Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       



 AlCUNI CENNI SULLA STORIA DELL'ARCHEOLOGIA

in particolare sulle città di

Petelia - Krimisa - Chone - Macalla

Gli umanisti del Rinascimento, furono i primi ad interessarsi al recupero di reperti antichi e della loro conservazione.

Maria Amalia Cristina, moglie di Carlo di Borbone, affascinata da alcuni reperti presentim ostrati a corte, si prodigò perchè il consorte facesse scavare nei pressi del Vesuvio dove erano state le città di Ercolano e Pompei, distrutte dalla furia del Vesuvio nell'anno 79 d.C. con il passar3e degli anni si poterono riportarono alla luce molti reperti.

Johann Joachim Winckelmann s'interessò moltissimo a questi reperti riportati alla luce e potremmo definirlo il primo archeologodi fatto.

Heinrich Schliemann, nel 1873 trova la leggendaria città di Troia e con essa il favoloso tesoro di Priamo.

Belzoni, fu il primo scavatore in Egitto nel 1815/20), soprannominato “il grande raccoglitore”.

Lepsius, soprannominato “il grande ordinatore”, fu il fondatore dell'Egittologia.

Botta, scavando in Mesopotamia trovò i resti della città di Ninive nel 1843.

Ci furono altri personaggi famosi nella storia dell'archeologia, con ritrovamenti particolari, ma ora citeremmo alcuni personaggi dell'archeologia che s'interessarono alle scoperte Calabresi:

Paolo Orsi, si potrebbe considerare il Padre delle scoperte Acheologiche della Calabria. "TEMPLUM APOLLINIS ALAEI".

Marincola Pistoia : Ricerche storiche di Petelia

Angelo Vaccaro : con il suo libro " Fidelis Petelia

Antonio Capoano vedi : Tombe Romane da Strongoli - Nuove Scoperte nella Necropoli Romana di Petelia.

Salvatore Gallo : Petelia e Macalla ed altri suoi importanti scritti.

Maria Letizia Lazzarini :Grecanici come gentilizzi - una nuova iscrizione latina di Petelia

Giuseppe Ceraudo

Roberto Spadea



Estratto dalla Provincia di Crotone

L’antica città di Petelia, l’attuale Strongoli in provincia di Crotone, è rimasta famosa nella poesia latina e nella storiografia ellenica per la valorosissima resistenza opposta alle truppe cartaginesi, al tempo della seconda guerra punica.

Annibale, abilissimo stratega e comandante supremo delle forze puniche, ebbe l’accortezza di portare la guerra contro i Romani sul suolo italico, dopo aver oltrepassato i Pirenei e le Alpi, sbaragliando gli eserciti avversari con stupefacente rapidità e portandosi, addirittura, fin sotto le mura della città eterna. La forza d’urto delle truppe africane fece traballare non poco la potenza romana e molto più di quanto gli storici latini, su tutti cito Tito Livio, si sono presi la briga di tramandare.

In effetti la potenza del Duce Cartaginese era tale e tanta da trovare con relativa facilità, sul suolo dell’antica Italia, numerose popolazioni autoctone che mal sopportavano l’ingerenza romana nei loro affari. In sostanza il Barcide ebbe vita facile, perlomeno nei primi periodi della sua lunga permanenza nelle nostre contrade. I Romani, occupati a combattere altri popoli su ben tre fronti, si trovarono ben presto in difficoltà contro l’abile strategia punica, adottata dal generale figlio di Amilcare, alla cui presenza, ancora giovinetto di appena nove anni, aveva giurato feroce odio contro la stirpe dei discendenti di Romolo e Remo.

Le guerre puniche, in realtà, rappresentarono lo scontro tra il Nord ed il Sud, soprattutto per il dominio talassocratico del “Mare Nostrum”. Le millenarie rivali, Roma e Cartagine, avevano ben compreso che l’espansionismo marittimo nel Mediterraneo, doveva essere appannaggio di una sola di esse. La sorte ed il caso hanno voluto favorire la città eterna, ma non è da credere che una tale importante conquista si verificò solo per l’esclusivo valore romano. Tante altre città hanno contribuito al predominio latino sul bacino mediterraneo. Fra queste rifulse per valore ed eroismo senza pari la piccola città di Petelia.

Vediamo di rintracciare nelle antiche fonti la storia di questa roccaforte di fronte alla quale anche il Duce monocolo fu costretto a piegarsi. Nella “Geografia” di Strabone (storico di Amasia, vissuto al tempo di Augusto), nel libro VI, 1,3, è detto:” Petelia è considerata metropoli dei Lucani ed è ancora oggi abbastanza abitata. Fu fondata da Filottete, esule da Melibea in seguito ad una ribellione. E’ in una posizione ben salda, cosicchè anche i Sanniti una volta la fortificarono.”

Dal passo riportato appare subito evidente che la città, posta sulla sponda sinistra del Neto, venne fondata subito dopo la guerra di Troia, vale a dire dopo il 1185 a.C. E’ ovvio, però, che Strabone si riferisca alla fondazione mitica della cittadina, facendola risalire all’eroe tessalo Filottete, fondatore di Chone, Krimisa e Makalla.

Lykofrone di Calcide (uno dei poeti tragici ellenistici del III secolo a.C.) nell’”Alexandra” al verso 911 scrive:”In questi lidi giunse una corrente di immigrati rodii, guidati da Tlepolemo, i quali erano riusciti a stanziarsi nella regione combattendo contro gli Achei d’Ausonia, aiutati da Filottete che era a capo dei Tessali”.

Paolo Orsi, il grande archeologo roveretano, agli inizi del XIX secolo affermava che Petelia fosse stata edificata dai Coni (popolo di stirpe epirota) e dagli Enotri insieme

Il Ciaceri pensava invece che la colonia petelina fosse di origine rodiota.

In ogni caso sull’effettiva consistenza storica dei personaggi che hanno contribuito alla nascita della città, si conosce molto poco. Quello che sappiamo con relativa sicurezza è la sottomissione di Petelia al dominio della grande Crotone. Allorchè quest’ultima fu messa a mal partito dai Brettii, anche Petelia divenne preda del popolo montanaro.

Il fatto, però, di primaria importanza storica è l’assedio di Annibale iniziato nel 209 av.Cr.

Il Cartaginese, dopo aver espugnato molta parte della penisola e dopo aver lasciato a Capua una guarnigione di 700 uomini, marciò alla conquista dell’Italia meridionale ed in particolare del Bruttium. Tutte le Poleis elleniche si erano schierate dalla sua parte, solo la piccola Petelia, che aveva giurato fedeltà ai Romani, ebbe l’ardire ed il coraggio di opporsi alle truppe puniche per ben undici mesi. Quando, alla fine, le fameliche orde cartaginesi si apprestavano ad entrare nella città, ormai ridotta allo stremo, i Petelini gridarono dall’alto delle loro mura il disprezzo all’ineluttabile disfatta col famoso grido, riportato dal poeta latino Valerio Massimo (“Facta dictaque memorabilia”, lib. IV cap. VII) :”Itaque Hannibali non Peteliam, sed fidei Petelinae sepulcrum capere contigit” (=Così ad Annibale toccò prendere non Petelia, ma il sepolcro della fedeltà petelina.)

Un altro autore latino Silio Italico, paragona Petelia ad una seconda Sagunto e racconta ammirato.”Fumabat versis incensa Petelia tectis, infelix fidei miseraeque secunda Sagunto” (= Fumava Petelia incendiata con i tetti riversi, una seconda Sagunto infelice per la fedeltà compassionevole). S’era infatti verificato che la delegazione petelina inviata nell’Urbe per chiedere man forte alla Curia romana, avesse ricevuto un netto rifiuto in quanto gli eserciti di Roma, impegnati su molti fronti, non erano in grado di inviare gli aiuti richiesti. Gli ottimati romani, in ogni caso, ben consapevoli delle difficoltà che la povera cittadina avrebbe dovuto affrontare, lasciarono liberi i cittadini petelini di arrendersi alle truppe nemiche con la promessa che nulla avrebbero patito per un’eventuale defezione. I Petelini, invece, anche a costo dell’estremo sacrificio, decisero di opporsi al nemico molto più forte di loro e riuscirono a frenarlo per ben 11 mesi, laddove città molto più potenti, Crotone ad esempio, si erano subito arrese allo strapotere militare africano. Questa prova di coraggio e di fedeltà non fu dimenticata dai Romani, i quali si preoccuparono di ricostruire la cittadina, raccogliendone gli abitanti che per diversi motivi erano andati a stabilirsi altrove. Non solo, addirittura considerarono Petelia città alleata e col diritto sovrano di coniare moneta in bronzo, con tipi e leggenda greci uniformati, però, al sistema ponderale latino. Infatti accanto alle emissioni di periodo greco, di poco anteriori alla presenza annibalica in Italia, vi sono delle serie monetali coniate dopo la seconda guerra punica, tra le quali è giusto ricordarne una in particolare che richiama il valore non indiferrente delle donne di Petelia. Queste monete recano sul diritto la testa laureata di Apollo a destra, dietro ci sono due globuletti che dichiarano il valore del nominale, un sextans (gr.2,90) e sul rovescio è raffigurata una donna corrente verso sinistra che reca nella mano una torcia, nel campo a sinistra si vede un timone come simbolo accessorio. Intorno vi è la leggenda in greco.(Foto n. 1 e 2). Questa scena richiamerebbe il valore muliebre delle peteline che, durante il lungo assedio, uscirono di notte per fare una sortita contro il nemico, dando alle fiamme l’accampamento punico e, perciò, collaborarono attivamente con gli uomini alla strenua resistenza contro il Duce Cartaginese. Insomma un’altra attestazione dell’ardire e del coraggio delle belle figlie di Calabria, terra aspra ed ancora allo stato brado, nella quale le donne sono ben capaci di fornire prove di ardimento che nulla hanno da invidiare alle imprese tipicamente virili.



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