Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
     
       


 Poesia Luigi Siciliani

 

 

LA PRESA DI PETELlA


I messi venerandi tornano da Roma:
S'affolta intorno grande numero di gente.
L'annunzia il loro aspetto, nuove recan tristi.
Son giunti ecco al senato: tace ognuno intorno
e intende avido gli occhi. Balza il cuore a ognuno. .
« Fu esposto tutto, o padri, tale parla .Onata.
secondo che partendo fu commesso a noi.
D'aiuto non ci resta più speranza. alcuna.
Entrati a Roma un tristo segno parve il cupo
silenzio delle strade. dove qualche donna
in nere bende grave, qualche infame solo
passare fu veduto. Gran quiete ovunque.
Pareva che la Fama,. Canne - ancor dicesse.
Addotti nel cospetto fummo dd senato;
a terra ci prostrammo; invocammo il patto
sacrato d'alleanza. tutti i grandi iddii.
- Cartagine nemica vostra eterna stringe
d'assedio noi distretti dalla fede data.
Con essa stanno i Bruzzi: sperano gran preda.
Se forte è la città su poche braccia fida.
.Di scarse vettovaglie siamo noi forniti:
intorno hanno i nemici tutto devastato.

Soccorso chiede a Roma la città fedele;
mandate a lei presidio forte di guerrieri. ­
Cosi dicemmo, 1: intenti riguardammo a loro.
Fremettero discordi lungamente i padri,
poi diedero risposta molto amara a noi.
- Provveda a sè Petelia: Roma a lei non basta.
­Allora ci abbattemmo presso l'are :l terra,
bruttammo con la polve queste chiome antiche,
- Annibale, gridammo, troncherà gl' indugi;
fedeli a voi tra i Greci noi restiamo soli.
­Emilio orò per noi, il pretore amico,
e secondò la plebe. lui che pregava.
Con ansia cupa il cuore ci sbalzava in petto;
ma la risposta nuova molto fu amara.
- Disciolta dalla fede sacra data a Roma,
provveda a sè Petelia: Roma a sè non basta.
­Il fato ora alle spalle ci urge. Decidete. »

Disse quindi alcuno pronto tra la plebe:
Ci ormai le porte apriamo. . Niuna speme resta.
Cartagine succeda nell' impero a Roma ».
Altri poi soggiunse: Ci fino ch'è concesso,
cerchiamo nella fuga uno scampo certo:
Annibale darà sicura morte a tutti ».
E Agatarco, esperto di costumi e leggi
antiche e nuove, saggio nel tacere e dire:
-L'alba nuova,. disse, giusto consiglio,
o uomini, addurrà. Attendiamo l'alba ».
Concesse silenzioso al vegliardo il popolo.
All'alba son raccolti tutti dentro il foro.
E Agatarco spiega l'alta mente allora:
Se Roma l'affrancò dai Crotoniati, e indietro
ritenne la baldanza bruzzia e la lucana,
Petelia a Roma serbi sempre la sua fede Il.
A lui gli ottimati plauso grande fanno ;
e il volgo anche li segue. Ora è certo il danno.

Provveggono all'assedio disperatamente.
Avanti che in un cerchio d'armi li distringa
il duce dei nemici, fanno lor sortite;
dai campi nelle mura traggon le ricolte,
che bastino alla fame trista che minaccia.
Or come ad Himilcone giunge la novella
che i Petelini già san pronti per difesa
gl' indugi rompe, e intorno cinge l'irto colle,
che sulla cima porta la città turrita
e vede lungi al piano riposar Crotona
di là dal fiume, padre di gran messi, Neto,
e scorge dentro il mare alto il tempio d'Hera
di marmo tutto dai tetti alle colonne.

Gli assediati fanno alte preci ai numi
che serbino le sacre loro sedi intatte;
dei templi venerando varcano le. soglie

e ardono sull'are i dovuti onori;
discorron la città. in sacre teorie.
Di sulle torri al basso stendon poi lo sguardo
: recinto tutto intorno dai nemici e il colle.
O vincere durando nei lor cuori e fisso,
o tutti per la cara patria per le donne
i pargoli e i tempii incontrar la morte.
Sei mesi dalle mura scagliano saette,
e se i nemici densi sotto i loro scudi
per l'erte strade il colle tentino salire,
precipitano fitta grandine di pietre
che al basso degli arditi ruota i corpi morti.
Le donne vigorose, bella stirpe achiva,
ardenti tizzi scaglian sulle catapulte,
rovesciano macigni sopra le baliste.

Ed Himilcone allora parla ai suoi guerrieri.
adusti per le pugne sostenute in campo,
tra cui taluno vide ruinar Sagunto
e lontanar le nevi superate ali' Alpi
e gl' ltali coprire tutto a Canne il suolo:
« Ristiamo al piano lungi recingendo il colle:
morranno questi greci come fiera in tana,
se vietino la fuga cacciatori astuti ,..
Or mormorano i Bruzzi avidi di preda;
ma un mese passa, e dardo più non fende l'aria.

Al popolo raccolto disse Timodemo:
( Or converrà compire l'ultimo destino
Chi voglia tenti via di tra l'aste aguzze
nemiche aprirsi il passo, ricovrarsi in qualche
città fraterna aperta per gli scampati.
E vecchi e donne e infanti seguanb lor dietro.
scarse vettovaglie sosterranno appena
i validi nell'arme solo qualche giorno.»
Altissiini lamenti rompono l'aria:
ognuno quindi al grave fato avverso piega.

E, poi che di morire son deliberati,
a vecchi a donne a infanti chiusa fu la porta.
Alcuna per le note strade cerca scam po
e va con presti passi taciturna via
e seco porta i figli pargoletti in braccio.
L'Aurora sparge intanto rossi raggi al mare.
Annunziano le scolte pronte i fuggitivi.
Con Himilcone tutti corron all' incontro,
recingono d'un lampo quella schiera inerme.
E parla un che la terra patria abbandonare
indegno d'uomo eSlima, Lyca, gran vegliardo
- gli spiove per il . petto bianca e lunga barba -: :
Noi qui venimmo lieti: morte noi vogliamo.
Inutil peso fummo, grave ai Petelini.»
Ed Himilcone in alto riguardò le mura,
le vide recinte di guerrieri in arme,
e disse: Ci offriamo a Moloch rosso sangue d'uomo:'
. accolga la primizia, seguirà la strage )
Or tra le donne uu urlo grande si solleva;
l.e braccia su tendendo pregano soccorso.

l trepidi fanciulli fanno un pianto acuto.
Ai padri sulle mura macerato è il cuore.
Ed ecco che i fanciulli passa con le spade
la ciurma orrenda e ride; alto poi ne leva
i corpi sulle. punte sotto gli occhi ai padri,
e via li scaglia, come sasso dalla fromba. »
E dopo delle donne scempio grande e fatto:
il sangue rosso brutta vesti, membra, terra.
imprecano i vegliardi morte che fu lenta,
che solo ora li coglie, dopo tanta ambascia.
Dai colli a sera al piano quando l'ombra scese,
un Bruzzio disse: {( Avremo la città superba
dov'ebbe già sua stanza Filottète eroe I
invano a Roma fede serban questi greci l.

La città da fame stretta soffee gran tonnento.
Si nutrono di qualche erba abbandonati,
cresciuta nei crepacci delle vecchie mura,
o presso delle soglie poco premute,
di cui io rammollito, arso dal fuoco,
di rovi, di cortecce aride dei tronchi,
perfino delle immonde bestie già schifate.
"Or dicono felice degli estinti il fato
--­Ad ogni nuovo giorno più la morte miete:.
Attendono la preda Himilcone e i suoi.
Nessun armato più compare sulle mura.
Percuoton le muraglie gli arieti allora,
e crollano le grandi porte che l'eroe
per guardia alla città montana salde impose,

le gettano schiantate con fragore immenso.
Con urli di vittoria, anelando strage,
irrompono i nemici per le vuote strade.
Maravigli; grande tiene Himilcone, il duce.
Virtù divina infonde carità di patria -
­ei tristo pensa, e guarda l'assoldate schiere.

Via dalle case ognuno trae avido tesori
e li trascina fuori dove è posto il campo;.
quindi per le strade grandi legna aduna
v'accosta poi la fiamma: alto il fuoco stride.
La vampa sale pronta, cinge le muraglie,
s'avventa nelle travi secche. delle case,
ne croscia giù il vetusto tetto che s'abissa.
Un rogo immenso in cima arde all'irto colle.
Ed ecco per la notte, piena delle stelle,

Petelia antica fuma con le case al suolo.
città di Filottéte miseranda. e nuova Sagunto,
per la fede sacra data a Roma.

Luigi Siciliani