Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       




Luigi Cantafora



Ritrovamenti archeologici subacquei sulla costa ionica Crotonese



Sono più di 30 anni che svolgo attività subacquee dedite alla ricerca archeologica sottomarina lungo il tratto di costa del mare Ionio che bagna il territorio di Crotone, compreso tra le località di punta Alice a "Nord" e Le Castella a "Sud". Tali attività sono state effettuate adottando un metodo di ricerca sistematica e mirante ad allargare il contesto nell'ambito di una più vasta esplorazione subacquea, che mi ha impegnato per migliaia di ore di immersione, ripartite nel corso degli anni.

Mi è stato possibile, quindi, reperire molti relitti di navi databili dall'epoca greca fino al periodo alto medioevale, che consistono non solo in carichi di anfore e vasellame di vario genere, ancore di metallo ed in pietra, ma altresì ben 5 relitti con rilevanti carichi di marmi, di cui uno noto a Paolo Orsi che aveva effettuato un recupero parziale dal 1908 al 1915.

Oltre ai suddetti relitti ho avuto la possibilità di verificare numerosi siti pertinenti ad antichi approdi ellenici e romani. Soprattutto per quanto riguarda la zona di Le Castella, ho avuto la conferma pressoché definitiva della presenza di un'isola distante circa un miglio dalla battigia e della relativa scogliera.

Si tratta di strutture antiche sommerse con pietrame prelevato dalla Sila che probabilmente costituivano delle fortificazioni contro le aggressioni dei pirati del mare che si sono verificate, purtroppo, in ogni epoca, queste fortificazioni inglobano reperti e manufatti databili al periodo greco ed soprattutto all'epoca bizantina.

Sono quasi certamente delle isole illustrate sulle carte del 600 " Tyris, Eranusa, e Meloessa".

In frequenti immersioni, inoltre,ho potuto constatare come le strutture sommerse, antistanti il castello aragonese, fossero un tempo, non tanto remoto, emerse, con situazioni di cave di blocchi e di colonne, gradinate scavate in roccia e moltissimi blocchi squadrati in calcarenite, di sicuro pertinenti al "Frourion" greco, che in antico costituiva il nucleo originario intorno al quale sorse il castello.

Ho verificato la presenza di una o due torri che probabilmente formavano una cortina di collegamento in direzione sud-ovest, sprofondate in mare e delle quali avanzano frequenti e sostanziosi frammenti murari in opera cementizia. Da questa ricognizione è possibile arguire uno sprofondamento dello zoccolo pleistocenico, che poggia sulle argille azzurre del Pliocene. Mentre in altri posti si è verificato un rotolamento verso le acque più profonde, qui, all'opposto, siamo di fronte ad un vero e proprio fenomeno di subsidenza, che è tutt'ora in atto.

Le ricognizioni subacquee effettuate nelle acque antistanti la Marina di Strongoli località Tronga posta sul versante settentrionale del fiume Neto mi hanno portato all'individuazione di numerosi resti di strutture archeologiche poggianti su una base naturale di argilla, sabbia e ciottoli.

L'area sulla quale ho rinvenuto i manufatti, si estende per circa un Km. parallelamente alla battigia, "lungo un asse Nord - Sud" ed alla profondità variabile dai 3 ai 7 metri.

Dette strutture consistono in resti murari realizzati in opera cementizia e laterizia, rocchi di colonne in cotto, una piccola colonna in marmo, uno spezzone di colonna in granito, colonne monolitiche colonne rivestite di intonaco, una vasca in pietra con foro di scarico, resti anforari , frammenti di doli, ancore litiche, elementi architettonici, un numero di blocchi in calcarenite di forma parallelepipeda e diversi lastroni in pietra (probabile epoca tardo romana). Considerando la natura dei manufatti e la loro ubicazione, appare abbastanza palese l'ipotesi di un insediamento umano con opportune strutture edificate ed un probabile approdo pertinente all'antica petelia romana, successivamente inabissatosi in mare per fenomeni dovuti all'ingressione marina.

Dopo la mia segnalazione del 02/07/1988 agli organi competenti è stato possibile ottenere una campagna di scavo subacqueo con opportuni rilievi da parte della Cooperativa Acquarius di Milano su disposizione della Soprintendenza Archeologica della Calabria. Nel corso delle indagini archeologiche sono stati recuperati recuperare alcuni manufatti di età tardo romana, costituiti da: pythos in terracotta, capitello in calcarenite, rocchio di colonna in pietra, rocchio di colonna ad impasto rosso, elemento ottagonale in terracotta, mattoni ad impasto rosso,giallo di diverse dimensioni, frammenti di anfore, sette chiodi bronzei, piccola colonna in pietra con la base quadrata rivestita di intonaco con scanalature.
Le ricerche subacquee nello specchio di mare antistante la località a sud di Punta Alice " Cirò Marina, mi hanno evidenziato a pochi metri dalla linea di costa, l'esistenza di un fortino sommerso appartenente all'ultima guerra mondiale.
Nella prosecuzione dell'indagine condotta nelle acque interessate della presenza del " fortino" antistante la nuova lanterna "datata 1896" in u n'area fino a circa 100 metri dalla linea di costa, per un estensione considerevole ad una profondità variabile dai 5 agli 8 metri, ho notato la presenza di resti di strutture murarie in pietra e malta, di notevoli dimensioni e di forma regolare, sparse, unitamente a resti di elementi architettonici.
Dette strutture sono pertinenti, presumibilmente ad un molo di attracco ed all'antica lanterna precedente a quella attuale.

I dissesti ed i notevoli mutamenti del fondale marino sono stati provocati da un'arrestabile erosione della costa, che tutt'ora continua. Di conseguenza alcuni reperti che prima erano visibili adesso risultano insabbiati, mentre altri possono venire fuori.

Alcuni siti e relitti rientrano nell'Area Marina Protetta "Capo Rizzuto"

In base alle mie segnalazioni agli organi competenti i rilievi e parte dei recuperi sono stati effettuati dalla cooperativa "Aquarius" di Milano presieduta dalla dott.sa Alice Freschi su disposizione del Soprintendente archeologico della Calabria dott.sa Elena Lattanzi.
A questo punto, sarà opportuno dire qualcosa sulla mia persona: sono da anni collaboratore esterno della Soprintendenza archeologica della Calabria; responsabile del settore subacqueo del G.A.K. appartenente ai gruppi archeologici d'Italia.

Ho collaborato alla realizzazione di documentari d'interesse subacqueo, prodotti dalle varie reti della televisione nazionale.
Ho collaborato in attività di ricerca e di studio con Enti vari e con l'Università della Calabria.
Svolgo attività didattica presso varie scuole con riferimento alla archeologia subacquea.

Luigi Cantafora




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