo Ferdinando Mandarani (1741-174_ continuavano ad esistere i quattro conventi dei conventuali, degli agostiniani, dei cappuccini e dei predicatori. Due di questi, e precisamente quelli dei predicatori e degli agostiniani, erano soggetti alla giurisdizione e alla visita del vescovo; tutti comunque avevano al massimo quattro o cinque frati, che quasi sempre si riducevano a due o trel1.

La situazione rimase più o meno immutata fino alla soppressione avvenuta durante il Decennio francese, il 6 maggio 1812.



Estratto da "Fidelis Petelia" di Angelo Vaccaro



Il convento di S. Domenico dei padri Domenicani fu fondato ed approvato con Bolla «()ualltos religioni» di Gregorio XIII, il 10 ot. tobre 1573 (Bullarium ordinis p_dicatorum, tomo V, pago 324).

Il Rettore Gaspare Morgia della chiesa della Catholica (alias della Greca) rassegnò detta chiesa, che non aveva cura di anime, al vescovo di Strongoli Fra Timoteo Giustiniani, il quale era un Domenicano.

Tale l'origine di detto convento, o piuttosto vicariato, perchè vicariato e non convento si chiamano le case domenicane che, come quella di Strongoli, ha un numero di religiosi troppo piccolo per rendervi possibile la vita conventuale, con tutti gli uffici corali.

Il Vicariato di Strongoli, infatti, nel 1613, contava solo 4 religiosi ed aveva cento ducati di rendita (Archivio Gen. Dom. Lib. f., pago 780).

Nel medesimo anno, la provincia domenicana di Calabria, a cui apparteneva il Vicariato di Strongoli, comprendeva 33 Priorati o conventi formali, e ben 34 Vicariati (Lib. f., pago 776). Il titolo della chiesa di detto Convento di Strongoli era della «Greca» o della « Cattolica» (liber M, pago 65).

Tre Domenicani furono vescovi di Strongoli, come abbiamo precedentemente menzionato, e cioè: Uguccione da Spoleto, Giustiniani Timoteo da Chio, Blazio Mazzella Napoletano.

Il convento venne soppresso con decreto 16 maggio 1808.­



CONVENTO DEGLI AGOSTINIANI



Due diverse epoche segnano lo stabilirsi in Strongoli dell'Ordine Agostiniano: in un primo tempo, secondo l'Adelardi, vi fondarono il convento di S. Maria della Grecia. Ebbe questo, però, poca prosperità perché, sorto nel 1531, dopo solo 42 anni di vita, passò all'Ordine dei Domenicani, nel 1573.

Vi tornarono, più tardi, e con più prosperità, nel 1598 gli Ago­stinisni Zumpani e precisamente si stabilirono nelle adiacenze della città, in un nuovo convento, nominato S. Maria del Popolo. Venivano nominati « Zumpani » in memoria e glorificazione del loro beato Agostiniano Francesco Zumpano, nato nell' omonimo comune 1'8 luglio 1455, da Agostino Martini e da Tiberia madre. Egli avea menato una vita ricca di virtù e miracoli, morendo a Soverato il 30 aprile 1530 in concetto di santità.

Secondo una relazione fatta l'anno 1650, e conservata nell'al"" chivio dell'Ordine (re]ationes li 3, fogli: 110-111), questo convento era «situato fuora le mura, in una pianura la strada publica, e di­stante dall'abitato passi 160, fu fondato et eretto l'anno 1598, con il consenso et auct_rità della felice mem. di Papa Clemente octavo, con Breve dell'istesso, a petitione di tutta la città, e della bon. mem. di Mons. Claudio Vico, vescovo. Persia Pica, vedova, et Agostino Simonetta, suo filio, donorno al Pa. Fra Gugliehno di Tarsia, fondatore di detto convento, chiamato dall'Università, ducati cinquecento cioè: che quattrocento si dovessero mettere in compra e cento si dovessero spendere alla fabbrica., con riservarsi l'altare maggjore futuro di detta chiesa, con obligo da celebrarsi due messe pro defunctis dalli frati, pro tempore esistenti, per l'anima dell'antepassati di detta Persia Pica. Il monastero è posto in qnadro, di larghezza palmi 150, di lunghezza palmi 125. La chiesa è alta palmi 132, lunga palmi 118 e larga palmi 138. Un dormitorio solo vi è finito, dove sono sei camere con una cucina; sotto vi sono tre magazzeni. Il detto monastero è chiuso, ma non vi è chiostro, perchè sta in fabrica ».Ordinariamente vi stavano tre o quattro padri ed un converso di comunità, dei quali nessuno ha lasciato rilevante memoria di sè, nè per cariche esercitate dentro l'Ordine o fuori, nè per altro. Non di meno possono essere ricordati, come i più distinti: il fondatore Padre Guglielmo da Tarsia, il P. Bacc. Paolo Berardo da Strangoli, definitore della provincia nel 1653 e poi Vicario del convento negli anni 1657, 1658, 1659; il padre Stefano da Strongoli, priore negli anni 1668, 1670, 1674, 1676, 1678, 1682, 1684; che, durante il suo priorato, migliorò in gran parte il convento e fu molto sti­mato da Mons. Vescovo e dal Principe di Strongoli. Finalmente, fu degno di nota il P. Bacc. Guglielmo strongolese, oratore nel Capitolo Provinciale nel 1677, di famiglia nel 1689, 1691, eletto in quest'ultimo anno, segretario e socio del P. Provinciale.

L'anno 1652, per ordine del Papa Innocenzo X, il convento venne soppresso, unitamente ad altri piccoli conventi dell'Ordine e destinato a seminario da Mons. Vescovo Martino Dense; ma, ad istanza del Principe di Strongoli, fu restituito all'Ordine, probabilmente dopo la morte del predetto Vescovo, tra il 1656 ed il 1657.

L'ultima notizia che del convento abbiamo rintracciato nell'archivio dell'Ordine corrisponde all'anno 1787. In questo anno, nella Congregazione Provinciale, precisamente il 13 maggio, fu eletto nel convento di Paola a Priore il Padre fra Tommaso Pollice di Strongoli, « omnibus votis ».

Con Decreto Il Maggio 1808 fu definitivamente soppresso. 

È probabile che i conventi tutti di Strongoli avessero subita la momentanea soppressione, per effetto della istituzione della Cassa Sacra (terremoto 1783) e con dispaccio del maggio 1784 e poi, come precedentemente si è accennato, vennero ripristinati.

Con l'abolizione feudale, successe la totale e definitiva soppressione dei monasteri, motivata pare, dall'avere i padri del convento della Incoronata di A velli no fornito a fra Diavolo un sicuro rifugio. Così i monasteri di Strongoli seguirono la sorte di tutti gli altri del regno e le loro rendite passarono al Regio Demanio. .

Ora, della mistica bellezza di essi non restano che ruderi sui quali la lucertola passeggia ed il ragno tesse la sua tela; ma nel rimpianto dei pochi, nell'immaginazione viva dei sognatori, ancora, tra quelle annerite e cascaticcie mura, risuona il salmodiare di quei santi padri, e le abbandonate celle par ridicano una lucida storia di epoche luminose per la religione nelle quali, sotto ogni povero sajo di umiltà, serena e bella, fioriva la gloria del monaehismo, che dava alla vita santi, eroi e poeti.

1) Angelo Vaccaro - Fidelis Petelia


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