Panoramica Petelia gia Strongoli
ARCHEOLOGIAPETELINA
  Un Decreto di un Re non può distruggere la Storia di na Città  
       

                                                            

 

                                                         Berenice MORELLI

                                                              Berenice Morelli
                                                           

                                                         di Cirò Marina (Kr),

Si è laureata in Lettere moderne con indirizzo socio-antropologico nel 2001 presso l'Università degli studi della Calabria;
grande appassionata di archeologia e antropologia, da subito ha svolto attività di studio e ricerca sulla storia del vino dall'antichità ai giorni nostri.
Ha lavorato e attualmente collabora con Enti Pubblici, Privati ed Associazioni occupandosi della parte storico letterale del Vino.
Ha prodotto articoli divulgativi, lavori fotografici e di ricerca sulle tradizioni popolari inerenti al vino e ai luoghi e miti dell'antica Magna Grecia per la Regione Calabria

La principale fonte economica per Ciro Marina è il vino, lo stesso impiega un ciclo di coltura della vite con circa 400.000 giornate lavorative con una conseguente produzione d'uve di notevole valore. Con D.P.R del 2.4.1969 (costituito poi dal D.P.R del 25.9.89) il "CIRO", primo tra i vini calabresi, è tutelato da un disciplinare di produzione a denominazione d'origine controllata (D.O.C), in seguito all'invio, da parte dei Lions di Crotone, dello stesso alle Olimpiadi di Città del Messico, tenutesi nel 1968, quale premio per gli atleti vincitori alle Olimpiadi. Il mitico passato del vino "CIRO" ha attraversato fino ad oggi diverse culture e consuetudini, portando con sé il mistero e le usanze che la tradizione contadina ha saputo bene assimilare. Il contadino calabrese, che coltiva la sua vigna, ha molti tratti in comune col contadino greco e romano di un tempo. Ama la terra e i suoi prodotti; ama il vino, frutto del lavoro, che col "rosso sangue" esprime il suo sacrificio e quello di Cristo. Si tratta quindi di una bevanda speciale, che ha importanza sia nel mondo cristiano sia in quello sociale e culturale. Nel cirotano si sono accostati a questa bevanda, detti e proverbi che esprimono la lunga tradizione che lega il vino, la vite e l'uomo. Molti sono i tratti del passato che si ricollegano ad oggi riguardo all'uso del vino. La presenza nell'antica Krimisa, di colonie greche e di popoli come gli Enotri attestano la pratica, in questo territorio di diversi riti riguardo all'uso del vino. Era in uso la pratica del Simposio, una riunione di bevitori, in cui si consumavano pasti comuni. I servi, durante le libagioni, attingevano ai crateri da vino con lunghi ramaioli o con piccole anforette chiamate oenochoe utilizzate per riempire le coppe dei convitati. Il vino puro si beveva piuttosto di rado, così prima d'ogni pasto si preparava in un cratere un miscuglio di vino e d'acqua. Nel corso della bevuta, dolci, frutta secca e fresca, accompagnavano il delizioso vino. La presenza femminile era ammessa solo per servire gli uomini e per distrarli nella seconda parte del banchetto, in cui potevano intervenire musiciste e ballerine. Solitamente si mescolava il vino con acqua salata o con aromi come miele, menta o cannella, per addolcirne il sapore o per renderlo meno forte. Il simposiarca, eletto per fissare le porzioni di vino e d'acqua da mescolare, ne decideva la quantità da bere. Quest'usanza è ancora oggi presente, in altre forme, a Ciro Marina e in molti paesi della Calabria dove, rifiutare il vino offerto dal padrone di casa, risulta come un'offesa. In tutte le epoche il commercio del vino ha avuto un ruolo determinante per gli scambi e per la fratellanza tra i popoli ma, in particolare in epoca romana il commercio s'incrementò ed ebbe enorme sviluppo; testimonianza di ciò sono i ritrovamenti di anfore sigillate con tappo recanti il marchio di fabbrica e le formelle votive in terracotta rappresentanti grappoli d'uva, ritrovati in scavi ufficiali dalla Soprintendenza Archeologica. I nostri contadini oggi, hanno saputo assimilare le tecniche e i metodi di coltivazione, tramandate dai loro antenati, facendo del vino, una delle bevande più preziose e amate.

Estratto dal Crotonese - Marzo/Aprile 2004 N°25