Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       




Centro Storico (1)





Benché nel suo impianto urbano sia ancora riconoscibile, il centro storico di Strongoli è quasi completamente inglobato in costruzioni cresciute su antichi e più piccoli nuclei di abitazioni; è in parte caratterizzato da case fatiscenti, tuguri in rovina con i tetti crollati e muri pericolanti.
Dove resiste qualche 'vagghju'- vi ha fatto la sua brava comparsa il cemento o la scala di marmo ed è molto difficile spiegare ai visitatori le tipologie architettoniche originali e le ragioni dell'abbandono.
Un tempo altri nomi designavano queste strade e i brevi spazi aperti simili a grandi cortili più che a vere e proprie piazze. Molte denominazioni antiche sono rimaste nella memoria e nella cultura orale, di altre si è persa traccia. Emerge dai documenti una topo­nomastica. diversa: nessun re o eroe di guerra prestava il proprio nome a queste che si designavano come 'contrade': contrada Castello, Casale e Sottocasale, l'Annunziata, il Purgatorio, Sant'Anna, contrada Trinità, Spollitrino, Motta, Apriglianello, il Macello, le Chiancarelle' il Vescovado, Sopra e Sotto le Forge, San Leo, Santo Stefano, San Giovanni, ruga di San Giacomo, Porta della terra, il Vallone, il Timpone di Don Sibbio, lo lampone, la ruga degli Scavelli, la ruga di Siena, la ruga delli Rogani, la Galleria, il Bastione, le Case Nuove.
Risultavano invece zone coltivate a vigna ed olivi la 'Lonaggia', la Manca del Rosario, tutte le Pianette a cominciare dalla vigna del Principe e terreni limitrofi, come pure i fianchi di tutta la collina su cui sorge l'abitato, con orti 'sott'acqua' dove non erano possibili coltivazioni più estese.
La Trinità e l'Annunziata risultano essere chiese ancora attive alla metà del settecento e oltre, con congregazioni di laici, un procuratore e regolari proventi economici sotto forma di censi annui sui terreni, lasciti per messe e juspatronati. All'Annunziata era associata la congregazione per i defunti. Di altre chiese ed oratori come ad esempio San ]acopo o San Giovanni vi è memoria ancora alla fine del '500 nelle visite 'ad limina', poi ne resta traccia sotto forma di "ruga".
Nulla oggi è rimasto che possa far individuare l'impianto
architettonico delle chiese della Trinità e dell'Annunziata o anche il luogo preciso da esse occupato: bisognose forse di restauri sono state abbandonate dopo l'incendio del 1806 ed inglobate nell'abitato.
Dallo spoglio dei rogiti notarili 0. Minardi 1751-56. D. Valenti 1084-1811. G. Caputi 1804, G. B. Battaglia 1805-6, ASCZ) si ricavano interessanti indicazioni anche riguardo agli accessi alla città.

Nel 1753 (cc32) si vende un orto".. .sito nel luogo detto sottocasale confine... e via pubblica che conduce alla Lonaggia sotto le mura della città". Dunque all'epoca le mura esistevano ancora ed è probabile che quel rudere che noi chiamiamo 'muro rottone
sia un frammento; è lecito pensare da questo che 'la Porta di terra fosse così detta per distinguerla da una non più esistente 'Porta di mare alla quale forse si arrivava dal lido Foresta più o meno lungo il percorso della 'Silica della Regina'.
Le fortificazioni vengono così a configurarsi: il Castello, il Bastione, le mura prospicienti la Lunaggia con accessi dalla porta di mare, dalla porta di terra e la portella detta di Don Sibbio vicina al "timpone".
Possiamo ancora dedurre dagli stessi documenti il tipo di edi­lizia esistente a Strongoli: una casa bassa è in genere un'abitazio­ne molto modesta ad un solo vano e al di sotto del piano della strada; una casa palaziata può essere anche di due soli vani ma ha un sopra e un sotto, se si trova in campagna ed ha le stesse caratteristiche è detta torre. Vale la pena di segnalare al riguardo che l'architettura rustica è dignitosa ma in quasi totale abbandono: vi sono ancora case palaziate, con scala che si innesta sulla facciata cavalcando una volta; stalle e magazzini sono quasi sempre adia­centi all'abitazione, mentre l'acqua è assicurata da un pozzo.
Sono ancora godibili le masserie dei Salvati, di Montalcino, di Valle del Lupo, alcuni piccoli nuclei abitativi a Zuccalé. Poco rovinato è invece il casino di Dattilo ma quest'ultimo ha ben altra articolazione architettonica ed è tutt'ora attivo con un interessante esperimento di colture ecologiche.
Per civile abitazione si intende un 'casamento' di almeno tre o quattro stanze superiori con altrettanti bassi, portone, atrio e magazzeno, dotato di camera per il forno e cisterna per l'acqua.
Case con possibilità di elevazione hanno "l'astraco" (oggi si direbbe, "l'aria") al posto del tetto e proprio per aver comprato una casa contigua ad uno di questi edifici, Leonardo De Sanctis, abitante al Vescovado e confinante con Antonio Russo, è costretto a tappare una finestra e una "cecalora" che danno luce alle sue stanze superiori (9 agosto 1753, Minardi).
A volte la casa diventa bene dotale con patto che il dotante si possa riservare una stanza fino alla morte. Si tratta di zii senza figli o di genitori superstiti o di una nonna rimasta sola, ma nell'atto di donazione la dizione esplicita: "... Che non li possano dare (gli sposi) alcun fastidio... o avanzare qualche pretenzione" la dice lunga sulla gratitudine dei riceventi.
Sono poche comunque le donne che possono vantare nel loro contratto di matrimonio una casa e quelle che la ricevono fanno atto di espressa rinuncia all'eredità che "le possa spettare da robba paterna, materna, fraterna, sorerna, zierna ed averna"!
Dal corso Biagio Miraglia, salendo dal vicolo via Spera di Sole ci si trova dopo pochi minuti al Largo San Giovanni, tipico quar­tiere a nucleo centrale con accessi molto stretti.
Il palazzo dominante è quello del lato nord con portale ad arco, magazzeni, scala, vaste sale interne, balcone e un grande orto sul retro, unico residuo delle coltivazioni a vista che occupa­vano tutta la Lunaggia.
Le altre costruzioni si situano in quadrilatero, poche sono quelle riconoscibili come antiche e come tali in completo abban­dono.
Si legge molto bene la gerarchia architettonica come marcato­re sociale, dal palazzo padronale alle case modeste ma ancora dignitose dei 'capoccia' situate in 'vagghj' ai quali un grande portale dà accesso comune e nei quali ogni abitazione ha la sua rampa di scala e la sua volta sull'ingresso della stalla o del basso.
Ci sono poi le case ad un vano di una miseria infinita, piccole, quasi prive di luce, con pavimentazione di cotto locale. Riesce difficile credere che potessero dare ricovero ad intere famiglie.
Verso il Casale resta ancora intatto un vecchio muro che recin­ta un orto abbandonato.
Il Casale fino ai nostri anni settanta era a forma di torre con ampio terrazzo scoperto. È stato trasformato in moderno apparta­mento con intonaco a cemento e solo la presenza di un contrafforte a sinistra consente di individuarlo come edificio antico.
In questa zona fino ai primi anni dell'ottocento i Domenicani possedevano case che affittavano a censo annuo (1751-56, Minardi) .
Dal Casale è ben visibile il castello ormai in rovina e deturpa­to alla vista da un moderno serbatoio d'acqua che soffre di una paurosa inclinazione.
Del Castello di Strangoli è ignoto l'anno di costruzione. Risulta da notizie storiche che nel VI secolo d.c. dopo la spe­dizione di Narsete in Italia (538 d.c.) l'imperatore Giustiniano ordinò la ricostruzione del Castello di Strongylos. (Per la prima volta in epoca postromana il nome Strongylos sostituisce quello di Petelia comunemente usato per certo e forse oltre l'epoca degli Antonini) .
Risultano ancora tra il IX ed il XVI secolo notizie frammenta­rie di ricostruzioni in più riprese.
Nel 933 Petelia fu assalita e conquistata dagli Arabi; nel 994 fu riconquistata dai Bizantini ma questi fatti sembrano non aver influito sull'assetto attuale del Castello che evidenzia sostanzial­mente una tipologia di costruzione Normanna.
Nel 1494 Strongoli è nominato insieme ad altri centri muniti di Castello costiero o a breve distanza dal mare a controllo di fon­dovalle, in un documento del settembre-ottobre 1494 (vedi lettera di Don Carlo D'Aragona a Don Cesare D'Aragona in un registro frammentario scampato alla distruzione del 1943 fatta dai Tedeschi per l"archivio Aragonese).
Per l'occasione fu fatta una relazione delle fortificazioni costie­re del Regno in vista di restauri e apprestamenti difensivi contro le incursioni Turche.
Nel 1567-71 il Vescovo Timoteo Giustiniani fortificò la città con la costruzione di quattro torri e forse fu fatta una revisione della manutenzione del Castello.
Nel 1806 i Francesi incendiano Strongoli: il Castello è nominato perché usato come prigione.
Nel 1939 risulta di proprietà della famiglia Giunti subentrata nel possesso al Principe Pignatelli -Strongoli.
Il tenutario attuale, della famiglia Romano, è subentrato come possessore, non ho rinvenuto finora il relativo rogito notarile di passaggio di proprietà; ha però riscosso canoni per locali affittati come stalle e civili abitazioni.
Fino a metà degli anni '50 ha ospitato la Scuola Media Statale nei locali superiori adibiti ad aule (lato est).
Sono poi subentrati fittavoli privati.
Un incendio sviluppatosi dalle stalle nel 1953 ne ha determinato una decadenza progressiva ed abbastanza accelerata.
Il Comune non è potuto intervenire in quanto bene privato e qualche recente tentativo di intervento statico dal 1975 ad oggi è stato bloccato dalla Soprintendenza ai Beni Monumentali della Calabria con sede in Cosenza.

Veduta d'insieme
Occupa forse il sito che doveva essere l'Acropoli in epoca Ellenica.
Attualmente l'edificio è pericolante e deturpato dalla vicinanza del serbatoio dell'acqua potabile, il quale ha un inclinazione non indifferente verso il lato sud del Castello.

Lato sud
Dove prima era il fossato è stato costruito il serbatoio dell'acqua potabile ed una cabina. Il casotto fabbricato a ridosso del muro a sinistra è una superfetazione degli anni '40-'50.
Al centro è ben visibile il nucleo quadrilatero sicuramente più antico: ha infatti una tecnica muraria diversa specie nella parte inferiore; utilizza conci di pietra più grandi e più squadrati ed ha uno spessore murario maggiore che nel resto della costruzione.
Si sviluppa su due piani come una torre di guardia. 
Lato sud - torre angolare sud-est
Ha pianta circolare, vi si accede dal cavalcavia che, superan­do il fossato, consente l'ingresso al Castello da questo lato e diret­tamente alla torre.
Consta di due stanze sovrapposte, ha copertura a tegole di coppo perché adibito fino a qualche decennio fa ad abitazione civile.
Guarda verso il paese, strategicamente è irrilevante dall'800 in poi. 
Lato sud-est con torre sud-ovest a sinistra
Detta la torre mozza perché vi si compivano le capitali.
È all'esterno la meglio conservata ma meno interessante e molto simile a quella fino agli anni '50. esecuzioni la tecnica muraria è dell'edilizia popolare
La Lato Est
Guarda il paese.
Le abitazioni sotto stanti sono molto vicine.
Nonostante l'imponenza apparente del muro perimetrale è ormai ridotto ad una parete senza struttura di appoggio.
È agganciato alla torre Sud-Est, le stanze di questo lato sono state devastate nel 1953 da un incendio, poi l'incuria più completa, resa più grave dall'asportazione sistematica di materiali di risulta: travi portanti - mattonacci - ecc.
Ha profonde incrinature; rischia di crollare sulle case (vedi sopralluoghi effettuati dal Comune, dal Genio Civile e dalla Soprintendenza suddetta).
I soffitti erano a travi portanti a tutta la lunghezza; non risulta che ci siano mai state crociere o volte.

Lato nord con torri
Guarda verso i paesi dell'interno: Melissa e San Nicola
dell'Alto, ne controlla infatti la strada a valle.
È ben visibile su questo lato la diversità degli interventi e la disarticolazione delle masse architettoniche risultanti da aggrega­zioni di opportunità strategica più che da un progetto unitario di fortificazione.
Sul fianco del dirupo sottostante correva la "SILICA DELLA REGINA" che è però di epoca Romana e i cui resti sono stati messi in luce dalla Soprintendenza Archeologica con sede in Reggia Calabria, negli anni '80.

Lato ovest con torre nord-ovest
La torre ha pianta semicircolare.
Su questo lato esiste grande portale di accesso a sesto acuto.
Probabilmente non più usato da tempo per l'esiguità dello spazio antistante, eroso forse dai numerosi smottamenti e dalle frane dovuti alle piogge torrenziali ed alla particolare natura del terreno fatto di strati di pietra alternati ad argilla e sabbia cal­carea.

Interni - lato nord
Il pianterreno evidenzia i particolari degli stalli dei cavalli.
Negli anni '70 sono stati estratti sotto la pavimentazione grandi orci di terracotta, sfondati per consentire lo scolo dei liquami.
Nella parte superiore non si ricordano divisioni interne, pro­babilmente era la sala principale cui si innestavano le tre torri del Iato Nord o forse nel tempo divenne un camminamento a loggia coperta.
Sul lato Est che si innesta al lato Nord è visibile ormai l'as­senza di strutture portanti.
Si ricordano soffitti e travi di legno a tutta lunghezza e matto­ni di cotto sui pavimenti di fattura locale.

Angolo sud - est
Dalla porticina sotto la volta si accedeva al locale che custodiva la cisterna.
Per particolari emergenze idriche la popolazione vi attingeva ancora negli anni '50.

Angolo nord - est
È visibile qui il portale di accesso e quello che forse era un s:tlone o un camminamento coperto a loggia.
Vi si innesta una torre bassa (metà altezza rispetto alle altre) o mai finita o così lasciata.
Allo stato attuale si sono verificati crolli vistosi sul lato Ovest e \Nord-Est quasi all'innesto delle pareti.

Dal castello esce la schiera armata alla metà del settecento:

8 maggio 1751 ".. .rogato in Castro dictae civitatis" " . . . in nostra presenza si è costituito il Magnifico Giovanni Maria Cieco, mastro di fiera creato con patente di Sua Eccellenza Signor Don Ferdinando Pignatelli..."
Il mastro giurato ha un impedimento e Cieco chiede in ginocchio e col capo scoperto al castellano mastro Domenico Greco di consegnare la "Real Bandiera, acciò secondo l'antico solito, quel­la conducesse nella Fiera di San Trifonio nostro Protettore, con quella comitiva di persone armate, onore e riverenza si deve. E volendosi da detto Magnifico castellano osservare l'antica costumanza, fu da esso medesimo consegnata detta Real Bandiera al predetto Mastro Giurato... il quale s'obbligò quella condurre in detta Fiera... e custodirla e guardarla con quella comitiva di gente armata... e finito il termine solito, restituirla intatta ed illesa... altri­menti vuole essere tenuto alla pena della vita".
Presenti: Augustino Grano Regio Giudice ad contractuffi, Jacobo Minardi Regio et Publico Notario".

Una via San Trifone esiste ancora come traversa del Corso Miraglia, si trova al centro di un luogo che una volta, privo di abitazioni, raccordava l'abitato ai conventi e alla campagna. La celebre incisione nel Voyage pithoresque del Saint Non ne dà l'esatta idea.
Poco distante dal Castello il palazzo Giunti mostra ancora nella forma attuale le tracce di un buon progetto di tipo ottocen­tesco con riferimenti all'architettura padronale locale, nel riproporre il portale con atrio, magazzini e cortile dal quale prendono avvio due rampe di scale una per ciascun lato.
L'esterno, in due ordini con grate in basso e balconi sul piano nobile, ha fronte sul Largo Giunti,
Attualmente diviso in moderni appartamenti e senza cure condominiali ha perso quel decoro che certamente doveva avere in tempi migliori.

Sullo stesso Largo si affaccia il portale, veramente notevole di un palazzo mai finito ed appartenuto ai signori Amantea prima degli attuali proprietari che vi hanno ricavato appartamenti moderni.
Ha bugne di pietra rustica ed un bel cortile a selciata,


La Cattedrale " SS. Pietro e Paolo" Anticamente sede Vescovile.

(1) ANNA RUSSANO Cotrone (Dicembre 1946) è titolare di Storia dell' arte all'Accademia di Belle Arti di Catanzaro. Si è formata a Firenze alla scuola di Roberto Salvini e di Mina Gregori. Ha collaborato con Maria Fossi Todorow alla prima sperimentazione didattica museale della Galleria degli Uffizi. Esperta in catalogazione di beni culturali, ha studiato il patrimonio artistico del Crotonese e di Taverna con pubblicazioni in rivista, in volume ed in video. Cura mostre e cataloghi di artisti contemporanei. Ama di eguale amore la didattica e la ricerca d'archivio.

N.B.Le immagini sono state tolte dall'articolo, per poterle inserire tutte insieme in varie panoramiche foto.





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